CULTURA – Ricordi di gloria nel 70° della Liberazione: Alfredo Notte, eroe-simbolo del Molise

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CULTURA – La ricorrenza del “Settantesimo” della Liberazione, memoria sacra della riconquista del bene prezioso della Libertà, sia di monito per ricordare ai giovani le eroiche virtù ed il coraggio dei soldati italiani (“spectatae virtutis milites omni tempore locoque”), i quali non hanno mai esitato a sacrificare il bene supremo della loro vita, trasmettendoci il sentimento, nobile, consapevole e duraturo, dell’Amor di Patria.

I nostri Caduti di tutte le guerre hanno lasciato, pertanto, alle generazioni successive un’immensa eredità d’affetti e valori, ovunque essi si siano battuti in nome della loro assoluta dedizione “…Per l’italico suolo”, come lo definì Giuseppe Parini.
Nel loro novero vanno doverosamente compresi i Caduti, anche civili, della Resistenza, i soldati dei moderni “Contingenti di pace” (tra i quali il “parà” campobassano Alessandro Di Lisio, morto in Afghanistan il 14 luglio 2009) e le vittime del terrorismo e delle violenze che ogni guerra genera, poiché tutti hanno avvertito, con motivazioni varie e legittime, l’intimo e nobile bisogno del “de libertate decernere”.
In questa ottica, doviziosa di luminosi esempi d’abnegazione e di ammonimenti per i nostri oscuri tempi (pervasi dall’abulico ed insipiente culto di altri “idoli”, falsi e bugiardi, tra i quali l’esecranda brama del profitto e del potere, elevati a sistema unico ed assoluto del vivere), sono da ricordare tutti i Caduti, anche quelli della Regione molisana, che, pur non molto estesa territorialmente, ha offerto in ogni conflitto, “progrediente aetate”, un grande e fulgido esempio di animosa fedeltà al dovere da parte dei suoi Figli migliori.
Basti pensare che sono ventisette le sole Medaglie d’Oro al Valor Militare, assegnate ai Caduti molisani dal 1895-’96 (Impresa d’Etiopia) fino al 1994, un anno, quest’ultimo, che ha visto distinguersi i “Contingenti di pace”, come attesta una prestigiosa pubblicazione del benemerito “Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al V.M.”, edita nel novembre del Duemila dalla Federazione Regionale del Molise e patrocinata dalla Regione, in collaborazione con le Province di Campobasso e di Isernia (cfr. “Medaglie d’Oro al V.M.”, Ed. “Arti Grafiche La Regione”, anno 2000, Campobasso, pp. 65).
Delle ventisette Medaglie auree, concesse fino al 1994, quindici sono quelle attribuite per quell’arco di tempo che va dalla 2^ Guerra Mondiale alla Resistenza. L’ottava, ci sia consentito commemorare uno straordinario episodio di virtù patrie (non non del tutto conosciuto nei suoi minuti particolari), fu conferita “ad memoriam” del soldato Alfredo Notte, di cui fu riconosciuta l’eccellenza dell’ardimento e del coraggio indomito dimostrati, soprattutto nel corso di un aspro combattimento sul martoriato Fronte greco, durante il 2° Conflitto Mondiale.
Alfredo Notte era nato l’otto luglio del 1918 in Macchiagodena (l’antica “maccle…de godini” della Contea d’Isernia, citata in un prezioso documento longobardo del cinque maggio del 964 d.C., riportato, nel suo tenore di base, dal Dottor G. Vincenzo Ciarlanti, Arciprete della Cattedrale d’Isernia, nelle “Memorie Historiche del Sannio”, edite in Isernia nel 1644).
Appartenente ad un’umile e morigerata famiglia di contadini, dai quali aveva ereditato la modestia comportamentale e la dignitosa sobrietà del vivere quotidiano, il giovane Alfredo non esitò a seguire l’esempio dei familiari, dedicandosi alla coltivazione dei campi ed alla custodia delle greggi.
