CRONACA – Mafia Capitale, anche Venafro nel grande scandalo. Ma è solo omonimia

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CRONACA – Sorpresa. C’è anche Venafro nell’ultimo mega scandalo della corruzione in Italia, soprannominato “Mafia Capitale” perché venuto fuori tra i “palazzi” della Città Eterna, dove appunto sta emergendo un sistema di corruttela che coinvolge ambienti politici, settori istituzionali, ambiti imprenditoriali e gente di mal’affare o di assai relativa credibilità/affidabilità, capaci tutti assieme di aver pilotato commissioni di appalti gestendo qualcosa come 90 milioni di denaro pubblico, elevando all’ennesima potenza il sistema della corruzione.

Tranquilli però, perché nella fattispecie non c’entra affatto la città molisana o qualcuno o ambienti venafrani, ma trattasi solo di una pura omonimia del cognome di uno dei personaggi coinvolti nell’inchiesta di “Mafia Capitale”, Maurizio Venafro, fino a marzo scorso capo di gabinetto del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Nelle indagini in corso il Venafro risulta indagato per tentativo di turbativa d’asta.

I fatti che riguardano il funzionario che porta il cognome della città molisana : secondo Corsera uno degli accordi contestati dai pm è quello tra il consigliere Pdl alla Regione Lazio, Luca Gramazio, finito in carcere, e il citato capo di gabinetto Maurizio Venafro, che appunto per questo risulta indagato. Al centro delle indagini il Recup da 60 milioni di euro nel quale taluni personaggi coinvolti si aggiudicarono il terzo lotto, così come avevano chiesto. Secondo la contestazione per ottenere il risultato si decise di cambiare i componenti della commissione con presenze di funzionari “a libro paga”.

Sulla questione il 19 marzo scorso viene interrogata Elisabetta Longo, presidente della commissione in tema indagata per favoreggiamento e false dichiarazioni ai pm, la quale ammette di aver inserito determinati personaggi su indicazione del citato Maurizio Venafro. Subito dopo i pm ascoltano lo stesso Venafro, il quale riconosce di aver fornito l’indicazione alla Longo su pressioni di altri personaggi. Venafro aggiunge che le uniche lamentele venivano dagli attuali gestori del servizio, che erano preoccupati che altri avrebbero potuto vincere la gara a scapito della qualità del servizio.

Nessun coinvolgimento quindi di Venafro città in “Mafia Capitale”, ma solo casuale omonimia del cognome di uno degli indagati per tentativo di turbativa d’asta. E meno male, avendo la città già tanto da fare da se per i problemi che negli ultimi tempi la stanno coinvolgendo a livello amministrativo locale, tra dimissioni di ex assessore con puntualizzazioni tutt’altro che amichevoli e dichiarazioni “pepate” delle minoranze circa determinati atteggiamenti della maggioranza !

 

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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