VENAFRO – Amerigo Iannacone contro quella “anglomania” che uccide la lingua italiana

Blackberries Venafro

VENAFRO. Ben volentieri pubblichiamo questo contributo dello scrittore venafrano Amerigo Iannacone che da sempre tenta di tutelare la lingua italiana dagli “assalti” della dilagante “anglomania”:

La pubblicità di un nuovo programma televisivo (i corsivi sono miei): «A “The Voice of Italy” ascolteremo grande musica, italiana e internazionale, con brani leggendari e hit contemporanee, in un percorso che si svilupperà in quattro fasi: le Blind Audition, le Battle, la novità del Knockout e i Live Show. Tra novità e grandi conferme i quattro coach sono: Raffaella Carrà, J-Ax, Noemi e Piero Pelú.»

Ecco cosa è diventato l’italiano. E qui parliamo di un programma che si presenta come “The Voice of Italy”, ovvero “La voce dell’Italia”. Quindi: la voce dell’Italia non è italiana.

La televisione – che purtroppo è ormai la prima agenzia formativa per i bambini e i ragazzi, piú della scuola, piú della famiglia – sta distruggendo la nostra lingua.

Apro in Internet una guida dei programmi televisivi della giornata ed ecco alcuni titoli di programmi presi a caso: The Walking Dead, Agents of S.H.I.E.L.D., Euronews, Heroes, Safe house, Morning News, Night News, Switch, My Life, Media Shopping, Cartoon Flakes, Winx Club, Phineas and Ferb, Desperate Housewives, The Good Wife, America today, Shownet, Serial Webbers, Musiclife, Lost World, Private Practice, Brothers and Sisters, Rush, One Tree Hill, Fumettology, Three Rivers, Law & Order, Sworn Secrecy, Rewind, Chips, My Life, Friends, Dr House – Medical Division, Dragon Ball Gt, Big Bang Theory, Coffee Break, Night Desk, Movie Flash, e mi fermo qui per non annoiare oltre.

Anche per quanto riguarda le categorie, annotate a fianco ai programmi, si può leggere: Series, Talk Show, Current Affairs, Docu-Reality, Reality Show, Movie, ecc.

È questo l’andazzo della televizione, è questo l’andazzo dei giornali e anche degli ambienti politici, ufficiali e burocratici. Il Presidente è ormai Premier, il biglietto è ticket, lo stato sociale è welfare, e poi question time, badge, day hospital, election day, social housing, e, piú di recente, da parte di chi si appresta a rottamare la lingua italiana: Jobs act.

Scrive Corrado Augias in un articolo intitolato “Quel goffo cosmopolitismo linguistico”: «Lo so, è diffusa la voglia di ostentare una disinvoltura cosmopolita quando non si possiedono nemmeno le conoscenze più elementari. Spending review, service tax, ministero del Welfare, personale dedicato, esempi grotteschi unici al mondo. Ma siamo diventati matti? La regola sarebbe che quando parli una lingua la devi usare tutta, idem se ne parli un’altra.»

Ma siamo ormai schiavi della colonizzazione linguistica angloamericana. Gli Stati Uniti e il Regno Unito, investono milioni di euro per la diffusione della lingua e quindi per portare acqua al loro mulino. E io piú che una ridicola ostentazione di “disinvoltura cosmopolita” o, meglio, di un malinteso senso di sprovincializzazione, direi da parte di molti si tratta dell’atavica tendenza ad adulare i potenti.

E, per quanto riguarda coloro che hanno potere decisionale (in politica, nell’economia, nell’apparato burocratico, nel giornalismo, ecc.), non riesco a pensare che non si rendano conto che siamo ormai alla dipendenza psicologica e alla schiavitú culturale. È che l’oppresso diventa complice dell’oppressore e suo connivente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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