VENAFRO – Ridotto in tronchetti il pino mediterraneo del convento di San Nicandro, stroncati 100 anni di vita

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VENAFRO – Il pino secolare antistante la Basilica di San Nicandro a Venafro, e che anche San P. Pio aveva ammirato già alto e vegeto quando nel 1911 soggiornò per 40 giorni nel Convento Francescano della città, è stato abbattuto, tagliato dalle motoseghe dei Vigili del Fuoco di Isernia. Alla fine hanno avuto ragione le tesi di coloro che parlavano di pericolosità dell’albero data la sua inclinazione : il Guardiano del sito religioso, Fr. Antonello Gravante, che aveva sollevato la faccenda chiedendo verifiche e sopraluoghi, il sindaco di Venafro che aveva firmato senza indugi l’ordinanza di abbattimento e gli stessi Corpi della Forestale e dei Vigili del Fuoco i quali avevano detto di pericolosa inclinazione della pianta. E così lavorando dal primo mattino con scale, motoseghe ed uomini, mentre Fr. Gravante assisteva dal basso, i Vigili del Fuoco hanno prima alleggerito la chioma dell’albero e quindi ne hanno tagliato gradualmente il tronco, dal diametro abbondantemente superiore al metro, sino ad arrivare alla base dell’albero stesso, che di fatto è scomparso dal piazzale della Basilica dove, ripetiamo, cresceva da oltre un secolo. Restano adesso sullo stesso piazzale ad ornare il Monumento a San P. Pio due soli pini mediterranei, ma rimane l’implacabile constatazione che “la cartolina” storico/religioso/ambientalista di Venafro, da tanti decenni rappresentata dal più alto, imponente e bello di tali pini dinanzi a Convento e Basilica del Patrono San Nicandro, oggi non c’è più, portata via dalla determinazione e dalla volontà  dell’uomo. L’argomento, com’è facilmente intuibile, riveste un posto prioritario nel dibattito cittadino, con opinioni e menti divise sulla questione. A chi accetta l’accaduto condividendo la pericolosità del pino in questione e quindi l’opportunità del suo abbattimento, si contrappongono tant’altri che chiedevano preliminari indagini strumentali prima di qualsivoglia determinazione. Al riguardo costoro ricordano che il pino in tema è sempre risultato inclinato e non per questo dichiarato pericolante e quindi soggetto ad abbattimento. “Andavano fatte serie indagini strumentali -affermano quanti hanno cercato, senza riuscirvi, di garantire la sopravvivenza dell’albero- evitando decisioni ed ordinanze affrettate. Avremmo condiviso l’abbattimento solo in presenza di tali accertamenti ed indagini attestanti l’effettiva pericolosità del pino. Al contrario, proprio le sue radici che stanno sollevando l’asfalto del piazzale ci dicono che l’albero era sanissimo, vegeto e non andava abbattuto. Peccato, si è persa l’occasione per difendere un albero secolare !”.

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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