CRONACA – Lite tra parroco e fedeli: il vescovo chiude la chiesa. Era già successo a Monteroduni

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CRONACA – La chiesa è mia e qui comando io! Il vescovo chiude la chiesa dei “ribelli” di Totari, frazione di Alife, nel limitrofo territorio della Campania. Così, la prossima volta, impareranno, avrà pensato, a mettersi contro un “ministro di Dio”. Ma la chiesa non è la casa di tutti? La chiesa non è la casa di Dio capace di accogliere tutti, anche i peccatori più gravi? La chiesa non dovrebbe proprio servire a unire? Perché il vescovo – Don Valentino Di Cerbo – non va a Totari e scambia con tutti quel classico segno di pace che ogni giorno, durante qualsiasi messa, si usa scambiare? Altro che segno di pace, Di Cerbo, ha inteso mettere le cose in chiaro: se non vi sta bene quello faccio allora ecco la mia punizione: chiesa chiusa e messa solo la domenica alle 10e30. Così imparate. Eppure da un ministro di Dio, da un pastore di anime ti aspetti ben altro; ti aspetti segni evidenti di bontà, di fratellanza e di comprensione. Invece arrivano atti d’imperio, richieste di scuse, minacce “a bibbia armata”. Insomma è proprio vero: fra il dire e il fare ci passa il mare. E’ facile, infatti, predicare fratellanza, umiltà, opere buone, altruismo. Attuarle è ben altra cosa. Sembrano cose (fratellanza, umiltà, altruismo), delle “sciocchezze” che possono permettersi solo certi preti, magari colombiani. Chi comanda, non può farlo. Chi comanda, anche nella casa di Dio, non può permettersi “debolezze”, ed è “costretto” a soffocare sul nascere anche la più piccola ed innocente delle “rivolte”. E che serva da esempio per altri, non si sa mai!

Fonte: www.paesenews.it

 

MONTERODUNI – Un episodio simile accadde, 15 anni fa, anche nel Molise, precisamente a Monteroduni. Ecco come il “Corriere della Sera” del 27 Novembre 1999 riportò la notizia:

In un paese del Molise sono sospese le attività religiose: niente Messa, o matrimoni, battesimi, funerali. È Monteroduni, dove l’unica chiesa, San Michele, è stata fatta sigillare da monsignor Andrea Gemma, vescovo di Isernia. “Colpa” del parroco, don Domenico Veccia, che aveva dato la comunione a tutti coloro che erano in fila, anche se divorziati. Alcuni fedeli si sono rivolti al vescovo, chiedendogli di sostituire il sacerdote, che avrebbe «allontanato i giovani dal Vangelo». E ieri, un inviato dalla Curia ha fatto chiudere la chiesa, con un avviso scritto in latino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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