POLITICA – Nicola Palombo del PD: “Tra azione riformatrice e difesa dell’esistente”

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POLITICA. Il dibattito politico nazionale sta investendo in maniera violenta il Molise. Le parole poco ravvedute del Ministro della Giustizia Orlando sulla soppressione della Corte d’Appello di Campobasso, sono solo la punta dell’iceberg di una serie di provvedimenti e asserzioni che tendono a risolvere i problemi strutturali tagliando e penalizzando le piccole regioni; così come più in generale tutto quanto è debole, periferico, marginale. Eppure proprio in Molise, il 5 luglio, Papa Francesco aveva indicato un percorso opposto. Per ripartire lo si faccia puntando sulle periferie come motore per innescare processi virtuosi che permettano di uscire dalla palude. Lo schema è l’opposto, il modello culturale che lo sottende anche.

Bene fanno allora le istituzioni e le forze politiche e sociali della regione a difendere il proprio territorio e la propria autonomia. E sarebbe più forte ed efficace se lo si facesse in modo unitario, discusso, concertato, in buona sostanza evitando di innescare contrasti personali o di parte che distraggono dal raggiungimento dell’interesse collettivo.

Tuttavia in Molise si sta assistendo sempre più spesso alla difesa a prescindere del tutto. Una pratica di stampo conservatore che non solo rischia di non difendere niente, ma sicuramente pone in una posizione alienante rispetto all’azione riformatrice che l’Italia e l’Europa stanno intraprendendo. Il Molise non si può assolutamente permettere di perdere il treno delle riforme, né tantomeno di stare fuori dalla discussione togliendosi l’opportunità di incidere sui processi.

L’Istat ha certificato il malessere dell’economia del Paese (e del Molise) e con essa le difficoltà che a cascata si ripercuotono nel mondo dell’impresa, del lavoro e più in generale nella tenuta sociale di un’Italia che stenta ad uscire dalla crisi. I dati del PIL sono inopinabili e indicano per due trimestri consecutivi il segno meno, che per gli economisti vuol dire recessione. Gli altri Paesi dell’Unione non stanno meglio. La Francia sforerà il vincolo del 3% e la locomotiva tedesca sembra rallentare. Il presidente della BCE Draghi sta facendo il possibile per contenere nell’eurozona la deflazione e la conseguente stagnazione economica che questa produce. Insieme a Draghi i governi nazionali, con Renzi in primis, stanno spingendo per un cambio di passo nelle politiche quale condizione necessaria per riprendere quota. Il tutto in un clima di instabilità politica, militare, economica ed energetica imposto dagli scenari di guerra che si vanno espandendo in tutto il pianeta; Europa inclusa. Ciò vuol dire sostanzialmente due fatti: politica estera e riforme strutturali (soprattutto nei Paesi che nel passato più recente hanno “dimenticato” di farle). L’Italia dopo vent’anni di berlusconismo è molto indietro e ha bisogno di essere riformata per essere più attrattiva nei confronti degli investitori esteri e più vivibile nei confronti dei propri cittadini.

Per un partito che nella sua definizione è democratico, plurale e riformista; fare le riforme non mi sembra una cosa da poco e nemmeno una possibilità. Fare riforme è un obbligo che si ha verso la propria natura fondante. Come farle sta nel resto della definizione. Costruendo un dibattito democratico tra la pluralità delle opinioni, delle parti, delle vedute.

Renzi seppure in un’interpretazione del partito ferma ad un terzo della sua definizione, in un riformismo che a tratti pare monocratico, ha iniziato un ciclo importante di riforme che parlano di scuola, giustizia, lavoro, pubblica amministrazione, legge elettorale, riforma dello stato e delle autonomie locali. In tutto questo il Molise viene preso in considerazione solo come esempio negativo. Nella migliore delle ipotesi per ricordare che la regione ha meno abitanti di un quartiere di Roma.

Nella discussione generale i grandi assenti sono proprio i molisani e la classe dirigente di competenza. Si interviene poco e quando lo si fa ci si irrigidisce su posizioni che danneggiano il Molise perché innescano un rapporto di forza con lo Stato, ponendo evidentemente la regione in una condizione di sconfitta prima ancora di iniziare la partita. Al contrario bisognerebbe raccogliere la sfida del cambiamento attraverso le riforme, partecipare e cercare di intervenire in maniera concreta sui processi.

Innanzitutto, dico ciò al PD Molise, il quale nel processo riformatore della regione deve trovare un ruolo da attore protagonista indicando il punto d’equilibrio tra difesa dell’esistente e azione riformatrice. Questo è, a mio modo di vedere, il tema centrale della questione. Lo indico in questa maniera: vanno difesi i principi e i valori, ma vanno riformati i meccanismi che nell’attuare i primi spesso hanno finito per mortificarli. Ne segue che difendere l’autonomia (sostanziale e non formale) del Molise è cosa giusta perché con essa si difende l’autonomia di tutte le regioni e della Carta Costituzionale in cui queste trovano la loro genesi. È quindi necessario partecipare al dibattito nazionale spostando l’asse dal particolare al generale. Se le regioni hanno ancora un senso allora anche il Molise ha senso d’esistere. Se tutti insieme vogliamo superare il modello regionale per intraprendere la strada delle macro-aree o macroregioni allora siamo pronti a fare la nostra parte.

Tuttavia, per parlare con questo governo, bisogna conoscere la lingua del coraggio e della disponibilità al cambiamento. È allora doveroso prendere la strada dello snellimento della burocrazia regionale, delle strutture e delle sovrastrutture superflue, le quali più che servire i cittadini sono serviti alla politica per la conservazione della specie.

Il PD Molise faccia delle proposte che siano contrarie all’intoccabilità a prescindere di qualsiasi cosa. Si cerchino delle soluzioni reali ai tanti problemi, come per esempio lo sono il patto per il lavoro e il riconoscimento dell’area di crisi. A tutti i livelli si vada in direzione discontinua con il passato, il che vuol dire graduale fuoriuscita dalle partecipate, superamento del commissariamento sanitario attraverso politiche di riordino ed efficienza, salvaguardia dell’ambiente, del territorio e della cultura, investimenti sulle specificità regionali e sul turismo. Si segua la strada delle riforme perché se vale cambiare l’Italia per cambiare l’Europa deve valere anche cambiare il Molise per cambiare l’Italia. Dimostrando che essere piccoli non vuol dire non essere capaci o peggio ancora non avere il diritto di esistere.

 

Montenero di Bisaccia, 5 settembre 2014

Nicola Palombo

Assemblea Nazionale Partito Democratico

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