MOLISE – Festa della Donna, la “chiacchierata” della maestra Rosaria

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MOLISE. Nel giorno in cui si celebra la Donna, ben volentieri pubblichiamo queste riflessioni, dal titolo “Chiacchierata sulla Festa delle Donne – La Donna Oggi”, pervenuteci dalla maestra Rosaria Alterio:

Ben venga, puntuale come solo il Tempo sa esserlo, la festa delle donne, con mimose, regali, messaggi, allegre tavolate al ristorante e piacevoli trasmissioni televisive. Per moltissime di esse però c’è ben poco da festeggiare, viste e sentite le violenze fisiche, ma anche psicologiche di cui sempre più spesso sono vittime.

Dopo strenue e vittoriose battaglie per ottenere divorzio, emancipazione, uguaglianza con l’altro sesso, libertà di poter gestire finalmente la propria vita, non mi pare che la guerra, alla fine, l’abbia poi vinta qualcuno! Ci si aspettava dopo tante conquiste una specie di eden terrestre, e invece si è approdati in un paludoso bailamme di famiglie squartate, dette con disinvolti e comodi eufemismi “famiglie allargate” che, vedono figli confusi con più mamme e papà e un numero imprecisato di nonni.

C’è sempre di conforto ricordare che fa più rumore un albero che cade nella foresta che non tanti rigogliosi che sfidano forti e dritti tempeste e fulmini, ma che godono dell’azzurro e del sole. Il punto è che ora si tratta di troppi alberi che stanno cadendo! In un modo e nell’altro la televisione li evidenzia e siccome il piccolo schermo fa ancora testo, si parla di separazioni e “famiglie allargate” come se fossero la normalità.

A scuola, secoli fa, ci insegnavano che la famiglia è la cellula della società. Se una cellula si ammala, si contagiano anche le altre e l’intero tessuto di quel paese si deteriora e si ammala. Purtroppo sordide violenze familiari ci sono oggi, come c’erano nel passato, è cambiata e cambia perfino la morfologia del pianeta, ma la fragilità e la violenza dell’uomo non si scalfiscono nemmeno!

Le istituzioni oggi intervengono, ma i risultati, non sono poi così efficaci e duraturi per cui molte donne continuano a sopportare e tacere.

A questo punto s’impone un’altra considerazione: pare quasi che la conquista della cosiddetta libertà da parte delle donne si stia rivelando come una sorta di boomerang perché se ne servono a volte con leggerezza: per tornaconti personali, per problematiche di coppia irrisolte, per edonismo, per ambizione… e poi perdono raramente casa, ma più spesso mantenimento per i figli e disagi, se non drammi per questi ultimi e subentrano delusioni, rancori con l’ex marito, litigi con il convivente, scontento, compromessi, rimorsi…

È giacché ci siamo mi piacerebbe trascrivere da Terzani ciò che dice della moglie, a proposito del ruolo della donna nella vita di un uomo: “Lei era tutto. Prima costituiva una certezza di libertà e un senso di sicurezza. È stata quella che il grande poeta bengalese è riuscito così bene a descrivere, il palo al quale l’elefante si fa legare con un filo di seta. Se l’elefante dà uno strattone può scappare quando vuole, ma non lo tira. Ha scelto di essere legato con un filo di seta a quel palo”.

Non dimentichiamo però anche uomini smarriti per la privazione dei figli (e magari ora anche per la perdita del posto di lavoro), ridotti sul lastrico, che vivono nelle auto, solitari e ammutoliti ospiti della Caritas, oppure, nel “migliore dei casi”, tornare dai genitori che, non più giovanissimi, devono ricominciare con un impegno pesante ora come un macigno. Senza addentrarci più oltre, finora non ho detto niente di nuovo o di trascendentale: la realtà è sotto gli occhi di tutti, né era nelle mie intenzioni un sermone domenicale perché ognuno sa, donne e uomini, nella solarità della propria coscienza, quali sono i valori, quelli veri che danno il rispetto di se stessi. E non è roba da poco! Basta voler ascoltare.

Qui non si bara: o si vive all’insegna di essi o si arranca su cocci di bottiglia.

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