CRONACA – Bimbo morto nel ragusano, la Procura indaga per omicidio volontario. C’è una pista

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CRONACA – Bimbo morto, s’indaga per omicidio volontario. Autopsia “non decisiva”. In Procura aperto un fascicolo contro ignoti. C’è un testimone. Si cerca lo zaino. Sequestrata l’auto del cacciatore. Si stringe il cerchio degli inquirenti.

Omicidio volontario. La Procura di Ragusa rompe gli indugi e indica la strada privilegiata nell’inchiesta sulla morte di Loris Stival, il bambino di 8 anni trovato senza vita ieri sera in un canalone in cemento che scorre accanto al Mulino Vecchio di Santa Croce Camerina. Mettono dei “paletti” il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota, sottolineando però che «il fascicolo è aperto a scopo cautelare e senza indagati», ma segna la via seguita nelle indagini. A sciogliere gli ultimi dubbi sarà l’autopsia, eseguita da Giuseppe Iuvara. Il dato finale non è arrivato perché il medico legale non ha ancora concluso l’esame, cominciato oggi e che proseguirà domani.

IL GIALLO SULLE PAROLE DEL PADRE: «SO CHI È STATO, L’AMMAZZO»

Il giallo s’infittisce anche per una frase che avrebbe pronunciato il padre di Loris Andrea uscendo dalla questura. «Perché prendersela con mio figlio? – avrebbe detto Davide Stival – Questa volta lo ammazzo con le mie mani». Ma poi è arrivata. «Il padre di Loris non ha mai parlato dell’omicidio di suo figlio né ha mai detto di sapere chi è stato e di volerlo uccidere. Neppure lui sa a che punto sono le indagini» precisano in serata la squadra mobile e i carabinieri rientrando nella caserma di Ragusa, a proposito di indiscrezioni di stampa. «È assolutamente falso e domani – dicono riferendosi probabilmente alla conferenza stampa indetta in Procura domattina – forse sarà tutto più chiaro. Per il momento c’è il segreto istruttorio».

ASCOLTATO IL CACCIATORE

La polizia, tuttavia, ha sequestrato l’auto di Orazio Fidone, il cacciatore che ieri ha trovato il corpo di Loris. un sequestro dovuto al fatto, dicono fonti investigative, «che l’auto del cacciatore era in zona e tutta l’area del ritrovamento è sotto sequestro». Lo stesso Fidone, rispondendo al telefono all’Ansa, spiga in serata di trovarsi in questura, a Ragusa, «per collaborare alle indagini. Per questo ho messo la mia auto a disposizione degli investigatori. La mia intenzione è di chiarire tutto nel più breve tempo possibile». E aggiunge: «Ho cercato il bambino in quel posto perché pensavo che era una zona dove nessuno sarebbe andato. La mia disponibilità a collaborare è massima». La figlia dell’uomo è infastidita dalla presenza dei cronisti che lo cercano a casa: «lasciateci in pace, non rilasciamo dichiarazioni. Mio padre non è in casa, è andato in questura solo per completare una sua dichiarazione». «Sono sereno, ho chiarito tutto, e non sono indagato: adesso torno a casa» sono le parole del cacciatore quando in tarda serata lascia la questura.

A SETACCIO I FILMATI

La squadra mobile della Questura e i carabinieri sequestrano i video di negozi, scuola e banche, per cercare di vedere se in qualche immagine si vede Loris. In paese, tra sgomento e paura, si cerca l’eventuale “colpevole”. «Speriamo lo trovino in fretta e lo tolgano dalla strada…», auspica un giovane in piazza, commentando con i coetanei le indiscrezioni. Gli investigatori si muovono con cautela. Hanno ricostruito la giornata di tutte le persone vicine alla vittima. Dalla madre, 25 anni, ancora sotto choc, che lo ha lasciato a scuola, come dimostra anche un video di una telecamera di sicurezza di un panificio. Dopo averlo accompagnato accanto alla Falcone-Borsellino, dove frequenta la terza elementare, ha portato all’asilo l’altro figlio di 4 anni. Il padre, 29 anni, autotrasportatore, era vicino a Roma. La famiglia lo amava, è fuori da ogni indagine. Ma, spiega la polizia, «guardiamo tutto per non lasciare niente di intentato».

