ISERNIA – Dire Straits Legends all’Auditorium, euforia in tutto il Molise

 

ISERNIA. Euforia alle stelle in tutto il Molise per il concerto dei “Dire Straits Legends”, in programma per sabato 10 maggio all’Auditorium “Unità d’Italia” di Isernia. La notizia, come era prevedibile, ha determinato un notevole impatto emotivo in tutta la Regione. Nata sulle ceneri del mitico gruppo britannico, la band è costituita da alcuni esponenti storici dei “Dire Straits”, affiancati da musicisti di assoluto prestigio internazionale.

I Dire Straits Legends, esibitisi in Italia già nel 2012 (il 25 ottobre al Foro Italico di Roma e il 26 al Palasport di Rieti) si presentano come una “formazione aperta” in cui sono passati praticamente tutti i nobili scudieri di Mark Knopfler (escluso il fratello David, che di Dire Straits non vuol più neanche sentire parlare) ma che nel ruolo di frontman e chitarra solista propone un musicista italiano, il quarantottenne romano Marco Caviglia, per molti anni alla guida di una cover band, Solid Rock, attiva e apprezzata in tutta Europa.

“Conoscevo da tempo John Illsey, Phil Palmer e Chris White -racconta Caviglia- grazie ad amici comuni che abitano negli Stati Uniti. Tutto è nato per caso: un giorno dei primi anni Novanta mi trovavo in un negozio di strumenti musicali sulla 48ma strada, a New York, e mi misi a provare un po’ di chitarre. Notai un tipo che mi fissava con insistenza e che a un certo punto, stupefatto, mi disse che suonavo esattamente come Mark Knopfler. Era il suo liutaio di fiducia, Rudy Pensa, ed è stato poi lui a farmi incontrare Knopfler e a introdurmi nel ‘giro’. Rudy vive a New York ed è argentino ma è molto legato all’Italia perché i nonni erano originari delle Cinque Terre. Alla fine ha costruito una chitarra anche per me, uno strumento di cui sono ovviamente molto geloso”.

L’incontro fortuito con Pensa, Knopfler e i suoi amici ha aperto a Caviglia una strada inimmaginabile: dai concertini nei pub a un tour in compagnia di Steve Phillips dei Notting Hillbillies. “E’ così che ho incontrato Palmer, White e gli altri. Ed è così che è nata l’idea di fondare il gruppo. Non siamo -ammette il chitarrista romano- una vera band ed è difficile catalogarci. Ovvio che senza Knopfler non possiamo chiamarci Dire Straits. Ma non siamo neppure una cover band, degli imitatori, dal momento che sul palco salgono musicisti che hanno fatto la storia del gruppo e che si ritrovano insieme di tanto in tanto per suonare quel repertorio rimasto nel loro cuore e in quello di tantisssimi appassionati. La nostra è una celebrazione. Ed è un progetto che intende andare avanti, considerata l’ottima risposta del pubblico, in maniera sempre più organizzata e strutturata”.

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