Il volgere degli eventi bellici lo vide partire da una piccola contrada del paese nativo, ove aveva trascorso i primi anni della sua esistenza, per assolvere il servizio di leva a far data dal I° febbraio 1940. Nei giorni successivi s’imbarcò con gli altri commilitoni per l’Albania, ove era stato assegnato al Gruppo Cavalleria “Aosta”, che raggiunse subito, una volta pervenuto a Durazzo.
Nel mese successivo, venne inquadrato nel 3° Squadrone del VI Gruppo dello storico Reggimento “Lancieri di Milano”, dislocato sul montuoso Fronte greco-albanese (sul quale perì, il 19 novembre del 1940, il Bersagliere macchiagodenese Giuseppe Cuccovia) e supportato, nelle operazioni contro la Grecia, dal XLI Reggimento di Artiglieria “Firenze”, a sua volta inquadrato nel XIV Corpo di nuova formazione, al comando del Generale G. Nasci. Il “Firenze” aveva il compito di coprire con le sue bocche da fuoco la forza divisionale e l’avanzata dello stesso “Lancieri di Milano”.
Dal 28 ottobre del 1940 Alfredo Notte prese parte alle azioni belliche, con spirito di sacrificio ed ardimento non comuni, rivelati soprattutto nel mese di aprile del successivo 1941 (giorni 10 e 11), allorquando, dopo reiterati assalti, venne ferito mortalmente nel settore operativo di Ostreni Vogel, strategicamente cruciale per rompere il munito fronte nemico lungo il fiume Drina.
Con le sue residue forze riuscì, tuttavia, ad infondere coraggio nei commilitoni e, prima dello spirare al nobile e supremo grido di “Italia, Italia”, vergò,“sua manu”, su una cartolina del Reggimento il proprio testamento morale: “Caduto per la Patria”. L’inchiostro, di cui si servì, fu il suo sangue!
Con quel gesto scrisse una grande pagina di storia (lui, umile contadino-pastore non ancora ventitreenne…) ed entrò, al contempo, nella leggenda degli eroi grandi d’ogni tempo, meritandosi la “Medaglia d’Oro al V.M.” con la seguente motivazione:“In due giornate di aspri combattimenti, primo tra i lancieri appiedati, si lanciava più volte all’assalto contro munite posizioni. Colpito a morte, continuava ad incitare i compagni a proseguire nella lotta ad oltranza. Prima di spirare, con uno sforzo sovrumano, riusciva a vergare su di una cartolina del Reggimento: <<Caduto per la Patria>>. Riaffermava col suo gesto l’eroismo e la dedizione del soldato italiano alla Patria.- Ostreni Vogel (Fronte greco), 10-11 aprile 1941”.
Lo scontro di Ostreni Vogel valse anche allo Stendardo del Reggimento la Croce di Guerra e, inoltre, al Comandante, Col. Giorgio Morigi, la Croce dell’Ordine Militare di Savoia. Il “Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica / Ufficio per gli Affari Militari e Segreteria del Consiglio Supremo di Difesa”, informato, qualche anno addietro, del peculiare comportamento del Lanciere molisano, mi ha fatto conoscere quanto, tra l’altro, segue: “… desidero ringraziarLa, anche a nome del Capo dello Stato [Dott. Giorgio Napolitano], per avere simbolicamente ricordato, commemorando la figura del Lanciere NOTTE, quanti hanno vissuto… la tragedia della II Guerra Mondiale… Nel rendere omaggio ai Caduti ed ai Combattenti…, che con il loro sacrificio hanno contribuito a scrivere molte pagine della storia nazionale, si intende anche tramandare alle giovani generazioni la memoria dei loro avi ed il prezioso patrimonio di princìpi e valori che costituiscono le fondamenta della nostra Repubblica” (Roma, SGPR, pr. 118575, 23-11-2010).
