MACROREGIONI – I Venafrani non vogliono confluire nella Adriatica: “Per storia, cultura e tradizioni siamo sempre stati tirrenici”

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MACROREGIONI – C’è dibattito nell’opinione pubblica molisana, seppure al momento latente e contenuto non essendo il piano ancora ufficialmente decollato a livello ministeriale, circa il programma governativo di riforma delle regioni nell’ottica dell’abbattimento della spesa pubblica, aspetto quest’ultimo certamente condiviso data la situazione di fatto e il diffuso sperpero di denaro pubblico.

Il programma, in notevole sintesi, prevede il passaggio da 20 a 12 regioni con la scomparsa di 8 realtà regionali, e tra queste anche il Molise che finirebbe smembrato e diviso tra la neo “ Regione Adriatica “, comprendente ex Abruzzo e province di Ancona, Ascoli, Rieti ed Isernia, e la neo “ Regione del Levante “, che raggrupperebbe ex Puglia e le province di Campobasso e Matera.

Un “de profundis” di fatto quindi per il Molise, che scomparirebbe dalla notoria e cara cartina nazionale appresa sui banchi di scuola per dar vita alle nuove realtà socio/politiche del territorio nazionale sotto la sferza delle riforme e delle innovazioni. Ovvia e scontata l’alzata di scudi da parte del mondo politico/amministrativo molisano e di parte dell’opinione pubblica regionale, difensori dell’identità del Molise con motivazioni diverse.

C’è però anche tantissima altra gente comune della nostra regione che ragiona, piedi a terra, su riforme e loro necessità concludendo che, se più conveniente, utile all’economia ed alle risorse, ci siano pure la riforma regionale e la nuova mappa del territorio nazionale, sempre che -chiaramente- le innovazioni e i cambiamenti apportino vantaggi sostanziali alla massa.

In tale complesso discorso il mandamento del Venafrano, da ovest ad est compreso tra i Comuni di Sesto Campano e Montaquila per una popolazione complessiva superiore alle 20.000 unità, sta vivendo momenti di ansia e perplessità. Allo stato non è tanto in discussione l’opportunità o meno di ridisegnare il territorio nazionale delle regioni e quindi di procedere con la riforma, compito del resto che non tocca alle popolazioni dei singoli territori ma piuttosto al Governo centrale, bensì è in discussione e suscita perplessità diffuse la preventivata destinazione o meglio l’aggregazione finale dell’area Venafrana.

In questa fase iniziale del programma di riforme portato avanti dal Parlamento nazionale risulterebbe, come detto innanzi, che la provincia d’Isernia entrerebbe a far parte della neo “ Regione Adriatica “, assieme ad ex Abruzzo e province di Ancona, Ascoli, Rieti ed Isernia, cosa appunto che sta suscitando non poche perplessità nell’opinione pubblica del mandamento Venafrano.

“Noi con l’Adriatico ?”, si chiede la gente dell’estremo Molise occidentale. “Per storia, cultura, società, tradizione, territorio ed economia abbiamo pochissimo in comune con tale area, per cui non pensiamo sia una soluzione ottimale. Al contrario, e se proprio inevitabile, vediamo di buon occhio l’aggregazione alla neo “ Regione del Tirreno “ con ex Campania e province di Frosinone e Latina, ambiti storicamente più confacenti a noi sotto il profilo socio/economico”. L’auspicio dei residenti del Venafrano : “Ci auguriamo un più attento esame della complessa tematica da parte del Parlamento nazionale, al fine di apportare vantaggi reali a tutti”.

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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