CAMPOBASSO – La Corte dei Conti: “La Regione non deve fare impresa”

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CAMPOBASSO. Sono mutate le regole comunitarie e nazionali, alla regioni non è più consentito di fare imprese, affidare servizi senza gare di evidenza pubblica e sforare il patto di stabilità, la spesa sul personale e sulla spesa pubblica in generale. Le considerazioni del vice presidente della Giunta regionale Michele Petraroia:

L’intermediazione della politica ha alimentato un’economia drogata che per decenni è servita a mantenere i consensi elettorali degli amministratori pubblici in un intreccio di interessi privati, commistioni e partecipazioni societarie in attività che spaziavano dalla montagna al mare sulla falsariga del Ministero delle  Partecipazioni Statali e dell’I.R.I. degli anni settanta. Grazie al flusso di denaro pubblico proveniente da Roma e da Bruxelles, è stato semplice approntare un modello economico assistito che ha fuorviato la missione istituzionale della Regione in una sorta di Società per Azioni. Rari i Piani di Sviluppo approvati e ancora più rari gli atti di legislazione settoriale e di programmazione. Non per niente il piano energetico, il piano dei rifiuti, il piano dei trasporti o di un qualsiasi altro settore sono vecchi e non sono stati aggiornati ai mutamenti del Titolo V sulle competenze della Regione e nemmeno rispetto alle innovazioni legislative nazionali o comunitarie. In pratica le funzioni amministrative proprie attribuite alla Regione non sono state esercitate con danni incalcolabili per la competitività del sistema economico, nel mentre l’amministrazione regionale si è sostituita alle imprese ed ha finanziato a perdere un tessuto aziendale inefficiente e clientelare. A causa della stretta finanziaria che ha costretto il Governo prima col Decreto Tremonti del 2010 e poi coi provvedimenti di Monti e di Letta, alle Regioni non è più consentito fare impresa. Il Fiscal compact o meglio la modifica dell’art.81 della Costituzione imposta dalla Troika europea che obbliga al pareggio di bilancio e rende rigorosissimo il taglio della spesa, la dismissione delle partecipazioni e le gare di evidenza pubblica per appaltare pubblici servizi, ha trovato il Molise impreparato con una classe dirigente inadeguata rimasta avvinghiata al comodo assistenzialismo clientelare del passato. E come accade agli studenti incapaci che danno la colpa alla severità dei professori anche in Molise si sprecano le grida di figure che non hanno mai letto una Relazione della Corte dei Conti e organizzano le truppe per richiamare in servizio gli amministratori azionisti che dispensavano con i soldi pubblici risposte fallimentari in violazione delle norme sulla concorrenza, leggi e regolamenti. Una sorta di Congresso di Vienna del 1815 teso a restaurare il vecchio regime per ripristinare i fasti di una nobiltà che non si penava a distribuire qualcosa anche al popolo coi soldi del popolo. Eppure basterebbe leggere le ultime relazioni della Corte dei Conti compresa quella del 3 aprile sul giudizio di Parificazione del Bilancio Regionale 2012 per capire la vicenda Molise Dati, l’obbligo di dismettere le partecipazioni societarie ed il vincolo di bandire avvisi pubblici per appaltare gare e servizi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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