Il sacrificio del Lanciere Alfredo Notte (di cui ha avuto compimento, nel 2011, il 70° della sua morte in propizia coincidenza con le solenni celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia) va assumendo contorni cognitivi e consensi valutativi sempre più ampi. Infatti, nel corso di una S. Messa di Suffragio per tutti i Caduti d’ogni schieramento, il soldato molisano è stato ricordato con una Cerimonia, organizzata presso il Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso (Isernia) dal benemerito Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon di Roma.
Il suggestivo Rito si è svolto il 15 dicembre del 2011 presso quel Tempio, cuore della “pietas” molisana e “sacra aedes” della “Virgo et Mater”, alla quale si sono sempre affidate, in particolare, le mamme, che non hanno più visto il ritorno dei loro figli e dei loro cari.
Mi è grato ricordare, “breviter et summatim”, quanto ha, tra l’altro,riportato sulla lodevole rievocazione di A. Notte la Rivista Ufficiale del medesimo Istituto: “…Tale eroica figura è stata direttamente suggerita all’Ispettore Regionale dell’Istituto per il Molise… dal prof. Filippo Ungaro…lettore dell’«Eco dell’Addolorata», sulla quale fu pubblicato lo scorso anno un ampio articolo sulla Celebrazione in Suffragio dei Caduti dell’Unità d’Italia…, ed attento studioso di patrie memorie…” (cfr. ”Rivista bim.le dell’Istituto Naz.le per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon”, n. 3, maggio-giugno 2012).
Il Comune di Macchiagodena ha, “multo ante”, riconosciuto i meriti straordinari di Alfredo Notte, “vir magna virtute praedito”, conferendo il suo nome ad una via, dedicandogli un Istituto Scolastico ed una targa bronzea, esponendo in una Sala istituzionale un quadro, raffigurante l’eroico Lanciere , in cui s’identificano, “sua sponte”, i numerosi ed altri Caduti del paese, anche civili, commemorati con l’incisione dei loro nominativi sulla lapide di una fontana, sita a ridosso di un maestoso masso roccioso, nella piazza centrale, antistante al Municipio.
Ricordiamo, per inciso, che la Comunità macchiagodenese vanta tra i suoi valorosi Figli anche Alessandro Paolillo e Pasquale Perrella (parteciparono, pervasi dal sogno dell’Unità d’Italia, alla Spedizione di Sapri, guidata da Carlo Pisacane nel 1857), Antonio Ciccone (Medaglia d’Argento al V.M. in seguito agli eventi del 1943) ed Alex Ciccone (vittima civile, deceduta l’11 settembre del 2001 in seguito all’attacco terroristico alle “Torri gemelle” negli Stati Uniti). E, ancora, altri, per i quali chiedo venia del non averli citati, “exiguitate spatii imperante”.
Alfredo Notte, le cui gesta sono state riportate anche su “Il Giornale di Trani” nella vicina Puglia (cfr. di Filippo Ungaro, “Edoardo Fusco ed Alfredo Notte”, 22 aprile 2011, pp. 14-15), va, dunque, considerato un eroe, che ha tutti i requisiti per essere additato, tra gli altri, come peculiare modello di virtù ed ideali patri, in ispecie alle nuove generazioni, obnubilate, tranne lodevoli eccezioni, da falsi esempi comportamentali ed inaridite dall’irreversibile “analfabetismo dei sentimenti” del nostro tempo.
Scrisse l’ottimo e venosino Orazio Flacco (65-8 a.C.) che “Dulce et decorum est pro patria mori” (“Odi”, III, 2, 13): sappiano i Genitori ed i Docenti rendere consapevoli i giovani dei veri valori della vita, alla luce del monito oraziano e del messaggio splendido di Alfredo Notte, soprattutto durante il mese dedicato alla celebrazione della Liberazione e della Resistenza!

Prof. Filippo Ungaro
(Cultore di memorie patrie)

Nativo del verde e montano Molise, ove, di sovente, ritorna per vincoli affettivi e vari interessi culturali, Filippo Ungaro vive in Trani, “L’Atene delle Puglie”, dalla prima infanzia.
