VENAFRO – Ricordare la Resistenza per non dimenticare di resistere alle ingiustizie. Il Liceo – Ginnasio “Giordano” accoglie un incontro commemorativo

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VENAFRO – Ricordare la Resistenza per non dimenticare di resistere alle ingiustizie del nostro tempo: questo il messaggio consegnato dall’Associazione Agorà-Idee in movimento ai tanti studenti e alle tante persone convenute presso il Liceo-Ginnasio “Giordano” per partecipare all’incontro commemorativo del settantesimo anniversario della Liberazione. L’evento, realizzato in stretta collaborazione con l’Istituto scolastico, ha visto alternarsi più voci al microfono, nell’intento di raggiungere i giovani partecipanti e far comprendere loro il valore fondativo della guerra di Liberazione, vista come patrimonio della Nazione e non di una o più fazioni.
In tal senso, già il saluto introduttivo di Donata Caggiano, Presidente dell’Associazione e docente presso il Liceo Classico, è stato segnato da brevi riflessioni volte a sottolineare la complessità delle vicende legate alla Resistenza e i numerosi risvolti ad essa connessi, nonché la sua perdurante attualità per la storia del nostro Paese. Sono poi subentrati alla guida dell’incontro Rocco Viccione e Maria Assunta Presioso. Il primo, in particolare, ha rivolto ai giovani la propria attenzione ricordando a loro e a sé stesso che «rievocare il passato senza attribuire al ricordo una funzione dinamica è un gesto sterile, privo di conseguenze positive e appiattito nella dimensione della convenzione o, peggio, dell’ipocrisia collettiva», fino al monito finale in cui – combinando Tucidide e Gaber – ha sottolineato la necessità della partecipazione attiva alla realizzazione costante del bene comune. Maria Assunta Prezioso, poi, sempre animata da una speciale passione letteraria, ha dato lettura della Lapide ad ignominia composta da Piero Calamendrei per il nazista Kesserling che provocatoriamente richiese un monumento agli Italiani. La stessa ha quindi brevemente introdotto il Professor Cerchia, docente di storia Contemporanea presso l’Unimol, il quale ha iniziato il proprio intervento dedicato alle Resistenze nel Mezzogiorno soffermandosi sul valore forte delle festività civili e sui significati ad esse attribuiti in epoca moderna, non dimenticando il potenziale divisivo delle stesse. L’intervento è poi proseguito con un brillante quadro storico degli eventi consumatisi nel Meridione e, in particolare, tra Campania, Molise e Lazio dall’Otto Settembre fino allo sfondamento della Linea Gustav. Il Professore ha sottolineato che il Mezzogiorno ebbe «una sua propria Resistenza, diversa da quella del Centro-Nord, ma la diversità non fu assenza»: in tal senso, l’esempio paradigmatico fu rappresentato dalle Quattro Giornate di Napoli, con cui il capoluogo partenopeo – prima città d’Europa a compiere una simile ribellione – cacciò gli occupanti nazi-fascisti. Infine, dopo la presentazione della Professoressa Prezioso volta a inquadrare i fatti di cui il successivo ospite avrebbe parlato, è seguito l’intervento commosso e commovente di Graziella Di Gasparro, testimone dell’eccidio di Conca della Campania, la quale ha letto una lettera al padre caduto vittima della follia nazista, ricordando il proprio dolore e il proprio appassionato e incrollabile impegno in favore della verità e della giustizia, valori imprescindibili perché una società rinasca veramente libera.
In conclusione, il saluto del Vice-preside Marco Fusco, che a sua volta ha consegnato alla platea i saluti della Dirigente, e l’intervento breve del Sindaco di Venafro Antonio Sorbo, il quale ha sottolineato la vicinanza costante del Comune alle più varie iniziative culturali e ha ricordato l’attualità della Resistenza, non dimenticando la tragedia recentemente consumatasi nel Canale di Sicilia, per la quale l’Associazione ha anche chiesto di osservare un minuto di raccoglimento. Le conclusioni, affidate a Maria Assunta Prezioso, hanno visto tornare in scena la poesia con il brano di Quasimodo Anno Domini MCMXLVII dedicato ai tanti partigiani che combatterono per la libertà, quelli noti e anche tutti quelli il cui nome non ci è pervenuto.

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