POZZILLI – Nasce Neurobiotech, comunità di ricerca e innovazione per neuroscienze e biotecnologie

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POZZILLI. L’iniziativa, presentata oggi a Bruxelles, sta creando una rete scientifica internazionale per l’eccellenza e l’innovazione in biomedicina. Un nuovo modello per l’integrazione di realtà anche molto diverse tra loro. Un network internazionale che nasce dal basso, dove realtà scientifiche, accademiche e imprenditoriali si aggregheranno spontaneamente per portare avanti progetti innovativi. Nasce così in Molise un nuovo strumento per affrontare le sfide che la ricerca biomedica pone per il futuro, con l’attenzione rivolta a due settori che saranno protagonisti di primo piano dei prossimi anni: le neuroscienze e le biotecnologie. E’ questa l’anima del progetto Neurobiotech, presentato oggi alla stampa internazionale nella sede del Parlamento Europeo, a Bruxelles.

Creato sotto l’egida della Regione Molise, Neurobiotech vede la sua “culla” nell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Neuromed di Pozzilli, primo promotore dell’iniziativa, con la partecipazione di strutture scientifiche ed accademiche di altissimo livello: l’ Università del Molise, l’Università “La Sapienza”, l’Università “Tor Vergata” ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Sarà Neuromed a mettere immediatamente a disposizione le sue strutture e le sue competenze per creare una base di aggregazione sulla quale convergeranno tutte le realtà che vorranno far parte di questa nuova avventura scientifica

Il concetto alla base di Neurobiotech è quello di una rete capace di aggregare soggetti anche molto diversi tra loro, ma tutti impegnati nell’innovazione. Ed i settori scelti per questa impresa, neuroscienze e biotecnologie, rappresentano una delle più affascinanti e difficili sfide che la scienza internazionale si trova ad affrontare oggi. Il primo passo dell’iniziativa sarà la creazione di un network virtuale. Centri di ricerca, università e industrie si aggregheranno per scambiare esperienze e conoscenze attraverso una fitta rete di comunicazioni e prevedendo anche lo scambio di ricercatori. Sarà la costruzione di una base culturale ed operativa che aprirà la strada alla seconda fase, quando, attorno alle strutture messe a disposizione da Neuromed, nasceranno attività comuni, si creerà la cosiddetta “massa critica” di ricercatori, indispensabile nel panorama scientifico moderno, dove la carta vincente è rappresentata dall’unione di competenze molteplici e disparate.

Partiamo da una base di grande know how che viene assicurata proprio dal Neuromed – ha detto Jacopo Meldolesi, Direttore Scientifico di Neurobiotech. L’ambiente che questo istituto offre, già multidisciplinare per sua stessa natura, orientato alla ricerca traslazionale, è l’ideale per accogliere interessi provenienti da istituzioni molto diverse tra loro. Ma l’aspetto più importante è che il nostro approccio non sarà mai arrogante, qualcosa di già definito alla quale si può solo aderire. Al contrario, ciò che proponiamo è una vera compartecipazione, nella quale tutto viene deciso dai partner. Strategie di ricerca, idee per applicazioni pratiche, sviluppi tecnologici, tutti questi obiettivi verranno continuamente discussi e definiti in base alle competenze e alle aspirazioni di ciascuno dei soggetti del network”.

Naturalmente esistono diverse reti di centri di ricerca nel mondo. Ma per la maggior parte nascono attorno a finanziamenti oppure a progetti già definiti. Sono, in pratica, strumenti per sfruttare opportunità proposte dall’esterno. Non sarà questo il caso di Neurobiotech. I partner si assoceranno alla struttura in modo spontaneo, semplicemente perché hanno affinità scientifiche e voglia di metterle insieme per realizzare qualcosa. Le informazioni viaggeranno tra i diversi membri, i ricercatori faranno esperienze condivise, metodi e competenze verranno messi in comune. Questo permetterà alla rete di disegnare le proprie attività in funzione di un programma che sarà discusso e condiviso anno per anno. A quel punto i vari partner potranno decidere di accedere a finanziamenti, oppure di partecipare a progetti internazionali, secondo uno schema a geometria variabile. Ci saranno progetti che interesseranno solo una parte del network, altri che lo coinvolgeranno per intero. Ciò che conterà è che Neurobiotech, centrale di scambio e informazione costante, sarà capace di individuare, tra tutte le competenze esistenti nella sua rete, il minimo comune denominatore di interessi e ricerche comuni.

Il nostro modello – ha continuato Meldolesi – è quello che viene definito “bottom up”. Non esistono direttive e progetti dall’alto: abbiamo conoscenze, abbiamo le strutture, abbiamo la capacità di creare una rete. Semplicemente invitiamo chi vuole lavorare in questa direzione ad unirsi a noi. E non vogliamo limitarci al solo mondo accademico o della ricerca. Esistono anche le imprese, soprattutto le piccole e medie, che hanno idee da sviluppare nei campi di studio che caratterizzano Neurobiotech. E’ a tutti questi soggetti che ci rivolgiamo”.

Così Neurobiotech, partendo da una base di competenze e di eccellenza garantite dai suoi componenti fondatori, ora lancia l’invito a tutte quelle strutture che vogliano aderire ad un grande progetto in cui la messa in comune di metodi e conoscenze, lo scambio di persone e idee, la progettualità condivisa, possano portare a soluzioni innovative per uno dei campi più promettenti della medicina: lo studio del cervello e delle sue patologie. E proprio in questo ambito, le biotecnologie, il secondo pilastro di Neurobiotech, giocheranno un ruolo fondamentale.

In dettaglio, l’attenzione del nuovo Polo di ricerca e innovazione sarà particolarmente focalizzata su temi di frontiera come biotecnologie d’avanguardia, cellule staminali, ingegneria tissutale e biologia cellulare, genomica ed oncogenomica, nanotecnologie e biomateriali, biomeccanica, robotica e human computer interface, neurodiagnostica ed imaging avanzato, telemedicina e telediagnosi, bioinformatica.

Ma Neurobiotech non si limiterà ad essere una struttura comune di ricerca e conoscenze. Le sue competenze saranno infatti messe a disposizione di strutture governative e organi politici sovranazionali, in modo da contribuire ad orientare le scelte di ricerca dei prossimi anni nel campo delle neuroscienze. E l’obiettivo più vicino è la creazione di un libro bianco durante il semestre di presidenza italiano dell’Unione Europea.

Abbiamo già molte manifestazioni di interesse da parte di centri di ricerca internazionali – conclude Meldolesi – e siamo convinti che altre arriveranno molto rapidamente. L’invito è rivolto a tutti i soggetti impegnati nelle neuroscienze e nelle biotecnologie”.

 

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