VENAFRO – Lo scrittore Tonino Atella: “Come sembrano lontani tempi in cui gli zampognari portavano la novena natalizia nelle case dei molisani”

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VENAFRO – Sembra trascorso un secolo ed invece è giusto ieri. Ci riferiamo ai tempi in cui -la cosa avveniva dalle nostre parti sino alla fine degli anni ’60- coppie di zampognari delle Mainarde -uno suonava la zampogna l’altro la ciaramella- giravano per i paesi del Molise suonando alle case dei molisani la tipica, caratteristica, attesissima dai più piccoli e bellissima “Novena di Natale”. Suoni e canti melodiosi, indimenticabili che dall’8 dicembre e sino al primo pomeriggio del 24 dicembre allietavano orecchie, animi, bambini, fanciulli, nonni, vicoli, piazzette ed abitazioni private dei centri storici di quasi tutti i Comuni molisani grazie appunto agli zampognari di Scapoli, Castelnuovo, Cerro al Volturno, Rocchetta e loro frazioni che nel periodo raggiungevano tanti Comuni della loro stessa regione -da Venafro ad Isernia, a tant’altri centri- per portare quasi tutte le sere i suoni, le melodie e l’atmosfera tipica del Natale coi canti, gli strumenti e i cori tipici dei monti dell’interno, Le Mainarde. Un’autentica festa che durava giorni, settimane e che preparava realmente alla Natività. Ne erano soddisfatte le famiglie che avevano accettato, dietro un modesto compenso, che gli zampognari portassero loro la novena serale, ne erano soddisfatti tali cantori e musicisti, orgogliosi per l’accoglienza ogni volta loro riservata. Venivano accolti nelle abitazioni con tantissimo piacere, li si aspettava di vero cuore, la donna di casa offriva loro ogni volta un buon bicchiere di vino e qualcosa da mettere nello stomaco e con gli anni divenivano addirittura familiari. Erano i tempi in cui i rapporti tra le persone erano tutt’altro che oggi, la delinquenza era qualcosa di praticamente sconosciuto e dentro casa si stava tranquillamente “con le porte aperte”. In tale contesto i carissimi zampognari di Castelnuovo, Scapoli, Rocchetta ect. trovavano massima e piena disponibilità, riuscendo con le “Novene di Natale” portate in giro per il Molise a vivere e campare famiglie e genitori. Tra i tanti, ricordiamo “ zi’ Men’cuccie’ “, “ Mingo “ ed altri ancora, che il tempo non cancella affatto. Soprattutto il secondo, “ Mingo “, era tipo assai intraprendente e socievole ; negli ultimi anni delle sue “tourné”, lo ricordiamo sulla scalinata di “Trinità dei Monti” a Roma suonare per romani, turisti e stranieri, assoldato dalla Provincia di Roma. Ed ogni anno per il buon “ Mingo “ e la sua spalla era un autentico successo di consensi e ricavi nella Capitale, essenzialmente per il piacere di divertirsi e far divertire, e con la soddisfazione di ricevere ogni sera un mare di applausi, raccogliendo un sacco di soldi ! Oggi, terzo millennio in corso, i nostri zampognari hanno lasciato giocoforza il Molise per raggiungere nel periodo prenatalizio le maggiori città del centro/nord d’Italia, da Roma a Firenze, a Bologna ect., dove suonare, rallegrare e portare suoni, canti ed atmosfera del Natale tra quelle popolazioni. Il perché del cambiamento di abitudini e sedi è presto detto : hanno necessità i nostri zampognari di portare soldi a casa, in effetti è questo il loro unico lavoro invernale, e non possono permettersi di girare praticamente a vuoto tra i semispopolati paesi del Molise interno col rischio di tornarsene a casa con le pive nel sacco, ossia quasi con niente. Anche questo sta contribuendo purtroppo progressivamente a spopolare il Molise e ad appiattire vita ed interessi dei molisani in un regione impoverita sotto molteplici aspetti. Ed allora non resta che consolarci e sorridere col ricordo dei nostri carissimi zampognari in giro per i nostri paesi, a divertire piccoli, adulti ed anziani con gl’intramontabili suoni della tradizione popolare. E speriamo che prima o poi tornino … !

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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