VENAFRO – Il Convento di San Nicandro nei ricordi della maestra Rosaria Alterio

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VENAFRO – Dalla Maestra Rosaria Alterio, nostra affezionata lettrice, riceviamo (e volentieri pubblichiamo) questo interessante articolo intitolato “Il Convento di San Nicandro nel tempo”:

Chissà perché quella “dolce aria che visita le chiese di campagna ch’erbose hanno le soglie” (ancora una volta di pascoliana memoria) mi fa pensare alla soglia del “convento dei Cappuccini” di Venafro quando era appunto erbosa, anzi erboso era tutto il piazzale. Senza toccare le strutturali storiche modifiche avvenute nei secoli precedenti che dovrei comunque attingere da altre fonti e sarebbe, a mio avviso, solo uno sterile travaso di notizie, mi piacerebbe ricordare invece quelle più semplici di cui però sono stata personalmente testimone. Quando, ad esempio, fu issata la Madonnina dorata sul campanile… Ed è la prima innovazione che io ricordi.

Allora la facciata non protetta dall’intonaco, la fila delle finestrelle con gli infissi di povero legno consunto, come le tre porte di ingresso, il muro semidiroccato del vecchio giardino avevano un loro fascino: il fascino della povertà che forse si addiceva al luogo. Quasi non si sapeva della “celletta” dove aveva soggiornato per poco Padre Pio. Poi, una montagna di anni fa, non so in che ordine di precedenza, fu dipinta la volta della basilica, fu asfaltato lo spazio davanti…

E dopo un’altra pausa lunghissima di tempo, seguirono a raffica tante altre modifiche: si rifece la facciata, si resero più abitabili le camerette dei frati, si rinnovò quella di Padre Pio, in suo onore, ma questo è abbastanza recente, gli si innalzò un monumento nel piazzale antistante (forse perfino con un po’ di disappunto da parte Sua (di Padre Pio, voglio dire) ritrovarsi ancora una volta in una giostra di monumenti e immagini gigantesche!)

Si rifecero gli infissi, si rinforzò la recinzione del grande giardino. Ci sono ora banchi e confessionali nuovi, si è attrezzato il salone al lato per le conferenze, c’è il prezioso portale in bronzo con le figure a rilievo sulla vita e sul martirio dei Santi… Il vecchio cortile col pozzo centrale è rimasto pressoché invariato.

Si rinforzano le mura, e questo è necessario; si mettono inferriate alle finestre, almeno a quelle del piano terra, e forse anche questo è necessario, e, mentre si modifica, si modernizza, si abbellisce, come del resto è nell’ordine naturale delle cose, qualcos’altro poi si sgretola. Questo verbo mette tristezza, preferisco una nostalgica metafora venafrana. “Ne è passata di acqua sotto i ponti” da quando le famiglie che popolavano numerose il Centro storico intorno al Castello, al Mercato, alle bellissime chiese di Cristo e dell’Annunziata, intorno all’antico Seminario, alle Quattro Cannelle, alla chiesa di San Francesco e di San Sebastiano, avevano tutte sul comò la bottiglietta della Santa Manna a protezione della casa e della famiglia (questa della foto apparteneva ai miei nonni).

“Ne è passata di acqua sotto i ponti” da quando numerosi quadretti per “Grazia ricevuta”, i famosi “voti” riempivano le pareti che portano alla Cripta. Testimonianze, se proprio vogliamo, un po’ ingenue, ma che evidenziavano, ancora una volta, la grande fede dei Venafrani per i loro Patroni. Al loro posto ci sono ora vetrate colorate, peraltro molto decorative, e lapidi marmoree non altrettanto decorative con i nomi stampigliati di chi ha contribuito economicamente ai restauri.

E “ne è passata, infine, di acqua sotto i ponti”, da quando un monaco “di cerca”, come si diceva allora, frà Raffaele, giovane, grasso, burbero e barbuto, con i piedi nudi anche d’inverno nei sandali enormi e le caviglie massicce come basi di colonne che girava a piedi per mulini e frantoi, raccogliendo provviste per il convento, fungendo anche da asino, con la bisaccia, metà dietro e metà davanti sulla spalla, si recava da una vecchietta per dirle perentorio: -Zi Vittò, è ritt Sant’Ncandr, rappezzm la celma-. (Zia Vittoria, ha detto San Nicandro, rattoppami la bisaccia).

Nel mondo che cambia (ma si tratta solo di cambiamenti estemporanei) la colonna del piazzale continuerà a raccontare silenziosamente, quasi a se stessa, storie di fede, di martirio, di santità e i vecchi pini, nelle nelle notti di vento, si chineranno sempre un po’ per ascoltare e diffondere nell’aria, come antenne, quelle storie di fede, di martirio, di santità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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