VENAFRO – Sono quattro gli inni dedicati al Patrono San Nicandro, più un’antichissima litania

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VENAFRO – Alla vigilia delle feste patronali la collettività cittadina si appresta a parteciparvi per celebrare ed onorare fede, sacrificio e memoria dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria. Un fenomeno, quello venafrano verso i Santi Martiri, di massa e di piena convinzione. Ne sono prova i momenti di più intensa partecipazione. Tra questi, va annoverato il tradizionale canto corale dell’Inno di San Nicandro, evento popolare capace di coinvolgere ed emozionare tanta è ogni volta la sua intensità. Si canta, l’Inno, dalle h 20,00 del 18 giugno (all’uscita di statue, reliquie e simulacri dalla Basilica per dare inizio alla solenne e partecipatissima processione) sino alle h 24,00 della stessa giornata, con la tradizionale sua conclusione nella Chiesa dell’Annunziata al termine del rito processuale che chiude ogni celebrazione. Cinque, dieci, tanti canti corali intensissimi da parte di centinaia, migliaia di persone ed ogni volta l’emozione è tanta e generale. Vediamo allora da vicino tale Inno, avvalendoci delle ricerche di Mons. Giulio Testa, autore di “Venafro nella Storia”, due preziosi volumi che raccontano tutto quanto c’è da sapere di Venafro e della sua storia, Inni in onore dei Santi Martiri compresi. L’uomo di chiesa, studioso, latinista e grecista, riferisce dell’esistenza di ben quattro Inni storici. Il più antico attaccava con “A voi, chiari campioni di fede …” ; ne sono sconosciuti autore ed epoca, e non ha avuto seguito nel corso del tempo. Quindi “Rite vos, cives, celebrent Venafri” (Inni di lode a Voi Venafro appresti), inno tuttora cantato nelle celebrazioni liturgiche e tradotto da Mons. Luigi Criscuolo. Segue “Il ciel vi apra le porte …”, di cui sono rimasti sconosciuti autore ed epoca ; anche tale inno non ha avuto successo. Infine, “ Sciogliam di lode un cantico, o popol Venafrano …”, l’inno che ha avuto seguito popolare ed è attualmente cantato da tutti. Le parole sono del poeta Raffaele Atella, le musiche di Domenico Criscuolo, entrambi venafrani. Le raccomandazioni riportate dal M° Criscuolo sullo spartito ufficiale, con inizio moderato mosso ed il suoni del mandolino o altro strumento : “Quest’Inno -scrive Criscuolo- dev’essere insegnato e cantato tutto all’unisono per evitare sconcordanze, mentre l’istrumentale metterà l’armonia dovuta …”. Le considerazioni di Mons. Testa : “Il contenuto è abbastanza chiaro. E’ lo stesso dell’inno “Il ciel vi apra le porte” con l’aggiunta della invocazione ai Santi Martiri perché ci rendano, come lo furono essi, coraggiosi, leali, operatori d’amore e perciò degni un giorno dello stesso soggiorno beato : il Paradiso”. La chiusura con la più antica delle litanie in lingua latina in onore dei Santi Martiri di Venafro che si conosca. E’ riferita da Geronimo De Rubeis nella “Storia di Ravenna, 2^ ed.” e testualmente fa : “Sancte Nicander, intercede pro nobis, Sante marciane, intercede pro nobis” (San Nicandro intercedi per noi, San Marciano intercedi per noi). Dopodiché i venafrani, che da generazioni hanno mandato a memoria spartito, note e parole del loro Inno di San Nicandro, non aspettano altro che di cantarlo in coro, tutti assieme, nel corso delle prossime festività patronali.

 

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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