VENAFRO – In località “Camiciola”, cuore della pianura venafrana, là dove erano venuti ala luce reperti di età neolitica nel corso della posa in opera di un nuovo metanodotto Molise/Lazio che attraversa la pianura dell’ estremo Molise occidentale, è tornato tutto com’era prima. La terra inizialmente rimossa per studiare ed analizzare quanto rinvenuto è stata rimessa là dov’era, per cui non sono più visibili scavi e reperti, mentre è possibile riprendere a coltivare i terreni della zona. La decisione è stata della stessa Soprintendenza Archeologica del Molise una volta catalogati e rimossi i reperti di 6.000 anni orsono venuti alla luce in loc. “Camiciola” e che si trovano oggi esposti nel Museo di S. Chiara a Venafro, in particolare i resti del bimbo di età neolitica ed altri interessanti reperti. Altro materiale rimosso da “Camiciola” è invece in attesa di collocazione ed esposizione, ovviamente -si spera- sempre a Venafro. Tornando alle opere in questione, prima di ricoprire il sito neolitico con abbondante strato di terreno ripristinando lo stato dei luoghi, esperti della Soprintendenza hanno provveduto ad ispezionare minuziosamente il sito degli scavi catalogando, analizzando e studiando tutto quanto rinvenuto. E’ seguita la copertura protettiva con appositi teli dell’intero suolo neolitico, per poter eventualmente tornare ad analizzare in futuro lo storico rinvenimento, dopodiché si è ricoperto il tutto con diversi metri di terreno, che allo stato è tornato di fatto coltivabile. Nel contempo sono anche proseguiti i lavori del nuovo metanodotto.
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