CAMPOBASSO – Il ministro Kyenge ricevuto dal presidente Frattura

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CAMPOBASSO. Mentre volge al termine il “tour molisano” del ministro Kyenge (ultimo appuntamento alle 16.30, al Museo Paleolitico di Isernia, per una manifestazione promossa dall’Università del Molise in collaborazione con la Direzione Regionale del MIBAC), dall’ufficio stampa della presidenza del Consiglio regionale diffondono il discorso di benvenuto pronunciato in mattinata, a Campobasso, dal governatore Paolo Frattura:

“Signora Ministra, benvenuta. Oggi siamo qui a rendere la solidarietà che abbiamo ricevuto. Intendiamo l’accoglienza come opportunità. Opportunità di andata e ritorno. Opportunità per chi ospita e per chi è ospitato. Perché l’accoglienza è mutualità quotidiana, l’abbraccio tra sconosciuti destinati a diventare complementari. Destinati ad aver bisogno e conforto gli uni degli altri. L’accoglienza è il recupero della nostra storia, di quel Mediterraneo che ha sempre offerto una casa all’Odisseo di Omero. Da quel Mediterraneo, da quella cultura che riconosceva la sacralità dell’ospite, ripartiamo per superare il Mediterraneo di oggi, mesto teatro di morti, razzismi e sopraffazioni. Signora Ministra, con questo spirito il Molise apre le sue porte ai migranti. Le apre con la voglia di aprirsi e crescere. Con la spinta a rinnovarsi per un futuro ricco di vita. Apre le sue porte con la voglia di rendere tangibile la solidarietà che possiamo, ne siamo certi, offrire. Con nessun intento assistenzialistico, ma con la propensione all’integrazione. Integrazione che è conoscenza, attenzione e curiosità per mondi diversi. La sua storia personale, Signora Ministra, è la storia più bella, quella che più dà valore al nostro progetto. Il suo coraggio e il suo sorriso in risposta a tanta barbarie in giro è un insegnamento unico. Grazie. Grazie per il suo coraggio e il suo sorriso, grazie per la passione e l’impegno. In maniera probabilmente marginale, ma non sono i numeri che contano o pesano in questo ragionamento, la nostra regione vive da anni, in silenzio, piccoli fenomeni di immigrazione. Immigrazione vissuta, nei nostri borghi, con la più pulita e benefica spontaneità. L’intolleranza non ci appartiene. Non è un territorio, quello molisano, un territorio di ricchezza e occasioni di lavoro. Ma è un territorio dove si possono costruire occasioni e opportunità. E un’opportunità, per una terra gravata da un processo di invecchiamento molto serio, nasce proprio dall’apertura dei confini che non vanno intesi come limiti fisici, ma confini intellettuali, culturali e sociali. S’era parlato del progetto di accoglienza concentrato solo a San Giuliano di Puglia: abbiamo avuto un riscontro nella popolazione bello e, per questo, gratificante. Alla fine, pronti a fare spazio agli altri. Ma noi siamo voluti andare oltre con una visione più globale dell’accoglienza. Abbiamo individuato 18 comuni dove ospitare popoli migranti. Tutto questo è stato possibile attraverso il dialogo. Dialogo, confronto, discussioni che portano alla condivisione. Non creeremo – usiamo un termine forte – “ghetti”, come accaduto in tante realtà italiane. Abbiamo pensato a un’integrazione diffusa che ci lascia intravedere una varietà di colore per il domani del nostro Molise. Il mondo della scuola ne è necessariamente protagonista. È il motore principale di questo processo. Scuola dai livelli primari fino al coinvolgimento dell’università. Abbiamo avviato un progetto di formazione nel campo dell’agricoltura, per noi risorsa primaria. Ne abbiamo pianificati altri per formare nuovi protagonisti dei nostri mestieri più antichi. Su questo ci aspettiamo maggiore attenzione dal Governo, come previsto nelle linee guida del Ministero che deve rendere fattibile l’integrazione nelle scuole. Non ci sono voci nel bilancio delle scuole per poter nominare un mediatore interculturale, non ci sono fondi per la formazione dei docenti, dal 2006, anno di pubblicazione delle linee guida. Ad oggi le università non hanno potuto realizzare una vera formazione per i docenti. Occorre investire nella cultura dell’integrazione, le scuole non vanno lasciate sole: insieme bisogna costruire il Progetto di Vita degli alunni stranieri. Solo attraverso le giuste figure di riferimento nella scuola si può lavorare non solo per l’integrazione degli alunni stranieri, ma anche per la formazione degli studenti italiani, facendo conoscere loro la cultura e la lingua del compagno di banco. Solo così si superano l’ignoranza e il razzismo. Occorrono finanziamenti e programmazione, contatti diretti con le scuole. Non lasceremo nessuno abbandonato a se stesso perché non ci piacerebbe, meglio ancora non ci piace, immaginare che i migranti vivano il Molise come terra di mezzo. Un passaggio per altri lidi. Ci piacerebbe che qualcuno, e più di qualcuno, decidesse di mettere qui da noi su famiglia con la consapevolezza dei diritti e dei doveri che ha. Noi siamo pronti. Siamo pronti a dimostrare che tutti, molisani e stranieri, possono farcela. Siamo stati un popolo che ha conosciuto la sofferenza dell’emigrazione. Il rispetto non mancherà. Non siamo rimasti indifferenti alle ripetute stragi del mare, ingiustizia senza pari. Abbiamo assistito, colpevoli tutti, alla morte di troppe anime disperate costrette a stiparsi su barconi di fortuna con la speranza di trovare nel nostro Occidente, nella nostra Europa, condizioni migliori che la loro terra d’origine non riesce a offrire. Abbiamo pianto la vita di donne, uomini e bambini morti in un massacro senza decenza. Alle lacrime oggi vogliamo rispondere e rispondiamo con i fatti. Il nostro Molise, i nostri cittadini, ce lo consentono. Quel Molise e quei cittadini che hanno conosciuto il valore immenso e emozionante della solidarietà per la morte dei nostri 27 bambini di San Giuliano di Puglia. Oggi San Giuliano e tutto gli altri centri coinvolti possono rispondere al calore ricevuto. Apriamo San Giuliano e tutti gli altri comuni, con il contributo e la partecipazione dei cittadini, all’accoglienza e all’integrazione. Luoghi aperti, approdi sicuri e caldi, dove i figli della disperazione possano crescere, studiare, giocare, sentendosi amati e protetti. Se i migranti hanno bisogno di noi, noi abbiamo bisogno di loro. Per un futuro ricco di persone, di giovani, di intelligenze e talenti, di esperienze diverse che sempre arricchiscono la nostra vita e il nostro cuore. E con la sua presenza, Signora Ministra, oggi partiamo”.

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