ROMA – L’editoriale della rivista Forche Caudine di marzo: “Il Molise è agricolo”

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ROMA – La Regione Molise, attraverso il Fondo per le imprese (Fri), mette sul piatto otto milioni di euro per “Innovazione, internazionalizzazione, accordi di rete, start up”. Puntare al futuro va bene. Ma trascurare il presente va meno bene. In Italia, per fare un esempio, le start up, cioè le aziende innovative, sono 3.300. Nel Molise sono appena 15, con uno dei rapporti più bassi rispetto all’entità della popolazione. Sul fronte della ricerca, eccetto l’università, ci sono numeri marginali. Lo spirito cooperativo, inoltre, non è mai stato il forte di questa terra, dove nei principali distretti artigianali, ad esempio, ognuno va per conto suo. Il vulnus più evidente, però, è rappresentato dal presente, cioè dai gravi problemi infrastrutturali che sconsiglierebbero a chiunque di “isolarsi” nel Molise. Dove sono carenti persino le reti telefoniche. Tutto il movimento dell’economia collaborativa, dei makers, dei coworking, sul quale abbiamo da tempo richiamato l’attenzione degli amministratori locali, continua a rappresentare una chimera. Rispetto a questo panorama poco edificante, c’è invece un settore agroalimentare dalle concrete potenzialità, che incarna la vera vocazione e sfida per il territorio. Le aziende agricole molisane, a differenza delle start up, sono 10.145. Percentuale del 29,1% rispetto al 12,5% nazionale. Le 640 aziende alimentari assicurano il secondo posto tra le regioni che ne hanno la più alta percentuale. Insomma, l’agroalimentare, di assoluta qualità, è la bandiera del territorio di cui la regione, dai cittadini alle istituzioni, deve prendere piena coscienza e andarne orgogliosa. Tra l’altro il settore è tra quelli che hanno resistito meglio alla crisi, registrando addirittura una crescita costante. Sono i giovani a riscoprire il gusto della produzione alimentare, adeguandola ai tempi e apportando innovazione (vera). La forte vocazione del Molise per la produzione agroalimentare è insomma indiscutibile. E le percentuali molisane del comparto, che lievitano più rapidamente di quelle nazionali, confermano i margini di crescita. Insomma, la politica locale, anziché inseguire abbagli, farebbe bene ad incrementare gli sforzi verso tale settore, potenziando le infrastrutture, rafforzando le filiere, aprendo l’accesso al credito, premiando la qualità, favorendo finalmente gli sbocchi verso il mercato romano, come chiedono i tanti produttori legati alla nostra associazione. Investire nei valori distintivi che caratterizzano l’agroalimentare molisano è un vero e proprio diktat. Non farlo è autolesionismo.

www.forchecaudine.it

 

 

 

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