MONTERODUNI – Antonio D’Itri: “Non sono un criminale, ma solo un onesto cittadino vittima di una sentenza assurda”

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MONTERODUNI – La richiesta di rettifica giunge dai familiari di Antonio D’Itri ed è relativa all’articolo “Monteroduni/Cantalupo – Guida in stato di ebrezza, arrestate due persone”, pubblicato il primo aprile scorso. Nel rispetto delle norme deontologiche pubblichiamo integralmente il testo pervenutoci:

“Paradossale e tragicomica è la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sottoscritto D’Itri Antonio e che lo ha visto suo malgrado vittima di una vera e propria campagna denigratoria posta in essere ai suoi danni da una superficiale e pressappochista stampa locale.

Invero, le disavventure di questo normale ed onesto cittadino di Monteroduni hanno il loro nefasto inizio in un tranquillo pomeriggio del 10 settembre del 2008, allorquando questo anonimo autotrasportatore veniva fermato e controllato da una pattuglia della polizia stradale nei pressi dello svincolo autostradale di Cerignola, ridente Comune della provincia di Foggia.

In tale occasione, al malcapitato autotrasportatore, reduce da un pranzo veloce nel corso del quale aveva bevuto un bicchiere di vino, veniva riscontrato un tasso alcolico pari a 0,82 grammi per litro, ovvero di soli 0,02 grammi per litro superiore allo sbarramento di cui alla lettera b) del comma 2 dell’art. 186 del c.d.s., che rappresenta la soglia della fattispecie del “PENALMENTE” rilevante. Ciò era sufficiente agli agenti per ritirare la patente, sequestrare l’autoarticolato e lasciare il soggetto valutato in stato di ebbrezza alcolica da solo in autostrada senza alcuna precauzione o tutela.

Tuttavia, i guai per il povero autotrasportatore di Monteroduni erano appena cominciati!

Infatti, la comunicazione della notizia di reato di cui all’art. 186 comma 2 lett. b) del c.d.s. perveniva alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e incredibilmente un Sostituto Procuratore contestava ufficialmente al sottoscritto la violazione della contravvenzione della guida in stato di ebbrezza alcolica con l’aggravante della recidiva specifica infraquinquennale.

Ecco il 1° madornale errore giudiziario!!!

Invero, lo scrivente risultava gravato da un unico precedente penale, ovvero una condanna alla pena di giorni 20 di arresto sostituita con l’ammenda di € 760,00, per una contravvenzione risalente al 29 giugno 2006.

Orbene, in base all’art. 99 c.p. così come modificato dalla legge cd. ex Cirielli del 2005, la recidiva può e deve essere contestata solo e soltanto a soggetti che siano stati precedentemente condannati per un delitto e non anche a chi abbia subito una precedente condanna per una contravvenzione che, nel diritto penale, rappresenta la categoria dei reati meno gravi puniti con l’arresto e/o con l’ammenda (i delitti invece sono punti con la reclusione e con la multa).

Purtroppo, al povero cittadino di Monteroduni veniva assegnato un avvocato di ufficio, il quale, evidentemente non si accorgeva della erronea contestazione mossa al sottoscritto e, in questo disastroso contesto giudiziario – forense, maturava il 2° madornale errore giudiziario!

Infatti, un “distratto” Giudice Monocratico del Tribunale di Foggia – Sezione Distaccata di Cerignola, inspiegabilmente non rilevava l’erronea contestazione a danno del malcapitato imputato e in virtù dell’indebita considerazione della recidiva specifica infraquinquennale emetteva a carico dello stesso una sentenza abnorme di condanna che a causa dell’illegittimo aumento per la contestata inesistente recidiva, infliggeva al sottoscritto una pena finale che addirittura eccedeva i limiti edittali massimi di pena previsti dalla norma incriminatrice.

In particolare, lo scrivente veniva condannato alla pena di mesi 5 di arresto (pena massima mesi 6 di arresto) ed € 3.000,00 di ammenda (pena massima consentita € 2.000,00 di ammenda), con sospensione della patente di guida per anni 1 (massimo consentito).

L’errata contestazione della recidiva faceva si che il Giudicante non ritenesse meritevole l’imputato (soggetto in realtà totalmente incensurato) della concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena di cui all’art. 163 c.p., sicuramente concedibile, invece, in base ai parametri di cui all’art. 133 c.p.p.

Avversa tale ridicola ed assurda sentenza proponeva formale e sterile appello il l'”azzeccagarbugli” foggiano (contro il cui operato lo scrivente intenterà azione di risarcimento danni per evidenti responsabilità professionali), il quale neanche in questa fase si avvedeva della chiara ingiustizia di cui era stato vittima il proprio assistito e, pertanto, nei motivi di gravame si limitava a chiedere, non adeguatamente motivandola, l’assoluzione del sottoscritto o quanto meno una riduzione della pena inflitta previa concessione delle circostanze attenuanti generiche.

