VENAFRO – L’Homo Venafranus visse nella Valle del Volturno in epoca protostorica

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VENAFRO – Nell’angusta (assolutamente inadeguata alle circostanze) sala convegni dell’anfiteatro romano (Verlascio), è stato tracciato il punto della situazione circa il casuale ritrovamento, in località “Camiciola”, dei resti dell’Homo Venafranus. Gli esperti della Soprintendenza regionale hanno anzitutto chiarito che è il caso di parlare di “protostoria” e non di preistoria, in quanto tutto lascia intendere che l’insediamento risalga a 6mila anni fa. In altri termini, l’Homo Venafranus popolava la piana del Volturno nella stessa epoca in cui sulle sponde del Nilo si gettavano le basi della civiltà egizia.

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I reperti più importanti, compresi i resti ossei, saranno inviati al Cnr per le necessarie analisi, mentre alcuni manufatti sono stati esposti, ben protetti, all’interno di un’area “museale” ricavata proprio all’interno dell’antico anfiteatro. Ampiamente confermato, quindi, quanto preannunciato a seguito dei primi sopralluoghi compiuti sul sito di località “Camiciola”. Nel corso della conferenza si è parlato anche del ritrovamento, sempre in conseguenza degli scavi in corso per la posa in opera di un metanodotto, dei resti di due ville romane.

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Al riguardo l’agenzia Ansa ha diffuso il seguente comunicato:

Lo scheletro di un neonato risalente al Neolitico è stato trovato in località ‘Tenuta di Nola’ a Venafro (Isernia). La notizia – trapelata nei giorni scorsi – è stata ufficializzata solo oggi dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici del Molise con una conferenza stampa. Casuale in ritrovamento, avvenuto durante i lavori per la realizzazione del gasdotto. Altri resti umani, ma di adulti, sono emersi a pochi metri, in località ‘Camiciole’. Gli scheletri, anche quello del neonato, sono stati trasferiti al Museo Paleolitico di Isernia. Su di essi saranno eseguiti tutti le analisi di laboratorio per l’esatta datazione. Un’operazione particolarmente complicata perché gli esami sono irripetibili. Non è certo che saranno effettuati in sede. Il soprintendente Gino Famiglietti ha definito la scoperta “eccezionale per estensione e completezza”. Sono emersi anche utensili dell’Età del Bronzo e del Ferro e manufatti risalenti alla Roma Repubblicana e Imperiale.

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