CAMPOBASSO – Truffa aggravata, la Polizia di Stato ferma tre malviventi di Potenza

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CAMPOBASSO. La Polizia di Stato di Campobasso ha denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria tre individui della provincia di Potenza, di cui uno di nazionalità rumena, tutti meno che trentenni, resisi responsabili di truffa ai danni di un imprenditore locale titolare di un ingrosso di profumi.

Nel mese di luglio, l’imprenditore aveva ricevuto la richiesta di preventivo per la fornitura di merce da un uomo che asseriva di essere in procinto di aprire un negozio in Rionero di Vulture (Potenza).

Trattandosi di nuovo potenziale cliente, il denunciante aveva chiesto ed ottenuto di prendere visione, tramite mail, dell’assegno circolare con il quale sarebbe stata pagata il materiale.

Accertata l’autenticità dell’assegno dal direttore della banca di Campobasso presso la quale il titolo sarebbe stato versato, il commerciante aveva consegnato in località Lavello (Potenza) la merce ordinata, del valore di Euro 12.000 circa, ricevendo in pagamento un assegno circolare di pari importo risultato poi essere stato falsificato.

L’imprenditore denunciava quindi l’accaduto alla Squadra Mobile che avviava immediatamente approfondite indagini, nel corso delle quali accertava l’esatta dinamica dei fatti e giungeva alla individuazione ed alla conseguente denuncia degli autori della truffa.

In particolare, la mattina del 1° luglio scorso, presso una banca di un comune in provincia di Potenza, un uomo di nazionalità rumena, risultato poi essere uno degli autori della truffa, aveva versato la somma di dodicimila euro chiedendo l’emissione di un assegno circolare di pari importo.

Lo stesso giorno, in questa città, uno dei complici aveva contattato il commerciante e un impiegato aveva ricevuto la telefonata del direttore dell’istituto di credito di Campobasso dando a quest’ultimo assicurazioni sulla autenticità del titolo.

Due giorni dopo il rumeno, unitamente ad uno dei complici, era tornato in banca ove aveva rinegoziato l’assegno prelevando la relativa somma in contanti, consegnando il titolo per l’annullamento solo dopo averlo riprodotto al computer. In tal modo, l’assegno falsificato era stato utilizzato a pagamento della merce ordinata.

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