VENAFRO – “A proposito della Santa Manna”, un episodio molto singolare raccontato dalla maestra Rosaria Alterio: “Fuori da ogni logica, ma non è una favola”

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VENAFRO – Se non si dovesse mai cessare di vivere, si potrebbe anche tenerlo per sé, ma così non è e allora si deve scolpirlo su una pietra, raccontarlo a qualcuno, affidarlo a un foglio…

A proposito della Santa Manna, si sa che è quel liquido incolore e inodore, proprio come l’acqua, che sgorga nel pozzetto di pietra, giù alla Cripta del Convento, a capo del Sarcofago, dove sono custodite le ossa dei Santi Martiri.

Tale fenomeno si verifica all’improvviso, senza coincidenze climatiche o stagionali. Può accadere in periodi molto ravvicinati, a distanza di mesi, o anche di anni.

Bene, c’erano un tempo a Venafro due vecchietti, moglie e marito, soli e senza figli, vivevano in una casa nella prima traversa a destra venendo dalla chiesa di San Francesco verso la Cattedrale, appena dove inizia la ripida salita verso gli scavi archeologici. Occupavano solo un paio di stanze della lunga casa che inizia appena dietro al grande portone dove un tempo c’era il frantoio della famiglia Martino. La lunga casa bianca continua poi fin dietro il Carsic. Detta costruzione è stata ristrutturata in tutta la sua lunghezza senza stravolgimenti, conservando i soli due piani e perfino le stesse piccole ringhiere dei balconcini.

Questa la “mappa geografica”. Come si chiamassero questi “vecchietti” (li chiamava sempre così mio padre) non lo so.

Vorrei tentare ancora adesso qualche indagine anche per scoprire se c’è qualche lontano discendente, ma mi scoraggio ogni volta: la vicenda è troppo lontana nel tempo. I due coniugi, pensate, raccontavano l’episodio ai miei nonni che abitavano proprio la casa accanto e questi la trasmisero a mio padre, nato del 1900, mio padre a sua volta lo raccontò a me che sono nonna anch’io da un pezzo: siamo quindi a cavallo tra gli ultimi due secoli. Anche i conti con gli anni dovrebbero tornare dopo questa “collocazione temporale”. Ma veniamo proprio al punto.

I due “vecchiariegl” avevano a capo al letto un quadretto dei Santi Martiri che trasudava acqua ogni volta che la Santa Manna sgorgava al convento. L’avevano scoperto per caso e verificato di persona, ogni volta che accadeva, prima, recandosi essi stessi al Convento, poi, fatta l’abitudine, chiedendo solo conferma al monaco “di cerca” di turno che girava per le vie di Venafro. Accadeva in periodi di caldo intenso, ma anche di freddo e di pioggia, di primavera e comunque sempre all’improvviso.

Gli antichi credevano che l’apparizione di tale liquido fosse dovuta alla presenza “quasi fisica” dei tre guerrieri nel luogo del proprio martirio. Il cartoncino del quadretto non si deteriorava per le umidità passate e presenti, la parete dietro era sempre perfettamente asciutta. Con naturalezza sconcertante, non gridarono mai al miracolo, informavano solo i vicini, cioè i miei nonni: – Mast Savè, Sant Ncandr sta ai cumment! – Mastro Saverio non era un uomo di cultura, non aveva fantasie per la testa e non era nemmeno, tra l’altro, quello che si dice “proprio un uomo di chiesa”. Si limitava a osservare il quadro in silenzio, poi, quando i due vecchietti vennero a mancare e il figlio era ormai adolescente glielo raccontò senza dovizia di particolari. Il figlio, a sua volta, per quella bella tradizione orale che c’era nelle famiglie, lo raccontò a me, in maniera, pure lui, un po’ scarna, ma incisiva per toni e certezze.

La sottoscritta, decisamente più ciarliera del padre e del nonno, lo sta ora, tramite questo canale, raccontando a voi.

Non mancano, anzi abbondano spiegazioni pseudo scientifiche di questo fenomeno; ci sono anche, ma più rare, splendide fioriture di grande fede. Queste ultime considerazioni esulano dal racconto “che non è una favola…”

Dal canto mio avrei tanto voluto conoscere personalmente quei “doi vcchiariegl” (che poi non dovevano essere tanto vecchi, prima cominciavano a chiamarli così da quando avevano quarant’anni!).

 

Maestra Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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