VENAFRO – Bombardamento del ’43, oggi dimenticato. Molti si chiedono: “Perchè?”

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VENAFRO. L’ottobre nero del ’43 , che procurò la morte di decine di civili, viene sempre sottovalutato. “Nessuno, ne parla, ma perchè?”. Questa la domanda di un parente delle vittime. Ce ne riferisce il collega Tonino Atella.

Dimenticanza, superficialità storica, disattenzione o cos’altro per l’assoluta mancanza di citazioni, celebrazioni e ricordi dell’ “ ottobre nero “ del ’43 a Venafro, così come viene definito oggi dagli anziani il periodo che significò due ravvicinati e devastanti bombardamenti alleati della città e la morte di 17 civili, tantissimi feriti e la distruzione di tanta parte dell’abitato ovest venafrano, nel tentativo di stanare la resistenza nazista e distruggere l’accampamento tedesco allestito nelle adiacenze della Cattedrale ? E’ quanto si chiede un parente delle vittime di allora, che chiameremo Alfredo (nome di fantasia), il quale non sa dare risposte ad un interrogativo che da anni lo assilla e che ha voluto rendere noto attraverso i media perché finalmente si ponga rimedio alla storica ed imperdonabile mancanza : “ Oggi a Venafro -attacca Alfredo- si commemorano giustamente ogni anno le circa 100 vittime civili del bombardamento alleato del 15 marzo del ’44, che fu un tragico errore appunto alleato. Per tali tristissimi avvenimenti la città ha ricevuto dallo Stato Italiano la Medaglia d’Oro. Mi chiedo a nome di tanti : perché al contrario dimenticare del tutto, senza ricordi, senza riconoscimenti, senza commemorazioni ect., l’ “ottobre nero “ del ’43 a Venafro, coi due devastanti bombardamenti alleati del 4 e del 22 ottobre che costarono la vita a 17 venafrani, procurando decine di feriti gravi e distruzione di tanta parte dell’abitato ovest della città, dalla località “Ciaraffella” alla Cattedrale ? Dimenticanza, disattenzione o cos’altro ?”. Le affermazioni dell’uomo proseguono incalzanti : “Sia nell’ottobre del ’43 che a marzo del ’44 Venafro pagò un pesantissimo tributo di sangue e non è giusto commemorare uno evento, il 15 marzo 1944, ed accantonare gli altri altrettanto terribili, quelli del 4 e 22 ottobre 1943. Una disparità di comportamenti nient’affatto bella sul piano civile e sociale !”. Cosa chiede perché si rimedi ? “Solo che si ricordino ufficialmente da parte delle istituzioni anche le vittime dei bombardamenti dell’ottobre ’43, che costarono la vita a Fernando Ottaviani, Policelli ed a Mario, Romano e Nicandro Vaccone, ossia i morti del 4 ottobre, nonché ai giovanissimi fratelli Paolo (17 anni) e  Lucio Andreozzi (9 anni), Giovanni Colangelo, Luigia Conte, Carmela Iannacone, Clara e Giacomina Natale, Crescenza Ricciuti, Giacinta Seva, Emilia Tagliaferri e Giuseppina Verrecchia, i morti del 22 ottobre. Costoro si erano rifugiati in un’antica grotta di epoca romana in località Chiaione, che venne centrata da una grossa bomba che procurò morti, feriti ed un enorme cratere. Gli alleati bombardarono l’ovest di Venafro, preannunciando la cosa con un volantinaggio aereo il giorno precedente perché la popolazione civile si mettesse in salvo, con mitragliamenti da caccia, bombe di piccolo calibro dette “spezzoni” e con granate enormi. Tra i feriti di Chiaione ci furono Antonino Andreozzi, che perse tre dita ed un occhio, e Nino Andreozzi, colpito ad una gamba da una scheggia che ancora oggi conserva la moglie Giuseppina Cimorelli, 90enne. Ecco, tutto questo è giusto che venga ricordato ed onorato dalle istituzioni locali.”.

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1 comment on “VENAFRO – Bombardamento del ’43, oggi dimenticato. Molti si chiedono: “Perchè?”

  1. Dino Cardines
    / Reply

    Ai soldati caduti nel secondo conflitto mondiale non furono eretti monumenti a spese pubbliche. Non credo per il motivo che mancava il bronzo alla nostra patria, avendo dovuto consegnare ai vincitori, in ottemperanza alle condizioni di resa imposte, tutto l’armamento.
    A differenza di quanto avvenne per i soldati morti nella Grande Guerra, la prima mondiale, a ricordo imperituro e ad onore dei quali furono erette opere scultoree nelle piazze cittadine, di cui ancora oggi sono ornamento e decoro, di tutta Italia, anche nei paesetti più insignificanti, riportanti l’elenco dei morti ed epitaffi grondanti di bolsa retorica, e che furono plasmati in quella lega metallica ottenuta dalla fusione dei mortai sottratti come bottino di guerra agli austro-ungarici.
    Ai nostri soldati morti nel secondo conflitto novecentesco in fronti lontanissimi –molto esiguo fu il numero delle salme tornate in patria dai vari teatri di guerra – mancarono all’inizio anche le onoranze funebri istituzionali.
    Lo stesso destino toccò ai civili di Venafro morti sotto i bombardamenti angloamericani o falcidiati dall’orda teutonica. Il compianto funebre riguardava la sfera prettamente privata e si esprimeva onorando le tombe dei propri cari, vittime della violenza della guerra, nel Giorno novembrino dei Morti, con il conforto delle preghiere e delle manifestazioni esteriori, non scomposte, di intimo dolore.
    Personalmente non mi ricordo, durante la mia infanzia, di alcuna cerimonia di cordoglio collettivo in paese, di commemorazioni pubbliche di cittadini morti in eventi bellici, indette dalle autorità.
    ( Da un mio racc. Con ciò ho dato la mia risposta al quesito di cui sopra)

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