EUROPEE – Renzi trionfa (40,81%), Grillo non sfonda (21,16%), Berlusconi tracolla (16,82%)

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EUROPEE. Trionfo Renzi, ridimensionamento Grillo, delusione Berlusconi. Le elezioni Europee e Comunali si sono trasformate in un vero plebiscito per il Partito democratico, il cui consenso è andato al di là di ogni più rosea aspettativa. Lo dicono i dati, che parlano di una vittoria schiacciante per il Pd, che ha raggiunto il 40,81% dei consensi. Un plebiscito, sia per il partito che per il suo leader, con il voto che ha rappresentato un test sull’operato dell’esecutivo. Lo stesso Renzi, del resto non ha nascosto la sua gioia: “Un risultato storico. Sono commosso e determinato adesso al lavoro per un’Italia che cambi l’Europa. Grazie #unoxuno #senza paura” ha scritto suTwitter, rimandando alle prossime ore la conferenza stampa per commentare il trionfo. Perché di questo si tratta. La conferma arriva dai distacchi. Il Movimento 5 stelle, da più parti indicato come vero spauracchio per il Pd, si è fermato 21,16%), il che significa oltre 20 punti di distacco. E se il M5s non ride, Forza Italia è costretta a piangere. L’impatto di Silvio Berlusconi sul voto, infatti, è stato pressoché nullo: Forza Italia si è fermata al 16,82%, in netto calo rispetto alle scorse politiche. Drastico ridimensionamento degli azzurri e fine definitiva del berlusconismo?

Oltre il Pd e Renzi, però, c’è anche un altro partito che può vantarsi di aver vinto la propria sfida: la Lega Nord di Matteo Salvini, infatti, con l’avvento del nuovo segretario federale sembra aver ritrovato nuova linfa nelle urne, che hanno premiato il Carroccio con oltre il 6%, quindi ben al di sopra della soglia di sbarramento. In via Bellerio, quindi, sembrano assai lontani i tempi degli scandali che hanno coinvolto Umberto Bossi, la sua famiglia e tutto il vertice del partito. Hanno superato di un soffio lo sbarramento, invece, sia la Lista Tsipras che la mini coalizione formata da Ncd e Udc. La formazione che fa riferimento al leader della sinistra greca, infatti, è andata poco al di sopra del 4%, il limite che definisce l’entrata nel Parlamento europeo. Discorso simile per Alfano e Casini, fermi ad 4,3%. Fuori dal parlamento europeo Fratelli d’Italia/An e Scelta Europea.

In termini di coalizioni, inoltre, impossibile non notare il tracollo del centrodestra: il tonfo di Forza Italia e il modesto risultato di Alfano, infatti, mettono chi ha governato il Paese per anni in una posizione di netta subalternità non solo nei confronti del Pd, ma anche nei confronti del Movimento 5 stelle. Tutte considerazioni secondarie, tuttavia, se viste dalla prospettiva di Largo del Nazareno, dove l’entusiasmo è direttamente proporzionale al distacco su quelli che dovevano essere i competitors e si sono invece rivelati degli sparring partner. Basti un dato. Mai nella storia del centrosinistra italiano un partito si era spinto oltre la soglia del 40%, neanche ai tempi del mai così tanto evocato Enrico Berlinguer. Nel 1976, ad esempio, ilPartito comunista italiano si fermò al 34,4%, record imbattuto fino ad oggi. Nel 1984, invece, dopo la morte del leader sardo, il Pci non si spinse oltre il 33%. In tempi più recenti, era rimasto negli annali il risultato conseguito da Veltroni nel 2008 (33%) e il 38% dell’Ulivo (più Rifondazione) nel 1996. Altro dato: i democratici sono stati votati da oltre 11 milioni di persone. Tradotto: un milione in meno di Veltroni nel 2008 (ma erano elezioni politiche) e poco meno di quanto preso nel 1984 dopo la morte di Berlinguer. Alla luce di questi numeri, quindi, quella di Matteo Renzi è una vittoria in stile democristiano: solo la Dc, infatti, riuscì a superare il 40%. Erano gli anni Cinquanta e la Balena Bianca non era certo un partito di sinistra (come l’attuale Pd, diranno i maligni).

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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