VENAFRO – Lo scrittore Amerigo Iannacone: “In Italia oggi ci sono 20 milioni di analfabeti”

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VENAFRO – In Italia ci sono oggi venti milioni di analfabeti, ovvero circa un terzo della popolazione: ogni tre persone una è analfabeta. Evidentemente per analfabeta si intende anche chi, pur conoscendo l’alfabeto e sapendo leggere le parole, non è in grado di interpretare un articolo di giornale o una relazione e che non legge nemmeno un libro all’anno. Si parla di analfabetismo di ritorno, perché fino ad alcuni anni fa l’analfabetismo andava progressivamente diminuendo, mentre negli ultimi tempi è tornato a salire.

Un tempo, diciamo più o meno fino alla prima metà del Novecento l’ignoranza era dovuto alla povertà, alla mancanza di opportunità e di mezzi, non c’era l’obbligo scolastico e soprattutto nei piccoli centri – e gran parte della popolazione viveva in piccoli centri – dove non c’erano scuole e non arrivavano i giornali, non c’era praticamente modo di imparare a leggere. Ma oggi, con tutte le possibilità che ci sono, con tutti i mezzi che il progresso tecnologico offre per accostarsi alla cultura, come si spiega l’analfabetismo?

Il fatto è che una volta dell’ignoranza ci si vergognava, oggi non solo non ci si vergogna piú, ma addirittura l’ignoranza si ostenta, complici certi sguaiati programmi televisivi demenziali (vi ricordate “La pupa e il secchione”, dove veniva sempre messo in ridicolo il “secchione”?). Una volta, se uno veniva colto in una prova di ignoranza, diventava rosso e ammutoliva, ora ti fa una bella risata in faccia come a dirti: «Povero imbecille, tu sei uno che crede nella cultura, non hai capito quali sono i veri valori, ovvero soldi e sesso. Comunque ottenuti.»

E purtroppo costui ha dalla sua parte persone che sono al potere e sono latori di quel tipo di messaggi e di quel tipo di esempi. Purtroppo oggi non ci potrebbe piú essere un maestro Manzi, quello che negli anni cinquanta/sessanta riuscí per mezzo della televisione ad alfabetizzare milioni di italiani. Non ci potrebbe essere perché non c’è da parte degli ignoranti la consapevolezza del problema dell’ignoranza e non c’è la disponibilità ad imparare.

C’è un’altra cosa. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nel mio paese, che contava allora non piú di quattro/cinquemila abitanti, e per il 90 per cento erano analfabeti, si pubblicava un settimanale. Perché allora quelli che sapevano leggere erano pochi, ma quei pochi leggevano. Oggi i dati sulla lettura, sulla diffusione dei libri e dei giornali sono sconfortanti. E la crisi – tutte le crisi, da quella morale a quella economica – è riconducibile anche a questo.

Amerigo Iannacone

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