SANITA’ – Petraroia: “Politica commissariata. A chi giova?”

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SANITA’. Un tavolo tecnico composto da dirigenti dello Stato sfiducia il presidente della Giunta imputandogli 210 milioni di euro di debiti del sistema sanitario regionale contratti dai suoi predecessori e si predispone a nominare un commissario-tecnico quale plenipotenziario per tagliare i servizi, chiudere le strutture e ridurre le tutele a danno dei cittadini.

Un’Associazione di imprese private, muovendosi nello stesso solco culturale di una delegittimazione persistente delle istituzioni democratiche, invia una nota al Governatore sfiduciando di fatto metà Giunta Regionale e non riconoscendo il ruolo di rappresentanza dell’assessore delegato.

Due esempi tra i tanti che dovrebbero far riflettere sui mutamenti intervenuti nella sfera della Pubblica Amministrazione in cui la rappresentanza elettiva viene progressivamente marginalizzata a vantaggio di una tecnocrazia che non deve rispondere a nessuno del proprio operato.

Sulla sanità l’art. 117 della Costituzione sancisce la potestà legislativa concorrente con un ruolo determinante delle Regioni che non può essere eluso, svuotato e men che meno avocato a livello statale senza una modifica del Titolo V. A maggior ragione non può esserci un accentramento di competenze su una materia delicatissima qual è la sanità in capo a organi tecnici e non elettivi dello Stato.

L’art. 1 della Costituzione sancisce che la sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso gli amministratori che elegge ai vari livelli istituzionali. In nessuna parte dell’Ordinamento è riportato che un nucleo di tecnici sostituisce la politica. Per altro verso, la nota dell’Associazione Nazionale Energia del Vento, che raggruppa le Imprese Private del settore, si commenta da sola. Degli operatori economici che perseguono i propri profitti, non ritengono di misurarsi nel merito della proposta di legge presentata da due Assessori Regionali avanzando obiezioni, osservazioni e emendamenti nella sede deputata della Commissione Ambiente del Consiglio Regionale che dovrà istruire l’atto e licenziarlo con parere positivo o negativo che sia, prima di trasmetterlo all’aula  per l’esame definitivo.

Si poteva comprendere l’indisponibilità a confrontarsi con i presentatori della proposta di legge e con l’Assessore all’Ambiente, ma non assegnare il giusto rilievo agli organi del Consiglio Regionale a cui compete di approvare o meno la legge, è un errore.  Al di là degli episodi specifici, si coglie un aspetto di carattere generale non favorevole ai cittadini. Se la delegittimazione della politica esautora gli amministratori eletti dal popolo, chi si assume la responsabilità di decidere ? E a chi risponde chi decide ?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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