Nessuna traccia nei predetti motivi di impugnazione di richieste di esclusione della recidiva erroneamente contestata ed applicata né di richieste di sacrosanta concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Finalmente (e fortunatamente) la Corte di Appello di Bari – I Sezione Penale con la sentenza del 6 maggio 2013 rilevava d’ufficio il macroscopico errore commesso dal Giudice di 1° grado ed escludeva dal computo della pena inflitta all’imputato l’aumento per la recidiva specifica infraquinquennale erroneamente contestata al malcapitato scrivente. In virtù di ciò, la Corte di Appello riformava la sentenza di primo grado riducendo la pena da 5 mesi di arresto e 3.000,00 euro di ammenda a 2 mesi di arresto e 700,00 euro di ammenda.

Tuttavia, vista la totale assenza di richieste difensive in tal senso nei propri motivi di appello, la Corte non concedeva al sottoscritto, ricorrendo ai propri poteri di ufficio, il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Avverso tale sentenza vi era un termine perentorio per proporre ricorso per Cassazione che avrebbe quasi certamente trovato accoglimento visti i gravi errori in punto di diritto commessi in precedenza e che con ogni probabilità avrebbe consentito al sottoscritto di beneficiare della prescrizione della contravvenzione contestata che sarebbe maturata il 10 settembre 2013 (ovvero a distanza di soli 4 mesi dalla data di pronuncia della sentenza di 2° grado).

Purtroppo, il “geniale” azzeccagarbugli foggiano ben pensava di non avvisare l’ignaro cliente di tale facoltà e, quindi, faceva spirare il suddetto termine perentorio, cosicché la condanna a carico del sottoscritto divenisse definitiva ed irrevocabile.

In altre parole, per una semplice violazione di poco superiore alla soglia limite prevista dal codice della strada per guida in stato di ebbrezza alcolica di un cittadino onesto ed incensurato, lo scrivente si è trovato, a distanza di ben 7 anni dalla violazione, a dover scontare una pena detentiva definitiva pari a 2 mesi di arresto.

Vano risultava, altresì, l’estremo tentativo dello scrivente di accedere alla misura alternativa alla detenzione dell’affidamento in prova al servizio sociale, laddove l’inflessibile Tribunale di Sorveglianza di Bari (unico in Italia per severità ed intransigenza) rigettava la legittima, motivata e documentata richiesta formulata dal sottoscritto, accordando allo stesso la misura alternativa della detenzione domiciliare per la durata di mesi 2.

Ed è alla fine di questo calvario giudiziario che il sottoscritto ha dovuto subire l’umiliazione della gogna mediatica. Infatti, lo scrivente ha dovuto leggere sui giornali di arresti posti in essere a suo danno dai carabinieri locali perché sorpreso ubriaco alla guida, di manette scattate grazie alla prontezza dei militari che hanno scongiurato pericoli e disagi per la comunità bloccando il folle “ubriacone”.

Tutto ciò è falso ed inaccettabile!!!

Il sottoscritto non è stato giammai arrestato dai Carabinieri di Monteroduni, non è stato mai ammanettato né sorpreso alla guida in stato di ebbrezza alcolica e perciò condotto in caserma.

Al contrario, lo scrivente è stato destinatario di un provvedimento emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Bari che gli concedeva la facoltà di scontare una pena ingiusta frutto di errori ed incompetenze e relativa ad una violazione risalente al settembre del 2008.

Ora alla luce della fedele ricostruzione degli eventi non è forse evidente che il sottoscritto sia stato l’ennesima vittima della nostra scricchiolante macchina giudiziaria, non è palese che gli eroici tutori dell’ordine non hanno arrestato alcun pericoloso criminale, ma si sono limitati a notificare allo stesso un mero atto giudiziario?

In tutto questo marasma di ingiustizie e ritardi, il sottoscritto si trova a dover rimanere “ristretto” per due mesi presso la propria abitazione senza possibilità di guadagno per sostenere i suoi due figli minori e sua moglie disoccupata!

Ma questi fatti non fanno notizia, non sono sensazionali, non suscitano curiosità, ammirazione o stupore, sono tragicamente noti e noiosi, e questa E’ UNA VERGOGNA!!!

Sulla scorta delle precisazioni sopra riportate, il sottoscritto si aspetta da codesto spett. le Giornale una smentita delle false notizie apparse sulle Vostre pagine o quanto meno una rettifica che riabiliti la dignità di un onesto e sfortunato cittadino”.

 

Antonio D’Itri

 

Nota del direttore:

Per dovere deontologico ritengo opportuno evidenziare che, a differenza di altre, la nostra testata non ha in alcuna misura “romanzato” sulla vicenda riguardante il sig. Antonio D’Itri. Nel caso specifico ci siamo limitati a riportare integralmente, senza modifica alcuna, il comunicato pervenutoci dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Isernia. A scanso di equivoci lo riproponiamo:

“Per guida in stato di ebbrezza alcolica, a Monteroduni i militari della locale Stazione hanno arrestato un 45enne del posto, destinatario di un ordine di esecuzione agli arresti domiciliari scaturito da violazioni di cui si era reso protagonista negli ultimi anni, venendo più volte sorpreso alla guida in stato di ubriachezza”.

Angelo Bucci

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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