ROMA – Anna Kanakis, da Miss Italia ad apprezzata scrittrice

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ROMA. Una storia tutta da raccontare, quella di Anna Kanakis (figlia di padre greco e di madre originaria di Tortorici, nella parte messinese dei Nebrodi),  che nel 1977 venne eletta Miss Italia. Dalle passerelle la bellissima donna sicula è poi passata al cinema ed all’ancora più gratificante ruolo di apprezzata scrittrice. L’intervista è di Edoardo Sylos Labini.

Sylos Labini: Ci racconti un episodio off degli inizi della tua carriera?

Kanakis: A dare un senso e una direzione al mio lavoro di attrice è stato l’incontro con Peppuccio Tornatore, che stava montando il suo primo film, Il Camorrista. Allora ero poco convinta di fare l’attrice. Avevo avuto una brevissima esperienza che mi aveva un po’ segnato, quella di Miss Italia a soli 15 anni, mi erano state fatte tantissime proposte, ma ero troppo giovane e le avevo rifiutate. Ho incontrato Tornatore qualche anno dopo, quando non era ancora esploso. Siamo siciliani entrambi. Una sera a cena mi guarda negli occhi e mi dice: “Tu hai delle pagliuzze negli occhi. Perché non provi a fare l’attrice? Secondo me potresti farlo”. Io ho provato, ed è arrivato il primo contratto con Gigi Magni, nel film ‘O re. Ero più che una comparsa, avevo questi grossi primi piani e un monologo con Corrado Pani, impiccato. È stata un’esperienza forte, intensa e faticosissima. Mi fece capire che davanti alla macchina da presa non avevo timori. Non la cercavo, ma la sentivo e mi ci tuffavo.

Sylos Labini: Hai scritto sul tuo blog: “A 15 anni divento donna in un giorno”. Quel periodo ha segnato la tua giovinezza, e anche la tua vita?

Kanakis: Immaginati una ragazza che frequenta un Liceo Classico di estrema sinistra a Catania, e che in vacanza, in modo del tutto casuale, si ritrova in meno di un mese una fascia di Miss Italia. Al rientro a scuola le vecchie amiche erano un po’ meno amiche, e magari aleggiava un po’ di invidia; oppure c’erano i sorrisi nuovi da chi non ti aspettavi. Diciamo che a 15 anni si può diventare adulti, come si può soccombere. Io, complice una mamma e una famiglia siciliana piuttosto protettiva, mi sono “salvata”.

Sylos Labini: Sull’Huffington Post, dove hai un blog, nei mesi scorsi, in occasione dello scandalo sul concorso di Miss Italia, ti sei dichiarata d’accordo con il Presidente della Camera Boldrini, che ritiene il concorso lesivo della dignità delle donne. Perché?

Kanakis: In un momento storico in cui i valori si sono appannati e l’immagine della donna è percepita dalle ragazze in modo un po’ falsato, sembra che con un concorso, con una fascia, si possa diventare ricche e famose e subito. Io non sono convinta di questo: Miss Italia è stata una parentesi, è seguita tanta gavetta, tanti sacrifici, tanto studio, tanta ricerca… e poi, è anche portarsi sulla schiena un’etichetta. Da 4 anni scrivo romanzi, quindi sono ben lontana da quell’esperienza, eppure per qualcuno sono sempre “la ex Miss Italia che ha scritto un libro sulla vita di George Sand”. Per questo sono d’accordo con la Boldrini: in un momento di degrado, forse questo concorso è fuori dal tempo.

Sylos Labini: Hai subito dei pregiudizi, ma sei comunque una donna bellissima, e hai lavorato molto anche per merito della tua bellezza. Non credo sia una colpa, per un’attrice, essere bella, no?

Kanakis: Non sono molto d’accordo, almeno per quanto riguarda la mia esperienza. Quando ho cominciato a far l’attrice seriamente cercavo ruoli che mi imbruttissero. Ho interpretato tossicomani, suore… probabilmente, inconsciamente, cercavo di lottare contro questo stereotipo. I miei primi passi cinematografici sono stati segnati dall’etichetta “ex Miss Italia”, poi un giorno è arrivata la parola “attrice”. Adesso, Anna Kanakis “è stata attrice per tanti anni”.

Sylos Labini: Spesso, nelle interviste, racconti degli episodi che ti hanno fatto male. Nel corso della tua carriera c’è stata molta invidia?

Kanakis: L’episodio a cui faccio riferimento di solito è quel rientro a scuola, quando una ragazzina si accorge che essere sulle copertine di tutti i giornali con una fascia, improvvisamente popolarissima, può dare fastidio. L’invidia è un sentimento molto diffuso, ma, grazie a Dio, non fa parte dei miei difetti.

