MOLISE – Scuola degenerata, le “bacchettate” della maestra Rosaria Alterio

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MOLISE. E’ una vigorosa 70enne la maestra Rosaria Alterio. Ha donato mezzo secolo della sua vita all’insegnamento, quello vero, svolto con sacrificio, con passione e, quando necessario, anche con la dovuta inflessibilità. Più che comprensibile, quindi, il suo sfogo rispetto alla scuola odierna, che del passato ha smarrito gli aspetti migliori e del futuro non sa interpretare i cambiamenti. Ecco la lettera aperta che la maestra Rosaria (una vera istituzione a Venafro, dove ha formato generazioni di ex giovani), ha inviato alla redazione di molisenetwork.net:

Il mondo della scuola oggi, come tante altre realtà, è un mondo bistrattato, avvilito da mille difficoltà che deve barcamenarsi tra mancanza di fondi, tagli, classi che scoppiano per il numero degli alunni, gerarchie e arroganze interne per assenze dei dirigenti che non hanno il dono dell’ubiquità, montagne di circolari, assurdità di esami… Nel periodo poi delle iscrizioni, senza voler generalizzare, la scuola diventa una sorta di bottega, a volte anche di bassa lega, che ha bisogno di decantare la propria merce, con la sua vetrinetta, OPEN DAY appunto, per convincere il pubblico a comprare. Perché scomodare sempre la lingua inglese? Se non si riesce a trovare un’efficace dicitura in italiano per illustrare indirizzi e caratteristiche di una determinata scuola la situazione è davvero grave; se si procede in tal modo per far colpo sugli interlocutori o per seguire una “moda”, beh, in questo caso abbiamo urgente bisogno di crescere un po’. In questa specie di spot televisivo con gente che decanta la “propria” scuola e sottovoce e tra le righe intona requiem funebri (naturalmente senza elogio!), con hostess all’ingresso (studentesse in minigonna) c’è sempre un po’ di squallore che non fa onore a nessuno, in primis agli alunni e anche e soprattutto a quei docenti che lavorano duro anche a casa tra correzioni di compiti che arrivano fino a 35 per volta, autoaggiornamenti, griglie di valutazioni, programmazioni di gite, qualche spettacolo… Quegli insegnanti sono i veri parafulmini della scuola, impegnandosi al meglio della loro intelligenza, del loro tempo, della loro volontà. Non è poi l’istituzione di qualche corso professionale a decretare la qualità di una scuola. È innegabile quel contentino politico come opportunità di indirizzo, come possibilità di scelta. Alla qualità della scuola concorrono ben altre cose che sarebbe troppo lungo elencare. Per tornare all’OPEN DAY. – Non l’abbiamo voluto noi! – si dice tra docenti – sono disposizioni ministeriali. – D’accordo, spetta però sempre agli addetti ai lavori arginare i danni da quelle disposizioni che vengono da molto lontano dalla realtà della scuola .– Che può fare un docente, malgrado le difficoltà intrinseche, perché la scuola migliori? Se posso permettermi (non fosse altro per il mio mezzo secolo e oltre tra i ragazzi e i banchi di scuola) qualche consiglio: Chiarire ai genitori le effettive capacità del proprio figlio, senza far ricorso, magari per non mortificarli, a presunte potenzialità latenti. I genitori si confondono e si incoraggiano. Ridurre ingerenze esterne di esperti nella scuola, evitare che intere scolaresche si trasformino in pubblico, a volte anche pagante, a manifestazioni di pseudocultura. Tolgono tempo prezioso allo studio. Sic et simpliciter. Inoltre… Apriti cielo! Effettuare una sana selezione per il bene dei ragazzi: potrebbero colmare delle lacune, prendere in considerazione altri obiettivi, riuscire (come spesso accade) brillantemente in altre direzioni. Senza contare il disagio, la sofferenza quasi fisica e quotidiana di andare avanti senza risultati in un contesto più preparato. Tutti promossi con applauso finale. E il numero chiuso nelle università? E il mondo spietato del lavoro che li attende? I genitori dovrebbero ascoltare veramente i figli con la pazienza di chi ha tutto il tempo del mondo, abituarli all’autocritica, al desiderio di dire, di raccontare proprio tutto: dovrebbero essere i ragazzi , ma lo sono sicuramente i veri referenti e portavoce della loro scuola (perché no? anche nella vetrina dell’OPEN DAY). Non tutti i genitori criticano gli insegnanti e accusano il compagno di turno, sanno ascoltare altri genitori, ragazzi più grandi dei figli usciti da quella scuola qualche anno prima (perché non inserire in quella inevitabile vetrina anche qualche genitore con domande e proposte mirate?) “Vox populi, vox Dei” diceva Mazzini, se poi vogliamo rimanere a Venafro c’è un altro detto simpaticamente e tipicamente circoscritto nella nostra tradizione: “Il vino buono si vende senza frasca”, cioè senza pubblicità, col semplice, ma sempre efficace: “Si dice” se poi una “frasca” si deve proprio mettere, si allestisca quella vetrina con sobrietà, eleganza, contenuti validi degni di una scuola. La scuola deve ridiventare veramente una “fucina”, come si diceva prima, dove si “forgia” la società di domani perché ne escano teste che pensano, uomini liberi e coraggiosi, altrimenti dovremmo dire, e non lo vorremmo veramente (come riferisce il grande Terzani ne “La fine è il mio inizio): “I personaggi puliti, solitari, grandi sono morti all’asilo, distrutti dalle scuole, dalla cultura, dall’azzeramento delle teste”.

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