VENAFRO. Il “Santissimo Rosario” resta, ma non sarà più un ospedale. I dettagli sulle sorti del glorioso ed ormai ex nosocomio di Venafro in questo contributo del collega Tonino Atella:
I problemi del SS Rosario di Venafro restano tutti, nonostante che il Patto della Salute del Ministero della Sanità non parli più della sua chiusura. Così la pensano a Venafro, dopo aver appreso della pur confortante notizia proveniente da Roma (al momento solo ufficiosa) circa la non chiusura della struttura sanitaria cittadina nell’ambito della ormai prossima scure che si sta calando sulla mappa della sanità pubblica del nostro Paese, leggi Patto della Salute, che prevede le chiusure di 72 tra ospedali e mini cliniche di tutt’Italia con meno di 62 posti letto ciascuno e di riflesso la soppressione di ben 2.837 posti letto. Tale Patto della Salute, al momento sul tavolo del confronto politico nazionale, una volta definito dovrebbe essere varato ufficialmente, si stima, a partire dal prossimo fine giugno. Il SS Rosario, come scritto, non rientra tra questi, così come non vi rientra alcun ospedale molisano, ma nell’opinione pubblica cittadina resta la perplessità circa la funzionalità futura della struttura di via Colonia Giulia. “Non avevamo mai pensato o temuto la sua chiusura -affermano oggi i venafrani- ma è indubbio che ormai, e già da tempo, il nostro nosocomio cittadino ha perso natura e servizi essenziali ad un ospedale civile di zona. Lo è stato efficacemente dalla metà degli anni ’50, ma oggi è avviato irreversibilmente a diventare una struttura per lungo degenze con servizi annessi. In buona sostanza il SS Rosario già da tempo non è più ospedale civile nel senso completo del termine, avendo perso di recente chirurgia, rianimazione e lo stesso pronto soccorso per cui, d’accordo che non chiuderà, ma è tutt’altra cosa rispetto alla sua storia passata. Per questo nonostante che il Patto della Salute non lo chiuda, restano tutti i suoi problemi. In primis, appunto, che non è più ospedale nel senso vero e completo della parola. E di tanto l’opinione pubblica locale è decisamente contrariata”.
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