Ivi ha conseguito la Maturità Classica, presso il rinomato Ginnasio-Liceo “G. Davanzati” dei PP. Barnabiti, nell’anno scolastico 1963-1964: in virtù dell’intero e brillante “cursus”, nonché della votazione riportata agli Esami di Stato, la più alta nel Nord-Barese, gli è stato conferito il titolo onorifico di “Princeps studiorum”, secondo una prestigiosa consuetudine dell’Ordine barnabitico. Il “Rotary Club” della Città di Trani, inoltre, lo ha insignito della “Medaglia d’Oro”, per meriti scolastici, il 5 maggio del 1965.
“Dottore in Lettere” presso l’Università degli Studi di Bari (24 marzo 1969), con Tesi relazionale sull’avvincente “Epistolario” di Vittorio Alfieri (Relatore il Chiar.mo Prof. Mario Sansone, Preside di Facoltà e Critico letterario di onorata memoria e fama internazionale), Filippo Ungaro ha, poi, conseguito due Abilitazioni all’Insegnamento di Materie Letterarie negli Istituti d’Istruzione Secondaria di 2° grado (Sessioni Ministeriali del 19 gennaio 1971 e del 9 febbraio 1973).
Superati in Roma due Concorsi a Cattedre nelle Superiori, con esito lusinghiero nella valutazione finale delle Commissioni Esaminatrici, si è dedicato, previa iscrizione all’Albo Professionale dei Docenti, all’Insegnamento negli Scuole Superiori di varie Sedi del Nord-Barese.
Nell’ambito scolastico gli sono stati affidati, “progrediente tempore”, diversi altri incarichi, tra i quali quelli di “Responsabile Bibliotecario” e di “Membro Effettivo” del Comitato di Valutazione del Servizio d’Insegnamento, prestato dal Corpo Docente.
Ha collaborato, e continua a farlo, con i suoi numerosi articoli, di natura essenzialmente storica e letteraria, a vari Periodici del Meridione (“Il Davanzati”; “In Comunione”; “Traninostra”; “Il Giornale di Trani”; “La Gazzetta del Mezzogiorno”; altri “fogli”, cartacei e telematici della Puglia e del Molise, ecc.). Da oltre otto lustri, inoltre, continua a scrivere prefazioni e recensioni su opere, poetiche e narrative, dell’area culturale “Samnii atque Apuliae”.
Si occupa, attualmente, dell’esegesi della vasta produzione, giuridica e letteraria, di Filippo Ungaro, suo omonimo e nonno paterno (Monte Sant’Angelo, 1870-Trani, 1941), giurista, poeta e scrittore d’afflato carducciano, nonché sodale, negli ambienti culturali tranesi e partenopei del primo Novecento, del filosofo Giovanni Bovio, della scrittrice Matilde Serao e del giornalista Edoardo Scarfoglio, fondatore de “Il Mattino”di Napoli.
Il suo illustre avo è stato definito, tempo fa, “interessante figura e insigne scrittore, poeta e giurista” dal Signor Presidente della Repubblica Italiana, Dr. Giorgio Napolitano (missiva del S.G.P.R / 7 marzo 2013). Anche un “profilo” di Giuseppe Mazzini, inviato, in passato, al Quirinale, è stato gratificato da un particolare ringraziamento dell’allora Presidente, Dr. C. Azeglio Ciampi, in data 13 gennaio 2006.
Ha composto, inoltre, diverse liriche, con predominante ispirazione religiosa e morale: alcune, donate a Sua Santità, Papa Emerito Benedetto XVI, sono state definite da Lui “frutto di generosa testimonianza cristiana”. Negli ultimi tempi, infine, un suo personale e particolare “memoriale” agiografico su San Nicola “il Pellegrino” (sex XI), Patrono Principale e prodigioso Taumaturgo dell’intera Arcidiocesi della Città di Trani, è stato offerto, in atto di filiale omaggio, a Papa Francesco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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