Sylos Labini: Mi incuriosisce molto che nel ’93, hai interpretato la cantante ottocentesca Maria Malibrano nella serie TV “La Famiglia Ricordi”, diretta da Mauro Bolognini e nella scena di canto sei stata doppiata addirittura da Maria Callas…

Kanakis: Diciamo che sono stata io a doppiare lei. Il maestro Bolognini mi affibbiò in un provino l’aria della Regina della Notte, dal Flauto Magico di Mozart, per vedere se riuscivo a doppiare sul palco la Callas. Da allora sono diventata una melomane, e sopratttutto una “callassomane”: la adoro. Mi sono messa a lavorarci, davanti a uno specchio, per un mese. Quando mi sono presentata al provino, Bolognini, che era seduto a un metro da me, si è alzato di scatto e mi ha detto: “Ma come hai fatto?”.  Al che io dico: “Oddio, che cosa ho fatto?”, spaventatissima.  Allora lui mi avvicina e mi sussurra all’orecchio: “Ho scelto per te la voce di Maria”. È stato un viaggio. Una volta sul palcoscenico del Teatro Valle cantavo Casta Diva; finita la scena, si avvicina un attrezzista e mi dice: “Ma lo sa che lei canta bene?”. Ho provato una soddisfazione infinita: la voce era della Callas, e io stavo solo fingendo.

Sylos Labini: Non fai più un film dal 2007. Hai smesso di fare l’attrice?

Kanakis: Ho smesso perché mi sono innamorata della scrittura. È una cosa che ho sempre fatto per me stessa, e in una pausa professionale questi miei fogli sono diventati un romanzo, un bimbo di carta. Questo bimbo di carta, il primo romanzo, mi ha regalato tante soddisfazioni, mi fa sentire molto più completa rispetto al lavoro dell’attore, in cui reciti ed è tua soltanto una parte del lavoro globale. Mi piace creare, e la scrittura mi dà la possibilità di creare una cosa tutta mia.

Sylos Labini: In passato, hai detto che il cinema è in mano alla sinistra, e che “certo le mie idee non mi aiutano a lavorare”. È per questo che adesso ti sei messa a scrivere un blog su Il Fatto e poi sull’Huffington Post?

Kanakis: L’avrò detto nel trapassato, che il cinema è in mano alla sinistra. Che io abbia un blog su Il Fatto Quotidiano o su Huffington Post non c’entra nulla con questo. Perché non sono alla ricerca di un ruolo per il cinema, ormai faccio la scrittrice: scrivo sulle testate, mi danno modo di esprimermi.

Sylos Labini: Secondo te è giusto che un artista faccia politica o dovrebbe sempre rimanere neutrale?

Kanakis: È giusto che esprima le proprie idee, anche se qualche volta questo può creare dei problemi.

Sylos Labini: Nel ’98, però, sei stata dirigente nazionale del dipartimento Cultura e Spettacolo dell’Udr, il partito fondato da Francesco Cossiga e Clemente Mastella. Come andò?

Kanakis: Me lo chiese il Presidente Cossiga, stava ascoltando una puntata di Porta a Porta, se non sbaglio era in collegamento. Si parlava di difendere la cultura. Io feci un intervento e lui, la mattina dopo,  mi telefonò. Al momento pensai a uno scherzo, e riagganciai. Lui richiamò e mi chiese se volevo occuparmi della Cultura e dello Spettacolo per l’Udr, e io ho accettato.

Sylos Labini: Per quanto tempo?

Kanakis: Dopo sei mesi il Presidente ha lasciato il partito, e io non me la sentivo di rimanere senza di lui.

Sylos Labini: Quando un artista o un tecnico entra nel campo politico, deve portare sempre delle proposte. Per esempio, oggi si parla molto delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni nell’intrattenimento culturale, una battaglia che noi de ilgiornaleOFF facciamo. Sei d’accordo?

Kanakis: In quel periodo si discuteva del disegno di legge proposto da Veltroni sulla musica, e noi avevamo preparato degli emendamenti interessanti come Udr. Secondo me, l’intervento dei privati nella cultura sarebbe molto auspicabile. In un momento di crisi, sarebbe importante che il privato potesse investire e sostenere la cultura, e che magari ne avesse in cambio un alleggerimento fiscale. È dura, purtroppo, ci sono delle resistenze. Vedremo cosa accadrà. Malauguratamente, i settori come la cultura e la sanità sono sempre i primi bersagli di tutti i governi, non capisco perché. La cultura, dopotutto, è il fondamento della nostra società.

Sylos Labini: Sei stata vicina a Francesco Cossiga. Che differenze pensi che ci siano tra il Picconatore e il Rottamatore: Renzi?

Kanakis: Il Picconatore ha una grande storia politica, parlavo di tutto con il Presidente: aprivi un cassetto, e dentro c’era conoscenza, freschezza, proiezione in avanti verso l’Italia che avrebbe voluto. Non ho una grande stima di Matteo Renzi. Mi sembra, come diceva Al Capone in un film famoso, “Tutto chiacchiere e distintivo”. Infatti ho sostenuto Civati alle primarie.

Sylos Labini: Se dovessi tornare a fare l’attrice, da chi ti piacerebbe essere diretta?

Kanakis: Da Ferzan Ozpetek, sicuramente. È uno scavatore dell’anima, un regista che ti consente di esprimerti al massimo.

Sylos Labini: E come attore-partner sul set?

Kanakis: Claudio Santamaria mi piace tanto, è un attore che mi emoziona. Mi emoziona anche Stefano Accorsi.

Il sito di Anna Kanakis: www.annakanakis.it

 

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