POZZILLI – Il paese è in “bilico” sopra la devastante faglia sismica “Aquae Juliae”

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POZZILLI – E’ un paese in “bilico” Pozzilli, letteralmente “sospeso” sopra una delle faglie sismiche attive più pericolose dell’intera dorsale appenninica. Parliamo della temibile “Aquae Juliae”, che da Pozzilli si protende nella Piana di Venafro e, rasentando il Matese, raggiunge Capriati al Volturno. Il percorso della faglia è stato individuato con precisione nel 2009, dai geologi di fama internazionale Paolo Galli e Giuseppe Naso. La fenditura della crosta terrestre “spacca” in due il sottosuolo della frazione Case Bucci e prosegue in direzione sud-est, incrociando le “Terme di Agrippa” (meglio conosciute come “la solfatara”). La denominazione di “Aquae Juliae” sarebbe stata prescelta proprio in considerazione delle presenza di acquedotti e sorgenti termali molto frequentate dai nobili dell’Antica Roma.

L’estrema pericolosità della faglia di Pozzilli si evince dai contenuti degli studi condotti dai geologi, roba da mettere i brividi. “…Le intensità massime della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) raggiunte da questi terremoti sono del XI grado, con magnitudo equivalente (Me) a ~7.0 [Working Group CPTI, 1999]. Il primo di questi importanti eventi di cui si ha una certa documentazione storica è l’evento multiplo del 9 settembre 1349 (IX-X MCS) con scosse di Me ~6.5, la cui sorgente sismica sembra essere stata identificata, con buona probabilità, con la faglia dell’Aquae Julia nella piana di Venafro [Galli e Naso, 2009]).

La faglia sismica di Pozzilli, infatti, è stata causa di eventi catastrofici, dei quali il violentissimo terremoto (decima magnitudo della Scala Mercalli) del 9 settembre 1349 è solo quello più noto, in quanto sono ravvisabili precisi riferimenti storici (ne parlò perfino Petrarca*). In quel terribile giorno la spinta sismica rase al suolo non solo gli abitati di Pozzilli e Venafro, ma anche cittadine e paesi molto distanti dall’epicentro. La scossa raggiunse perfino Roma, dove crollarono i campanili di alcune chiese. Le vittime furono numerosissime, ma non vi erano mezzi e risorse per stimarne il numero.

Di altri “mainshock” non si hanno evidenze, ma i geologi si dicono convinti che la “Aquae Juliae” sia in grado di scatenare la sua forza devastante mediamente ogni duemila anni. La gigantesca fenditura, lunga una ventina di chilometri, tende ad affiorare proprio nel territorio di Pozzilli, in un’area compresa tra l’alta Valle del Volturno e il Massiccio del Matese, secondo un allineamento nord-ovest/sud-est.

Angelo Bucci

Per eventuali ricerche:  https://www.google.it/#q=Galli+Naso+faglia+aquae+juliae+venafro&spell=1

*Il terremoto del 9 settembre 1349 è stato uno dei più importanti terremoti storici con origine nell’Appennino centrale e probabilmente l’evento sismico più fortemente risentito in Roma di cui si ha notizia. Nel suo complesso il terremoto interessò con danni riferibili ad intensità uguali e superiori all’VIII grado MCS un’area molto estesa, area che grosso modo corrisponde al settore di Appennino centro-meridionale compreso tra Perugia e Benevento. Il terremoto è attestato in numerose fonti coeve (documentarie e memorialistiche) ed è ampiamente ricordato nella tradizione cronachistica italiana; inoltre, a causa della grande estensione delle aree danneggiate, viene citato in numerosissime opere di storia locale. A Petrarca (1351), che si trovava a Roma per il Giubileo del 1350, la città apparve prostrata: «Roma è stata scossa da un insolito tremore, tanto gravemente che dalla sua fondazione, che risale a oltre duemila anni fa, non è mai accaduto nulla di simile. Caddero gli antichi edifici trascurati dai cittadini ammirati dai pellegrini, quella torre, unica al mondo, che era detta del conte, aperta da grandi fenditure si è spezzata ed ora guarda come mutilata il proprio capo, onore della superba cima sparsa al suolo; inoltre, benché non manchino le prove dell’ira celeste, buona parte di molte chiese e anzitutto di quella dedicata all’apostolo Paolo è caduta a terra la sommità di quella Lateranense è stata abbattuta, tutto ciò rattrista con gelido orrore l’ardore del giubileo».

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