VENAFRO – Un opuscolo sulla storia umana e di fede dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria

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VENAFRO – Un opuscolo  di svelta lettura per avvicinarsi nella maniera giusta alle imminenti festività patronali di Venafro del 16, 17 e 18 giugno, giornate che da oltre 17 secoli le popolazioni di Venafro e Comuni limitrofi dedicano ai Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria, commemorandoli, celebrandoli e festeggiandoli con enorme e convinta partecipazione popolare. Al centro delle attenzioni di tutti San Nicandro, Patrono di Venafro e Protettore della Diocesi d’Isernia, il fratello San Marciano e la moglie Santa Daria, Martiri nel 303 d.C. (a Roma imperava Diocleziano) in nome del Cristianesimo. La commemorazione, come detto, è praticamente unanime e tante alla vigilia sono le iniziative per celebrare i Santi Martiri di Venafro. Quest’anno ne va segnalata una in particolare : l’opuscolo di piacevole lettura titolato “ La storia umana e di fede dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria e i sentimenti del popolo di Venafro “, dato alle stampe come momento propedeutico, di avvicinamento e preparazione al trittico festivo, e che verrà distribuito la sera del 15 giugno prossimo in occasione del “ V° Concerto per un Martirio “, promosso dal movimento “ I Venafrani per Venafro “ quale anteprima del tradizionale trittico patronale. Sulla copertina del libretto la ferma espressione del volto del Santo Patrono voluta dallo scultore di origini molisane, Alessandro Caetani, che lo realizzò nel 1987 all’indomani del furto dell’originale della Scuola Orafa Napoletana del ‘600, furto rimasto irrisolto, quindi le sei pagine  testo e sul retro l’affresco del Trivisonno che orna la volta della Basilica venafrana, fissando l’immagine della decapitazione del Santo Patrono, Nicandro. Le pagine della pubblicazione : una brevissima sintesi iniziale della vigilia della festa, quindi la storia umana e di fede dei Santi Martiri di Venafro attraverso riscontri storici delle fonti e la tradizione popolare, il loro martirio, l’innalzamento della Basilica poco prima dell’anno mille e la convinta fede dei venafrani circa la presenza in loco dei resti mortali dei Martiri seppure all’epoca non ancora rinvenuti. Segue l’affidamento del sito ai Frati Minori Cappuccini dell’Ordine Francescano che tuttora lo accudiscono con immensa devozione e circa mille anni dopo la costruzione del luogo sacro gli scavi notturni nel  suo sottosuolo per la convintissima individuazione e ricerca dei resti dei Martiri, cosa avvenuta esattamente nel 1930 ! Pochi anni ancora, 1933, ed eccoci alla ristrutturazione della Cripta coi resti dei Martiri, grazie ad una diffusissima ed encomiabile partecipazione popolare. Si rinforza intanto la fede con la Santa Manna e “ i voti “ del popolo, a testimoniare la genuinità dei sentimenti dei venafrani. Poi ancora le attenzioni secolari di Re e Papi nei confronti dei resti mortali dei Santi Martiri di Venafro e finalmente si arriva all’aspetto attuale della Basilica col bellissimo altare ligneo opera del francese, Fr. Bernardino da Mentone, al cui centro c’è la suggestiva “pala” del pittore olandese Dirk Hendrickz.  Il testo chiude con la contemporaneità della fede popolare, rappresentata dall’ “ Opera di San Nicandro “, dramma sacro su vita, messaggi ed estremo sacrificio dei Santi Martiri, dal “ Mese di San Nicandro “, i trenta giorni (17 maggio/17 giugno) di preghiere e celebrazioni all’alba (h 6,00) in Basilica, dal solenne Pontificale del mattino del 17 giugno nello stesso luogo di culto e dalla partecipatissima Processione conclusiva del 18 giugno per riportare in città simulacri e reliquie dei Martiri, cantando più volte il coinvolgente “ Sciogliam di lode un cantico, o popol venafrano … “, ossia l’ “ Inno di San Nicandro “, scritto ad inizio ‘900 da Raffaele Atella e musicato da Domenico Criscuolo. La chiusura del mini opuscolo : “ … La città nella sua stragrande maggioranza è pronta a celebrare e festeggiare i suoi Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria, augurandosi opere e tempi migliori mercé la loro intercessione e grazie a propri adeguati comportamenti di vita “.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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