VENAFRO – “Noi e i ragazzi dello zoo di Berlino”, incontro dibattito sulla “cultura della droga”

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VENAFRO – Parafrasando il titolo di un testo forte, “ Noi e i ragazzi dello zoo di Berlino “, per una iniziativa socio/culturale fuori dai canoni tradizionali e perciò innovativa, allo scopo di coinvolgere ed interessare soprattutto le nuove generazioni. Trattasi dell’incontro/dibattito sulla cultura della droga promosso dalle associazioni cittadine “ET.Cetera” e “I Venafrani per Venafro” per affrontare un tema di scottante realtà, le tossicodipendenze, presente purtroppo anche nel territorio venafrano.

L’appuntamento si terrà venerdì 20 marzo prossimo (h 18,00) presso il Caffè Letterario “Bar Hyppocampus” su Corso Campano a Venafro, già prestatosi nel recente passato ad altra interessante iniziativa culturale confortata dai consensi dell’opinione pubblica e da tanta partecipazione grazie alla centralità del locale nel contesto cittadino ed alla sua accoglienza. Il noto libro/scandalo della tedesca Christiane Felscherinow, “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, il suo diario dal quale venne poi tratto il rinomato film omonimo sulle tossicodipendenze, darà quindi il titolo all’iniziativa che si avvarrà delle relazioni dello psichiatra isernino Costantino Kniahynicki e dello storico della filosofia, il venafrano Francesco Giampietri.

Il primo si soffermerà sulle dinamiche del disagio giovanile, con particolare attenzione al legame tra la fragilità adolescenziale ei rischi che si corrono nell’intraprendere percorsi devianti. Il secondo rifletterà invece sulla cultura della droga, concentrandosi sul fascino che esercitano sul mondo giovanile i cosiddetti “cattivi maestri”. In chiusura di incontro, che si avvarrà dell’introduzione dello scrittore Tonino Atella il quale curerà anche i collegamenti tra relatori ed interventi del pubblico, presentazione da parte dell’autore, l’isernino Domenico Barbaro, del proprio libro “Se Giulio non cambia”, viaggio nella seconda metà del secolo scorso tra due personaggi e due storie del sud d’Italia che si incontrano.

Nel romanzo s’intreccia la storia molisana di Giulio e della sua famiglia con quella calabro/aspromontana dell’autore bambino e della sua famiglia. Sullo sfondo, l’analisi sociologica dell’ambiente dell’Aspromonte  degli anni ‘50/’60 e quella del comprensorio montano del Matese e delle Mainarde, per un ideale gemellaggio fra Calabria e Molise, mondi rurali assai simili nei valori familiari, nelle tradizioni sociali e nelle involuzioni di un falso progresso consumistico che espone i giovani ai pericoli delle devianze mortali, rappresentate appunto dalle tossicodipendenze.

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