VENAFRO – Tonino Atella: “Prima di abbattere il pino del convento siano effettuati i dovuti accertamenti”

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VENAFRO – Da Tonino Atella, appassionato e cultore di storia venafrana, riceviamo la seguente lettera aperta sulla vicenda del pino antistante il Convento Francescano di Venafro che si vorrebbe abbattere ritenendolo pericolante:

“Da una parte -attacca Atella- c’è chi vuole fare la festa … all’albero, nel caso specifico al pino “ad occhio” pericolante che da oltre un secolo vegeta e cresce sul piazzale della Basilica del Patrono San Nicandro, (quando nel 1911 l’allora 23enne P. Pio soggiornò per 40 giorni nell’attiguo Convento  il pino in questione era già lì, bello ed imponente, come confermano foto, disegni e stampe dell’epoca), e chi invece -sottoscritto compreso- cerca in tutti i modi di evitare che tanto avvenga, motivando con argomentazioni fondate, reclamando accertamenti strumentali, ragionando con tranquillità, senza abbandonarsi a giudizi sommari su quanti dissentono. Mi piace aprire, trattandosi di sito religioso francescano, ricordando proprio la regola francescana e l’amore di San Francesco per la natura e tutti i suoi esseri : dagli alberi, agli uccelli, all’uomo. Anche per questo  va fatto il possibile per non abbattere il pino in questione ! Entrando nel merito del discorso, è bene partire da quanto attestano dal Corpo Forestale per meglio chiarire la vicenda : “ … la pianta si ritiene pericolosa -scrive il Corpo- in quanto presenta una grossa chioma e una forte inclinazione, ed eventi atmosferici particolari ne potrebbero causare la caduta  improvvisa “. Si presuppongono pericoli da eventi atmosferici particolari e ci si esprime al condizionale, senza certezza alcuna. Siamo cioè nel campo delle ipotesi, delle presupposizioni, che sono tutt’altro rispetto a certezze dimostrate da verifiche strumentali. Niente di sicuro quindi, nessun pericolo effettivo. Ciononostante è arrivata puntuale  la sin troppo frettolosa ordinanza sindacale di abbattimento, che si è tirato fuori dalla faccenda decretando seduta stante la morte dell’albero ! Passiamo alla questione della proprietà privata di sito religioso, piazzale e pini, dal che la classica frase, “a casa mia faccio come credo !”. Beh, consentite : a parte la poco gradita affermazione della proprietà privata riferita ad un luogo religioso oggetto di fede popolare che custodisce i resti del Patrono della città, ed in quanto tale emotivamente e sentimentalmente di tutti, non è simpatico dire “ E’ mio !” parlando di Convento, suolo e Basilica di San Nicandro. Se non altro nel rispetto della plurisecolare ed assai diffusa fede di (quasi) un intero popolo. Del resto i Frati Minori Cappuccini hanno sì in custodia da più di cinque secoli i resti mortali del Patrono San Nicandro, ma da sempre la stessa Comunità Francescana è solita dire, nel rispetto della città, “questi luoghi e quanto vi è sopra sono del Comune di Venafro e dei venafrani, che hanno il dovere morale di custodirli”. Dal che la logica conclusione secondo cui convento, basilica e suolo vanno ascritti ai venafrani, a prescindere da qualsivoglia altra considerazione. Ma torniamo al pino ultrasecolare da salvare, perché attiene alla storia, alla cultura, alla fede ed alla vita di tutta una città. E’ “la cartolina” di Venafro, è la sua più tipica e cara immagine naturale, ed in quanto tale da preservare, perciò giù le mani da quell’albero sentite le tesi di esperti e professionisti a sostegno della sua sopravvivenza. Proprio le radici del pino, che stanno sollevando il piazzale del Convento, confermano l’ottima salute dell’albero ed il suo eccellente stato vegetativo. E’ cioè ben lungi dal precipitare, essendo la sua inclinazione nella norma. Su tale tema, il parere di uno studioso di scienze agrarie : “Non risponde affatto al vero che ultimamente ci sarebbe stata addirittura l’inclinazione di un metro della pianta ! Se tanto fosse stato, l’albero sarebbe a terra da tempo !”. Un importante dato di cronaca : già anni addietro sempre dai Frati Minori Cappuccini del Convento venafrano si era prospettato il taglio dello stesso pino, ma poi con raziocinio ed avvedutezza si era optato per la più ovvia potatura di un ramo laterale, che a vista pareva “tirasse” il pino verso l’immobile conventuale. L’intervento si rivelò indovinato e l’albero ha acquistato da allora tutt’altro aspetto. Oggi, piuttosto che l’abbattimento dell’albero, sempre gli esperti prospettano la potatura della sua chioma, riducendola in maniera appropriata. Il suggerimento conclusivo :  prima di qualsiasi altra determinazione, si effettuino accertamenti strumentali sul tale tormentatissimo pino, mettendo da parte presupposizioni, decisioni ad occhio e determine affrettate. Nel frattempo, per questioni di sicurezza ovviamente preminenti,  si recinti l’area sottostante all’albero secolare in  attesa dei riscontri ufficiali”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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