VENAFRO – Ospedale, Bianchi: “Basta selfie con le catene. Parliamo di cose serie”

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VENAFRO. “Era diventata una sorta di moda, quella dei selfie con le catene davanti ai cancelli dell’ospedale. Politici e politicanti di ogni risma per giorni hanno fatto la fila per il loro momento di gloria: il tempo di cingersi con le catene, poi lo scatto, il lancio sui social e… tanti saluti a tutti. E meno male che a nessuno è venuto in mente di portarsi via le catene in ricordo dell’emozionante avventura”. Questo il “riassunto” dell’opinione del chirurgo Enzo Bianchi, relativamente a quanto di recente accaduto “attorno” a quel che resta dell’ospedale di Venafro. Passata la “moda dei selfie”, il primario dell’Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia chiede espressamente ai vari “attori” della scena sanitaria regionale, di tornare a parlare “di cose serie”.

Proviamo a fare chiarezza. Allo stato dei fatti, quale futuro è possibile ipotizzare per il “Santissimo Rosario”?

Anzitutto ritengo sia il caso di porre fine al malinconico carosello che umilia e mortifica ulteriormente una struttura ospedaliera già dilaniata da scelte politiche e logistiche errate. Oggi, mentre altri si esibiscono, sono l’ultimo primario che continua, sulla propria pelle, ad esercitare attività chirurgica, a dispetto delle gravissime carenze tecniche e professionali. Come sempre accade quando c’è da apportare delle riforme, inevitabilmente si creano degli scompensi, ma, attenzione, nessuno dimentichi che il primo a dover essere tutelato è il paziente che si rivolge alle nostre strutture. Ben vengano riordini e nuove regole, purché siano tese alla salvaguardia di questo principio e della salute pubblica in generale. Per quanto mi riguarda, già in passato mi sono battuto per mantenere a Venafro un Polo Ortopedico di eccellenza. Ma è stato tutto inutile. A questo punto appare ovvio che continuare nei caroselli non serve più a nessuno. Dobbiamo considerare le risorse e disposizione e riprogettare questo ospedale, riconvertendolo verso la piccola chirurgia, la lungodegenza e la Rsa, con piccoli reparti di medicina generale e riabilitazione, magari potenziando gli ambulatori e mantenendo un punto di primo soccorso. Dulcis in fundo potremmo batterci, come già richiesto al governatore Frattura, per un target universitario. Già oggi a Venafro, grazie anche al mio impegno, un centinaio di giovani hanno iniziato il percorso di Scienze Infermieristiche. Tra un paio di anni potrebbero essere trecento.

Un suo parere circa le varie manifestazioni succedutesi in difesa dell’ospedale e sulla loro efficacia.

Credo che ognuno debba sentirli libero di manifestare come meglio crede. Ogni manifestazione di protesta, svolta in termini di civiltà e rispetto delle norme, deve essere bene accolta. Purché non diventi una forma di sport, o di esibizionismo politico, come nel caso dei selfie in occasione di quegli incatenamenti ad orologeria, durati giusto il tempo di uno scatto fotografico. Personalmente rifuggo certe plateali esibizioni, ritenendo più utile fornire il mio apporto nelle opportune sedi professionali. Sono stato tra quelli che a suo tempo hanno fatto occupazione per l’apertura dell’ospedale, per cui pochi come me sono legati a questa struttura ed a quanti vi si rivolgono chiedendo risposte ai loro problemi di salute.

Approfitti di Molise Network per lanciare un pubblico appello al governatore Paolo Di Laura Frattura.

Onorevole signor presidente, a lei non mancheranno capacita ed intelligenza per portare a compimento il Piano di riordino della Sanità molisana. Per quanto riguarda il nostro ospedale lei ebbe a dire che nessun paziente dovrà mai rischiare la vita a Venafro per carenze strutturali o di organico. Pertanto adesso fornisca risposte concrete e rapide. La salute del cittadino riveste aspetto primario, per cui la chirurgia deve essere necessariamente praticata all’interno di strutture capaci di assicurare i livelli minimi di sicurezza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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