PETTORANELLO – Ha frodato l’ex Ittierre, ora deve al fisco un milione e mezzo di euro

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PETTORANELLO. Avevano architettato una maxi frode da oltre dieci milioni di euro ai danni della allora (parliamo di qualche anno fa) Ittierre di Pettoranello del Molise. Tra loro c’era anche un imprenditore isernino, chiamato oggi a rispondere dinanzi al Tribunale pentro oltre che di truffa aggravata in concorso , anche di evasione fiscale. Al termine delle indagini sulla frode milionaria alla ex Ittierre, le Fiamme Gialle di Isernia hanno utilizzato le risultanze investigative ai fini fiscali, avviando una verifica nei confronti della ditta individuale di cui l’imprenditore è titolare, il quale aveva emesso negli anni 2009 e 2010 fatture false in favore di società che avevano a loro volta tratto notevoli vantaggi economici in danno dell’azienda di Tonino Perna. Poiché le prestazioni non erano state mai effettivamente rese, i finanzieri hanno accertato che gli ingenti importi – realmente percepiti dallo stesso imprenditore verificato – costituivano il profitto della truffa, tassabile quale provento illecito, per effetto della Legge 537/93. Il ruolo dell’indagato, all’epoca dei fatti collaboratore interno della ex Ittierre, era quello di attestare la bontà delle fatture “taroccate”, emesse da quattro distinte società – due delle quali riconducibili a se stesso – che venivano in tal modo puntualmente saldate per un importo complessivo di oltre dieci milioni di euro. Gli autori della frode avevano anche tentato, con artifici contabili e interposizioni fittizie, di “ripulire” il denaro illecitamente ricevuto dalla Ittierre attraverso investimenti di varia natura, tra cui l’acquisto di immobili ad Isernia e a Vasto. Le complesse indagini di polizia giudiziaria ed economico-finanziaria concluse oggi dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria, hanno complessivamente consentito di recuperare a tassazione base imponibile per oltre un milione e mezzo di euro e centocinquantamila euro di IVA non versata all’Erario. Ora l’imprenditore, oltre che del delitto di truffa aggravata, dovrà anche rispondere dei reati previsti per chi presenta la dichiarazione dei redditi infedele e per chi emette fatture relative ad operazioni inesistenti, rischiando complessivamente fino a sei anni di reclusione.

Angelo Bucci

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