POLITICA – Matteo Renzi promette: 80 euro al mese alle neo mamme per i prossimi tre anni

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POLITICA – La sorpresa del premier sugli 80 euro del bonus bebè, nel salotto di Barbara D’Urso, per i prossimi tre anni, è di fatto prevista dall’articolo 13 della legge di Stabilità presto al vaglio del Parlamento. Viene definito come «Fondo famiglia» la «dotazione di 500 milioni di euro annui a decorrere dal 1° gennaio 2015 da destinare al finanziamento a favore delle famiglie».

Il conto è bell’e fatto: in Italia, dati Istat 2013 , sono nati 514.000 bambini (il minimo storico). E e se questi dati venissero confermati, lo Stato per versare 80 euro per 12 mesi a ogni mamma, dovrebbe far fronte ad un’uscita di circa 493 milioni di euro per il 2015.

La somma però è destinata inevitabilmente a lievitare: i 500 milioni del 2015 raddoppieranno nel secondo anno, poiché ai neonati i del 2015 si aggiungeranno quelli del 2016. E triplicheranno il terzo anno, salendo a 1,5 miliardi. In tutto, tre miliardi in tre anni, dunque. Che dal 2018 dovrebbero stabilizzarsi con un’uscita costante di 1,5 miliardi.

La sovvenzione verrà garantita solo per chi non supera un reddito annuo lordo di 90 mila euro. Ciò per evitare episodi paradossali, come si verificò con il governo Berlusconi, di bebè milionari come il figlio del calciatore Francesco Totti, dotato del bonus come gli altri.

Un provvedimento rivolto, a quanto pare, ai figli di tutti residenti anche se non sono cittadini italiani. Il calcolo di circa 500 milioni all’anno per oltre 500 mila neonati si basa infatti sulla constatazione che l’82% delle nascite proviene da donne italiane, il restante 18% da donne straniere.

Introdotto nel 2006 dal governo guidato da Silvio Berlusconi come contributo una tantum di 1.000 euro per i primogeniti, il bonus bebè è stato un’agevolazione valida fino ai i nati 2011, mentre per quelli del 2012 le cose sono cambiate. Da quel momento, infatti, secondo la riforma Fornero, una famiglia che ne fa richiesta può utilizzare il bonus da 300 euro al mese per un massimo di 6 mesi nell’arco degli 11 mesi successivi al congedo obbligatorio. Per le mamme iscritte alla gestione separata, ad esempio per le libere professioniste, il bonus vale solo per 3 mesi.

Una cifra sotto forma di voucher dell’Inps, da spendere per servizi di baby sitter o per l’iscrizione del figlio ad un asilo accreditato. La distribuzione del denaro, peraltro varia di Regione in Regione. Ogni Regione può stabilire con bando di concorso la soglia massima di reddito delle famiglie, superata la quale non si ha diritto al bonus bebè. Le famiglie interessate alla richiesta dell’agevolazione, prima di farne domanda, dovevano quindi verificare la soglia massima di reddito stabilita dalla propria regione. Nel Lazio, ad esempio, è di 20 mila euro a famiglia, 5 mila nella Regione Sicilia.

Ma il bonus annunciato da Matteo Renzi cambia di nuovo le carte in tavola e viene distribuito a pioggia con il vincolo però della soglia di 90 mila euro lordi di rendita. Una decisione chiara, che eviterà l’effetto boomerang dell’iniziativa berlusconiana: all’epoca per ricevere il bonus, le famiglie dovevano autocertificare di non superare il reddito di 50 mila euro. L’Amministrazione non aveva però specificato se netti o lordi, e da questa grave trascuratezza nacque il caos. In tanti dichiararono il reddito imponibile e si videro quindi contestare il bonus ricevuto e il pagamento di una sanzione amministrativa pari a 3000 euro.

Anche il governo Letta aveva stanziato 60 milioni di euro (20 all’anno) per il periodo 2013-2015 per il bonus bebè. Ma si trattava di un sostegno dello Stato alle famiglie in condizioni di bisogno per i costi di un neonato, limitando il raggio d’azione soprattutto alle mamme lavoratrici costrette a stare a casa per non dover pagare anche una baby-sitter.

Ora cambia di nuovo la musica e tra l’altro, l’aiuto alle neomamme voluto da Renzi non inficia il bonus degli 80 euro concessi a chi guadagna meno di 1.500 euro netti al mese (soglia annuale di 26 mila euro lordi). In altre parole ci saranno famiglie che otterranno un doppio sostegno da parte dello Stato.

Fonte: www.lastampa.it

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