CAMPOBASSO – Quando il gioco d’azzardo fa perdere la testa e la famiglia. I suggerimenti della Dott.ssa Emanuela Pallotta

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CAMPOBASSO – Gentile Dott.ssa Emanuela Pallotta, sono C, ho 40 anni e risiedo in provincia di Campobasso. Le vorrei sottoporre la mia situazione: sono divorziata, con 3 figli, mio marito non mi passa gli alimenti ed io non riesco a mandare avanti la famiglia. Una mia amica mi ha consigliato di giocare ai video poker. Inizialmente ho anche ottenuto delle vincite, ma globalmente ci ho rimesso un sacco di soldi. Mi rendo conto di avere un problema di dipendenza. Ho provato a smettere più volte, ma senza alcun risultato. Mi rendo conto che il mio atteggiamento aggrava ulteriormente la mia situazione familiare, ma ciò nonostante non riesco a smettere.

 

Cara C. la dipendenza dai videopoker e giochi d’azzardo elettronici è un fenomeno molto diffuso, soprattutto nella nostra società. Hanno la caratteristica di essere veloci sia nelle modalità di gioco che nelle modalità di pagamento, proprio come è ormai la nostra società. Questa velocità crea ansia, che poi cerca di essere alleviata attraverso il gioco ed in questo modo si entra in un circolo vizioso: si ha bisogno di soldi, si gioca, si vince, si gioca, si perde, bisogno di soldi, gioco e si è di nuovo al punto di partenza. La dipendenza oltre ad essere creata dalle molteplici luci, dalla velocità, dall’adrenalina è data anche dalla sensazione di benessere che si ha nella vittoria, il giocatore continua a cercare quella sensazione piacevole di gratificazione e continua a giocare.

 

Il cervello ha un meccanismo di rinforzo che agisce attraverso premi e punizioni, il premio è molto più forte della punizione e per questo ha molto più valore una vincita che una perdita, come puoi vedere il giocatore è disposto a perdere tutto non perché sia sua intenzione ma perché questo meccanismo spesso lega con una bassa autostima, una predisposizione al rischio e al bisogno di adrenalina, spesso la sensazione di paura di essere scoperti, o rimproverati dai familiari spinge il giocatore a scommettere sempre più di frequente, dato che le “punizioni” come il rimprovero o la perdita, creano ansia, si cerca nel gioco una gratificazione immediata, ma il gioco che estranea il giocatore, attraverso dei meccanismi ripetitivi, lo porta in un mondo onirico che al risveglio lo fa trovare con un senso di colpa tutt’altro che gratificante.

 

Spesso i giocatori si sentono fortunati e si illudono di avere un periodo di vincita ma in realtà è un meccanismo statistico, inizialmente si vince perché si gioca poco ma aumentando la frequenza delle scommesse aumentano anche le perdite.

 

A livello sistemico le dipendenze anche quelle da gioco d’azzardo hanno una connessione con la figura paterna e una fissazione edipica con la figura materna, spesso i giocatori hanno una famiglia d’origine caratterizzata dal lutto di uno o entrambi i genitori, genitori divorziati oppure la presenza di un giocatore. Spesso il cargiver che rifiuta il giocatore crea nel figlio lo stesso risultato perché si sviluppa un’alleanza interna con la persona rifiutata ottenendo così il risultato opposto. Inoltre,  la perdita può diventare forma di gratificazione perché il giocatore si libera di un fardello che proiettato sul denaro.

 

Cara C. la tua richiesta è il primo passo verso la soluzione ma non basta, è importante prendere consapevolezza delle proprie dinamiche, dal mio punto di vista oltre all’aiuto di una figura professionale che si occupi nello specifico di dipendenze si potrebbe lavorare sull’autostima e sul cercare gratificazione in altri ambiti come la famiglia, il lavoro, la relazione di coppia, le amicizie… in questi ambiti c’è il vero mettersi in gioco, la vera fatica ma anche la vera vittoria.

 

Spero di esserti stata utile

Dott.ssa Emanuela Pallotta.

emanuela pallotta 2

 

Dott.ssa Emanuela Pallotta

manu.pallotta@gmail.com

Cell. 3357710405

Tao Academy

Via Beethoven, 72

Isernia 86170 (IS)

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