ISERNIA – Visita del ministro Kyenge, la contestazione di CasaPound

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ISERNIA. “L’Italianità non è burocrazia. No allo ius soli”. Questo il testo dello striscione affisso da CasaPound Italia in occasione della visita del ministro per l’integrazione Cécile Kyenge a Isernia. “Con questa iniziativa intendiamo protestare contro le politiche promosse dal ministro, dalla concessione della cittadinanza a tutti coloro che dovessero nascere sul suolo italiano al progetto di trasformare in un centro di accoglienza per immigrati il complesso di alloggi temporanei di San Giuliano di Puglia, edificato in occasione del sisma del 2002”. Così Agostino di Giacomo, responsabile isernino di CasaPound Italia. “Le attuali norme di acquisizione della cittadinanza da parte dei nuovi nati – prosegue Di Giacomo – non sono espressione di sentimenti di intolleranza ma norme dettate da buon senso, pensate per preservare l’identità linguistica e culturale della nazione. Non a caso, lo ius soli è adottato esclusivamente dai paesi nati a seguito di grandi ondate migratorie, mentre nel resto del mondo vigono norme non dissimili da quelle attualmente in vigore in Italia. Ancora, il progetto di trasferire centinaia di immigrati in Basso Molise avrebbe un impatto devastante sugli assetti economici e sociali di una regione dove la disoccupazione è attestata secondo dati ufficiali Bankitalia al 50% e dove i servizi pubblici sono al collasso. Risulta difficile comprendere in che modo si potrebbe garantire agli stessi immigrati una vita dignitosa a fronte di una situazione del genere, e come si possa giustificare ad una popolazione esasperata dalla mancanza di lavoro e dalla soppressione di servizi pubblici vitali quali i presidi sanitari sul territorio, l’esborso di denaro dei contribuenti per questa operazione”. “Da parte nostra – conclude il responsabile CPI – proseguiremo nell’opera di informazione della cittadinanza sulla natura estremamente dannosa di norme fatte passare invece come necessità impellenti, e per portare sotto gli occhi dei molisani quelle che sono le reali emergenze di una regione allo sfascio, e che dovrebbero rappresentare l’unica preoccupazione della nostra classe politica”.

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