“L’HO VISTO PASSEGGIARE IN PAESE”

L’unica testimonianza, ancora non confermata, è quella di una donna amica di famiglia che lo avrebbe visto alle 9 in paese, senza zaino. Un `ovetto´ colore blu, con la scritta Toy Story e le cinghie gialle che non si trova. Un altro tassello che ancora manca al quadro generale. Come il percorso fatto per arrivare fino al luogo in cui il corpo è stato trovato: un canalone in cemento che parte dalla Fonte Paradiso che è in paese. Ma è un percorso impervio, che – si dice – non avrebbe potuto percorrere da solo. Il decesso sarebbe avvenuto nella tarda mattinata: il rigor mortis registrato dai medici del 118 attestava il “fine vita” da diverse ore. E a procurare la morte potrebbe essere stato un “volo” di circa tre metri. Tutto sembra ricondurre al canalone e alla tarda mattinata. A questo riguardo l’autopsia, oltre a confermare l’ecchimosi sulla fronte già risultata ieri, e sulla cui natura non ci sono al momento certezze, avrebbe evidenziato alcuni graffi: non si sa, però, se procurati da qualcuno o dovuti alla caduta. Informata del segno sul volto, la madre di Loris avrebbe esclamato: «Chi ci ficiru o picciriddu» (che gli hanno fatto al bambino). Aggiungendo: «fatemi vedere mio figlio, voglio vederlo al più presto».

IL REBUS DEL TRAGITTO

Che il bambino possa essere arrivato al Mulino Vecchio da solo lo escludono tutti. «Era diffidente – ricostruisce la sorella nella nonna paterna – non si fidava degli estranei, non parlava con chi non conosceva perché era molto introverso ma anche molto ma molto intelligente». Accanto al luogo del ritrovamento ai cronisti la donna rivela i suoi «tanti, tanti dubbi». «Un bimbo di otto anni non può fare – spiega – tutta questa strada da solo». E se non avesse accetto un passaggio da uno sconosciuto il pensiero va ad una persona frequentata: «Il dubbio c’è – afferma – è normale, non ne abbiamo la certezza ma il dubbio c’è. E c’è anche la speranza che presto la magistratura, polizia e carabinieri risolvano il caso». La famiglia non parla. Chiusa nel suo dolore. La madre ha trascorso la notte dopo il ritrovamento nell’obitorio dell’ospedale di Ragusa piangendo e urlando. In lacrime è arrivata e andata via, sorretta da suo marito, dal luogo dove su figlio è stato trovato morto.

L’OMBRA DI UN ORCO

Il governatore Rosario Crocetta si dice «sgomento per il dolore, come se avessi perso un figlio, io che pure non ne ho». La maestra di Loris Teresa Iacona è ancora «attonita» e lo ricorda come un bambino «sveglio, vivace e intelligente», così come la direttrice scolastica, Giovanna Campo. Un vicino di casa, Cristian, 18 anni, che lo conosceva dalla nascita dà voce alla paura che gira nel paese: «ci potrebbe essere un orco…». Una tesi che il sindaco non segue: «È il momento del dolore e non delle ipotesi, il paese si stringe vicino alla famiglia», dice Franca Iurato, che annuncia il lutto cittadino il giorno dei funerali. Intanto il paese scende in piazza con una fiaccolata e una veglia di preghiera. C’è commozione, tra le centinaia di persone che si stringono attorno a don Angelo, il parroco della chiesa di San Giovanni Battista. La gente è incredula per questa «tragedia assurda». Vuole la verità e il possibile autore della morte di Loris.

Fonte: www.lastampa.it

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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