VENAFRO – Lampadario della cripta di San Nicandro, il rammarico della maestra Rosaria Alterio: “I fedeli sarebbero felici di rivederlo al suo posto”

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VENAFRO – La stampa, in questi ultimi tempi, è un bombardamento quotidiano di brutte e ripetitive notizie che forse, all’infuori dei titoli, non si leggono nemmeno più perché poi, alla fine, ne sai quanto prima: cioè niente di buono o di nuovo. È deprimente perfino elencarle: crisi, disoccupazione, stipendi non pagati, imprese e negozi che chiudono, malasanità…

Questo a livello nazionale, ma che naturalmente si abbattono con particolare durezza sul nostro microcosmo molisano già provato da sempre. E a proposito della malasanità c’è ormai da dire solo che il nostro ospedale S.S. Rosario vuoto paurosamente può ospitare, senza limiti di spazio, tutti gli scheletri che lo desidereranno, per i loro macabri balletti. Se si intravede qualche notizia foriera di un buon progetto, poi, subito anzi, il giorno dopo, non se ne parla più, cade in un pozzo senza fondo che deve stare in qualche posto imprecisato vicino a noialtri.

In questo pozzo sono andate a finire perfino opere di chiesa anche di un buon valore artistico e naturalmente e per primo religioso. A cominciare, udite udite, dalle pregiate mattonelle dell’altare centrale dell’antica chiesa di Sant’Agostino, nonché quelle, altrettanto uniche che rivestivano anche gli altarini laterali della stessa chiesa. E lo scettro pastorale che fu donato dalla cittadinanza al vescovo Lucato. E le statue e i dipinti delle chiese chiuse?

Giacchè ci siamo ricordiamo la bella balaustra davanti all’altare del convento, “volatilizzata” anch’essa decine di anni fa (eppure era di marmo!) e i vecchi confessionali di legno? Li stanno restaurando da qualche parte- dicono alcuni, ma, ahimè, hanno smarrito la via del ritorno…

E ancora i numerosi “quadri votivi”? – Ammucchiati da qualche parte – dicono altri. Perché non esporli in qualche “cella” del convento che suppongo non siano tutte occupate! Ci sarà sempre qualcuno che desidera vederli o rivederli magari per individuare un loro antenato, protagonista proprio di “quel miracolo”.

E, in ultimo per adesso, il bel lucernario di ferro battuto che ha ornato fino a poco tempo fa la volta della Cripta che ospita il Sarcofago di San Nicandro. – Dove è andato a finire? – E’ proprio il caso di chiederselo visto che non è “proprietà privata” di nessuno, ma, caso mai, appartiene, oltre che “di diritto” alla Basilica, a Venafro  e ai venafrani. Fu proprio un artigiano di Venafro a realizzarlo e a donarlo al Convento.

Qualcuno sostiene invece fosse un artista campobassano, ma, eventuali polemiche a parte, siamo tutti d’accordo sull’autenticità dell’apprezzato lavoro manuale. Era, tra l’altro, in armonia con la grata, pure di ferro, che riveste il Sarcofago e le due piccole inferriate davanti al pozzetto della Santa Manna.

In questi interrogativi ricorrenti non ci vuole essere trita retorica di turno, né mancanza di apertura per le innovazioni, ma solo un pò di rispetto per le tradizioni perché dove manca il passato non c’è storia, né degli uomini, né delle cose.

L’illuminazione delle microscopiche lucette al neon, posizionate tra l’altro dietro le colonne, ad onor del vero, non sono proprio un pugno nello stomaco, ma la permanenza anche se non funzionante dell’antico lucernario non avrebbe certo creato elemento di disturbo. E anche su questo siamo tutti d’accordo, credo. I venafrani sarebbero felici di rivederlo al suo posto.

Per tornare all’inizio, qualche notizie buona che ci riguarda c’è ed è la restaurazione in corso della palazzina Liberty. Fa proprio piacere a tutti! Saremmo altrettanto contenti (perché sono cose belle e uniche che ci appartengono) se qualcuno “più addentro” nella situazione, insisto, ci illuminasse sulla sorte del grande lucernario ricco di particolari, lavorati prima col cuore, poi con le mani e che ha illuminato per tantissimi anni con il suo chiarore dolce e discreto quel luogo santo.

Si riafferma ogni volta che la stampa è la voce unica, ma corale di tutti i cittadini che ora, nel caso specifico, vorrebbero una risposta, ma forse anche questa legittima richiesta cadrà in quel pozzo. O forse, no.

 

Maestra Rosaria Alterio

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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