CAMPOBASSO – Intervista a Mauro Natale, presidente degli Industriali del Molise

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CAMPOBASSO. Mauro Natale, il presidente degli Industriali al vertice dell’ente da poco più di un anno, riconosce in questa intervista al governo regionale quel coraggio “che in passato non c’è mai stato per cambiare rotta, tutelare il bilancio pubblico invece di elargire soldi a pioggia in nome della falsa salvaguardia dell’occupazione dei lavoratori Gam, Zuccherificio e altri”. Ma avverte: “Pensare di poter creare sviluppo senza le industrie, soltanto con la gastronomia, i tratturi, le sagre e la neve, è un’utopia utile solo a chi è in cerca di facile consenso. Un territorio competitivo in Italia e in Europa è un’area favorevole agli insediamenti industriali, tassazione agevolata, servizi efficienti e meno burocrazia. Ma siamo lontani anni luce da questa idea di competitività, come dimostrano le ultime vicende, in modo particolare quelle di Granarolo e Momentive”.

Da poco più di un anno Mauro Natale è al vertice degli Industriali del Molise. Subentrato a Edoardo Falcione, dimissionario, Natale – titolare di una industria alberghiera a Pozzilli – è stato eletto all’unanimità e rappresenta l’apice di una categoria – quella degli imprenditori – che oggi attraversa un momento di grande difficoltà e fa i conti con una crisi che non solo non ha ceduto il passo all’auspicata ripresa, ma sembra essersi ulteriormente aggravata. Nel frattempo però è cambiata la rappresentanza politica della Regione Molise. Paolo Di Laura Frattura, un candidato generalmente visto di buon occhio dagli imprenditori molisani, anche per quel passato recente alla presidenza della Camera di Commercio, ha vinto le elezioni ed è l’attuale Governatore del Molise.

Presidente Natale, partiamo da qua. Confindustria Molise da tempo chiede un cambio di passo nel modo di amministrare la Regione. Ancora prima di lei lo hanno fatto Scasserra e Falcione, auspicando più decisione e coraggio. Pensa che con il Governo Frattura questo cambiamento si stia realizzando?
«La necessità di cambiare passo era evidente da tempo. Anche chi mi ha preceduto al vertice di Confindustria questa esigenza l’ha espressa in più occasioni e a gran voce. La regione era al collasso, con situazioni di bilancio impossibili da sostenere a causa di scelte politiche non lungimiranti e soprattutto non inserite in un disegno strategico di lungo periodo. Oggi, di queste scelte, se ne pagano i conti».

Si riferisce alla Gam e allo Zuccherificio?
«Certamente, ma non solo. Era chiaro a tutti che, quanto prima, queste due mine sarebbero esplose, perché sono state a lungo sotterrate e soprattutto ne sono stati taciuti i pericoli, sia ai lavoratori che ai cittadini onesti. Fuor di metafora, in queste due situazioni la Regione negli anni passati ha investito ingenti quantità di risorse pubbliche, derivanti dal bilancio e dunque dalle tasse di tutti i contribuenti molisani, senza assicurarsi che le medesime sarebbero servite per recuperare nel lungo periodo le due aziende, assicurandone la produzione e l’occupazione».

E oggi? Si sta attuando secondo lei il cambiamento chiesto da Confindustria?
«Oggi la situazione appare cambiata perché il governo regionale sta prospettando soluzioni diverse dal passato alla Gam e allo Zuccherifiico, ma anche alla Ittierre, un’altra criticità forte del momento. Si sta attuando, con coraggio e determinazione a mio avviso, un’azione politica incentrata sulla tutela del bilancio della regione, per troppo tempo abusato in nome della salvaguardia dell’occupazione dei lavoratori Gam, Zuccherificio e altri ancora».

Ma così, scusi, i lavoratori non rischiano di essere sacrificati dopo anni di illusioni?
«Appunto, illusioni. Oggi tutti costoro – a cui va la nostra solidarietà, come ho più volte detto – si ritrovano a subire i danni di scelte politiche inadatte e sostanzialmente inutili, che sarebbero dovute servire a garantire loro non qualche stipendio, bensì un’occupazione sicura e duratura. Così non è stato, e quindi oggi l’idea del governo regionale di recuperare la Gam nella forma delle cooperative mi sembra una strada plausibile, anche se vanno valutati molti aspetti, primo fra tutti quello del management aziendale».

E per lo Zuccherificio? Come la vede?
«Discorso analogo anche per lo Zuccherificio e la Ittierre: bisogna andare nella direzione della diminuzione assoluta dei costi di questa regione, ed quindi è doveroso, per noi di Confindustria, che non si scelga di entrare con soldi pubblici nel capitale sociale della Ittierre e che si vogliano vendere le quote dello Zuccherificio. Solo da questo tipo di politica, volta alla tutela dei cittadini contribuenti, può derivare una riduzione del carico fiscale che grava sulle persone e sulle imprese ed un recupero di competitività del territorio tutto, rendendolo finalmente attrattivo».

A proposito di questo: lei si è dichiarato favorevole, giustificando la sua posizione con la necessità di rendere il territorio competitivo, sia al progetto Gran Manze della Granarolo sia a quello della Momentive di Termoli, l’azienda chimica per la quale il Comune adriatico ha rigettato invece il progetto di ampliamento. spiega la sua idea di competitività del Molise?
«Un territorio competitivo in Italia e in Europa è un’area favorevole agli insediamenti industriali, con una tassazione sulle imprese molto bassa e servizi di supporto efficienti e all’avanguardia. E’, inoltre, un territorio attrattivo di nuove imprese, avendo degli amministratori pubblici che lavorano per favorire strutture consortili a sostegno delle imprese, che favoriscono la sburocratizzazione delle procedure e così via, sapendo bene che dalle imprese deriva la ricchezza prodotta sul territorio (pil) e l’occupazione su grandi numeri. Nell’area di Termoli, purtroppo, siamo lontani anni luce da questa idea di competitività, come dimostrano le ultime vicende, in modo particolare quelle della Momentive».

Può darsi, ma la tutela della salute e dell’ambiente non dovrebbero venire prima di tutto?
«Ovvio che sì. Ma una pubblica amministrazione che si rispetti ha anche il dovere di accompagnare il suo territorio su un cammino di sviluppo fatto di lavoro, occupazione e prospettive per i giovani. Perché tante aziende del Nucleo industriale di Termoli si trovano a dover pagare costi esorbitanti per i servizi a loro resi all’interno di strutture che, al contrario, dovrebbero favorirle? E perché tante di esse, come la Momentive, che hanno chiesto certificazioni ambientali, aspettano da anni invano questa attestazione di conformità fondamentale per la loro attività?».

Perché, secondo lei?
«Perché, come dicevo in altre sedi, si pensa – qui in Molise – di poter fare sviluppo senza le industrie, soltanto con la gastronomia, i tratturi, le sagre e la neve. Tutti elementi che, messi insieme, possono davvero creare lavoro e ricchezza sostituendo i numeri dell’industria manifatturiera? Vi sembra possibile? Non è che con queste posizioni si è solo alla ricerca di un facile consenso, comodo per chi non ha la responsabilità del futuro delle nostre generazioni?»

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