SESTO CAMPANO – A Roma la prima personale della pittrice Anna Di Fusco

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SESTO CAMPANO. Per ben dieci giorni, dal 15 al 25 febbraio, ha esposto le sue apprezzate creazioni nelle sale della Casa d’Aste “Minerva Auctions” di Roma (presso Palazzo Odescalchi), la pittrice Anna Di Fusco, nativa di Sesto Campano. Bilancio più che positivo per questa sua prima personale, che ha riscosso unanimi apprezzamenti di critica e pubblico. L’artista vive a Roma, dove si è laureata in Lingue  e Letterature straniere e dove lavora sperimentando la pittura.

“La mostra -ha commentato il critico d’arte Barbara Martusciello- può intendersi come una campionatura della più recente produzione di Anna Di Fusco che da una partenza da autodidatta si è formata attraverso i tantissimi viaggi che le hanno consentito una educazione sentimentale tramite i quadri dei grandi maestri. Da qui è partito il suo viaggio in una pittura che basta a se stessa e trae forza dal suo creare prodotti e contenuti autonomi. La ricerca di qualità cromatiche, equilibri spaziali, sapienza materica, si coniugano a un’attenzione che la Di Fusco ha per la luce che imprigiona nei suoi lavori con i piccoli vetri incastonati, che trattiene e rilancia nei perlage degli ori e degli argenti, che, infine, fa vibrare attraverso tante stratificazioni del colore. E’ proprio il colore, nelle sue gamme più inconsuete il grande protagonista delle sue campiture. La Di Fusco sembra afferrare e piegare a sé il cromatismo facendo sue, nel campo pittorico, le affermazioni che il grande maestro russo Vasilij Vasil’evič Kandinskij espresse ne Lo spirituale nell’arte, 1910: Il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde.”

 

L’artista nella recensione di Pietro di Loreto:

ANNA DI FUSCO UN’ARTISTA TRA MODERNITÀ E LAICA SPIRITUALITÀ

Anna Di Fusco è un’artista di capacità elaborativa stupefacente: un’esordiente le cui prove pittoriche veramente stupiscono, perchè appare già in possesso di una capacità comunicativa e di un bagaglio espressivo consolidato, tipico cioè di chi –come lei- da tempo si cimenta nella pittura e quindi non certo per un gioco o per caso si sottopone oggi al giudizio dei critici e degli addetti ai lavori, oltre che degli amanti delle belle arti.

I suoi lavori iniziali e poi le sollecitazioni scaturite dall’ambiente intellettuale che ha frequentato e che frequenta ne hanno plasmato la personalità, che ci appare oggi già piuttosto solida, estrosa ed anticonformista. Lo dimostrano bene molte delle sue opere (figg. 2, 3, 4) che, nel corso del tempo, hanno delineato un percorso mentale non certo stravagante e neppure insolito e tuttavia assolutamente personale, frutto di un fare pittorico e di una tecnica i cui esiti incrociano molte delle esperienze e delle personalità artistiche affermatesi dopo la metà dello scorso secolo.

Certamente può appare ingenuo e fuori luogo proporre paragoni (che peraltro risulterebbero oggi forse troppo impegnativi per un’autodidatta), con altri movimenti artistici ed altre esperienze formative; tuttavia è anche vero che spetta al lavoro del critico individuare le radici e i retroterra più consoni per definire una poetica che ambisce a trovare un suo spazio e a proporsi in modo originale nel mondo della contemporaneità, partendo c om’è ovvio dalla contaminazione e dall’assemblaggio di formule artistiche differenti che tuttavia non contrastano né certamente nascondono il momento finale della personale meditazione.

Ed in questo senso è facile pensare a vari ascendenti, alla minimal art, o alla pop art, o all’arte povera; ma, nel nostro caso, quella di Anna Di Fusco è come un’operazione concettuale : quei frammenti di vetri sparsi su molte tele (fig. 5, 6 ), quasi che l’artista desiderasse ricomporre e dar luce ad un cammino interiore -e che in qualche caso ci pare perfino poter indicare come una sorta di trascendenza- sembrano richiamare in modo più appropriato alla mente la forza creativa del ‘gesto’.

Ma se di ‘azione gestuale’ si deve parlare il riferimento è più alla tensione emotiva di un Rotko che non aldripping di Pollock, come in effetti appare in una delle prime prove, dove il colore rosso intenso dello sfondo è come investito da larghe spatolate trasversali bianche (fig.7) . Opera appassionata, perfino rabbiosa: non si può fare a meno di notare un fervore, una sorta di urgenza che percorrerà poi buona parte dei lavori successivi, nati come da un incastro tra espressionismo ed astrazione, dove quasi si esalta la fisicità delle aree nelle tele attraversate da rettangoli o meglio ‘crateri’ bianchi rossi neri, ed in altre formate da stesure di acrilico crude e intense (figg. 8, 9, 10).

I colori sono applicati con una forte saturazione, privi quasi di sfumature e toni mediani e tuttavia tali da poter realizzare un calibrato equilibrio cromatico, così da evidenziarne al meglio il valore espressivo, determinante per far risaltare il significato.

Ma mai , si deve dire, sull’utilizzazione di tali richiami compare un compiacimento cedevole, un’evocazione surreale dei valori del subconscio. L’arte di Anna Di Fusco ci pare piuttosto agire a livello di natura e nella natura, laddove sembra trovare le forme esemplari per il suo fine didascalico. La sua opera diviene così espressione di un atteggiamento assertivo, che è sintesi di ambiente, materiali e intenzioni dove si può cogliere –perché traspare senza alcuna mediazione- un forte spirito di modernità ma anche di laica spiritualità, se si può dire, in un certo senso obbligata in un’artista le cui trascorse esperienze di lavoro e di viaggi hanno certo generato un’apertura mentale internazionale, tanto verso le letterature che verso le arti internazionali e, per sua stessa ammissione, tutt’altro che chiusa nel suo piccolo mondo di immagini o nella rievocazione dei grandi del passato, ed anzi ben affacciata sulle esperienze artistiche del nostro tempo .

E tuttavia la volontà di affermare oggi la sua consapevole presenza e di comunicare una propria cifra stilistica non si accompagna affatto al tentativo di ‘agganciare’ lo spettatore, nè ci pare miri a richiedere il conforto del punto di vista neutrale di chi osserva.

Lo dimostrano gli ultimi lavori dell’artista, frutto di un sentire pittorico non riducibile a dati pregressi, ma che si proietta addirittura ‘oltre’, come se fosse una specie di sonda che cerca di penetrare in sentieri ancora non ben esplorati in ambito artistico (figg. 11,12,13,14, 15, 16).

Certo, con la sua pittura di Anna Di Fusco ha la legittima ambizione di voler evidenziare le proprie intuizioni e dar corpo alla percezione delle proprie esperienze quotidiane, ma dichiarando immediatamente però, per le forme che delinea e per i materiali con cui compone, la propria differenza e ponendosi anzi come una specie di bersaglio allo sguardo del pubblico.

E’ questo probabilmente il modo migliore, per quanto si può ritenere possibile, di sottrarsi alla patetica schiera dei semplici riproduttori di immagini.

 

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