CAMPOBASSO – Festa della Liberazione, le riflessioni del governatore Paolo Frattura

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CAMPOBASSO. Le riflessioni del presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, in occasione del 69° anniversario del 25 Aprile, Festa della Liberazione.

“Il 25 Aprile per ricordare chi e che cosa – donne e uomini, lotta, sofferenza e morte, valori – ci hanno consentito di essere, nel bene e nel male, quello che siamo. Il 25 Aprile per capire che c’è sempre un motivo per resistere, perché resistere equivale ad esistere.

Anno dopo anno, abbiamo tutti il dovere di fermarci a riflettere in questa giornata particolare sulla libertà, sul suo significato, perché non passi mai come fatto acquisito, dietro il quale non c’è molto altro, ma sempre come immensa, unica, straordinaria conquista. Da difendere oggi e domani in mezzo ai tanti guasti attorno a noi. Soprattutto in mezzo a questi.

Una ricorrenza nel segno della trasparenza, del dialogo, della costruzione condivisa delle opportunità che tutti meritiamo. Nel segno del recupero di condotte morali e civili di cui, purtroppo, si sono perse le tracce. Possiamo di nuovo farle nostre per il bene del nostro Paese.

Un Paese che cambia tra fatiche e macerie differenti, ma non meno profonde di quelle di 69 anni fa. Anche noi abbiamo da ricostruire un tessuto sociale, economico e occupazionale labile e devastato. Anche noi abbiamo da ripulire una classe politica gravata da troppe macchie e troppi scandali. Anche noi abbiamo da recuperare la speranza della prospettiva. Con un’urgenza che è fretta e dovere.

Oggi, come nel 25 Aprile del ’45, è importante, fondamentale, essenziale, ritrovare il senso dell’unità. Dell’unità che può consentirci, cittadini e istituzioni, di rinascere insieme, perché tutti abbiamo la necessità di rinascere. Migliori, più giusti, più attenti gli uni agli altri. La strada l’abbiamo imboccata, ben consapevoli che non è in discesa. Ma insieme possiamo percorrerla fino alla fine.

Viviamo nei tempi dell’immediatezza, dove le cose una volta dette possono diventare reali: tante attorno a noi le prove. Tanti i segnali. I nostri giovani, per esempio. I nostri giovani sono la nostra fortuna. Ci insegnano nella loro freschezza di ritmi e approcci privi di filtri che tutto può essere cambiato, anche subito, se ci crediamo e se lo vogliamo. Senza, però, privarci del senso più profondo delle cose.

Così possiamo avvicinarci alla riforma del titolo V della Costituzione. Una riforma che non deve significare cancellazione. Possiamo arrenderci alle decisioni dall’alto o possiamo diventare protagonisti di un nuovo disegno. Anche noi molisani.

Per il Molise, come anche per le altre Regioni più piccole per dimensioni territoriali e demografiche, ogni giorno registriamo voci che si alzano per mettere in discussione, tra facili e scontate ironie, la stessa esistenza. Leggiamo e sentiamo un po’ ovunque: che senso hanno Regioni come il Molise? Sono battute che non ci fanno piacere, dettate, a nostro avviso, da analisi superficiali per le quali i numeri contano, tutto il resto no. Ma l’Italia, quel Paese che oggi festeggia la sua Liberazione, non è stato fondato, costruito e raddrizzato sui numeri. Le sfide della sua ricostruzione sono state affrontate e vinte nel segno della solidarietà, dell’uguaglianza di posizione. Nessuno può non ricordarlo.

Piccolo non vuol dire inutile, non vuol dire spreco. Piccolo può significare occasione di sperimentazione della semplificazione di cui il Sistema Paese ha bisogno. Piccolo può corrispondere a un riscontro immediato delle riforme avanzate. Piccolo per verificare l’applicazione delle buone pratiche a beneficio di imprese e territorio. Piccolo per difendere i diritti dei cittadini che hanno scelto di vivere in una periferia più umile, più debole. Piccolo per valutare con più facilità la capacità amministrativa, operativa, di un territorio.

La solidarietà, quella che ha pervaso la scrittura della nostra Costituzione, quella che non ha fatto distinzioni tra grandi e piccoli, ma li ha visti e voluti vicini, per noi deve essere a fondamento della riscrittura delle regole che oggi si prova a fare. Senza solidarietà, senza pesi e contrappesi, senza la voce di tutti, è l’intero sistema a soccombere. Di questo siamo certi. E oggi, in onore al 25 Aprile di 69 anni fa, possiamo dirlo con voce più forte. Da qui parte una nuova Resistenza”.

 

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