VENAFRO – “Caraesema secca secca”, una tradizione antichissima e suggestiva

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VENAFRO – Sono appena iniziate Le Ceneri, periodo di Quaresima che nel mondo e senso religioso porta ed avvicina alla Pasqua, sinonimo di gioia. Di tale periodo, segno un tempo -oggi le cose vanno un po’ diversamente …- di ristrettezze, rinunce, difficoltà ect., la Maestra Rosaria Alterio, attentissima ad abitudini, usanze, costumi e personaggi dei decenni trascorsi, ripropone un’antichissima, particolare ed assai suggestiva tradizione venafrana del passato, “che certamente -afferma l’insegnante- le nuove generazioni non solo non conoscono ma di cui forse non hanno mai sentito parlare. Trattasi di ” Caraesema secca secca “ (Quaresima povera povera), dal nome popolare e dialettale che si dava all’iniziativa”. Eccola, secondo i ricordi dell’ex docente : “A partire dalla giornata de Le Ceneri, inizio della Quaresima, su talune strade del centro storico -tipo Via De Amicis, via Cavour, Via Utris, via Della Valle ect.- famiglie più abbienti della prima metà del secolo scorso erano solite fissare cesti di vimini o cerchi di ferro -quelli dei barili- legandoli con funi a finestre o balconi sui due lati della strada, ai quali appendevano una “scella” di baccalà, il piede di un maiale, una saraca, altro pesce secco, una/due salsicce ect., ossia alimenti della cucina povera e popolare del tempo. La tradizione aveva anche la sua tipica filastrocca che così recitava : “ Caraésema secca secca/ magna pan’ e fica secch’/ ch’ ‘na zuppa r’ baccalà/ caraésema secca secca/ vo scialà “ ( Quaresima povera povera, si mangia pane e fichi secchi, con una zuppa di baccalà, la quaresima povera povera vuole dare sfoggio di abbondanza ). Tutto quanto pendente in alto su strade e piazze del centro storico venafrano restava lì in bella mostra ed esposto a vento, pioggia, sole ed intemperie per l’intero periodo quaresimale, appunto della “caraesema”, e solo il sabato santo,  il giorno precedente la Pasqua, coloro che avevano tirato le funi ed appeso cesto o cerchio di ferro con i vari alimenti, tagliavano le funi affinché gente in strada, in prevalenza poveri, potessero raccogliere e portar via quanto era rimasto appeso per settimane e settimane, appunto la “ Caraésema secca secca”. Tradizione antichissima che il tempo ha cancellato e che attestava l’aiuto, seppure parsimonioso, verso i poveri, non già però da parte di ricchi signori e benestanti dell’epoca, bensì da persone più abbienti ma sempre del ceto medio/popolare, che ben volentieri si prodigavano per  gli altri, offrendo quel poco in più che avevano”.

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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