VENAFRO – Il 25 giugno del 1986, 29 anni fa, il furto sacrilego del busto argenteo di San Nicandro

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VENAFRO – Alba del 25 giugno 1986, 29 anni orsono, piazzetta di Cristo, Chiesa del centro storico così soprannominata dai venafrani, nonostante la sua definizione ufficiale quale Chiesa del SS. Viatico. Poco dopo il sorgere del sole Zia Carmela, un’anziana delle Manganelle, rione a nord degli antichi quartieri, passa sulla piazzetta diretta al Mercato, altro rione tipico, e com’è solita fare si segna col segno della croce guardando verso la porta d’ingresso della Chiesa di Cristo, in segno di ossequio, fede e devozione.

Il suo sguardo però è attratto da un fatto insolito: la porta del luogo di culto non è chiusa, ma accostata. Si ferma un attimo, guarda attentamente quella porta, diventa di colpo pensierosa, il suo viso si rabbuia, resta perplessa sul da farsi, quindi con decisione sale i ripidi gradini d’accesso alla chiesa, scosta le ante della porta di Cristo ed entra. Si accorge subito che qualcosa non va, il suo pensiero va dritto verso una precisa direzione e si precipita senza indugi in sacrestia dove sono custoditi simulacri e reliquie dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria.

Da lontano nota un’anta di un mobile aperta, si avvicina ormai allarmatissima e tremante e le basta uno sguardo rapido all’interno per mettersi le mani nei capelli, emettere un urlo terribile e gridare fortissimo, mentre impaurita e disorientata corre verso l’esterno lasciando la Chiesa e raggiungendo la piazzetta, “ Hann’ arrubbat’ Sant’ Nacandr’ ! Curret’ ! Curret’ ! Mamma mia, com’ avemma fa ! “ (Hanno rubato San Nicandro ! Correte, correte ! Mamma mia, come dobbiamo fare ! “.

Era stato appena scoperto 29 anni orsono, quando le 6 del mattino del 25 giugno 1986 erano trascorse da pochissimo, da un’anziana del popolo il terribile furto del venerato Busto argenteo di San Nicandro, splendida opera della Scuola Orafa Napoletana del ‘600, tra i migliori laboratori orafi d’Italia e d’Europa, simulacro mai più ritrovato assieme ad altri oggetti sacri lì riposti nonostante ricerche e coinvolgimenti di molti, e sostituito l’anno successivo, giugno 1987, dal nuovo esemplare sempre in argento come l’originale, opera dello scultore di origini molisane residente in Toscana, Alessandro Caetani, Busto attualmente venerato dalla totalità dei cristiani di Venafro.

Ventinove anni orsono quindi la devastante tragedia che investì  la città, colpendola nei sentimenti e negli affetti più cari e che mai nessuno avrebbe immaginato si potessero violare. Ed invece no ! Ladri sacrileghi rimasti da allora sconosciuti “schiaffeggiarono” i venafrani nei loro sentimenti più genuini, mettendo le mani su quanto di più caro il popolo avesse e portando via l’espressione più schietta della cultura e della fede di tutti : il sorridente Busto argenteo del Patrono San Nicandro, ammirato ed apprezzato ovunque per quella sua accattivante, genuina e coinvolgente espressione del viso, tipica dei giovani martiri cristiani dell’antica Roma mentre andavano incontro al supplizio estremo per mano del boia pagano.

“ Emozioni “ fortissime e generali si vissero all’epoca, giusto il titolo dell’opera “ Emozioni “ dello scrittore locale Tonino Atella edita nel maggio 2009 da Enzo Nocera Editor con la prefazione di Don Salvatore Rinaldi e presentata nella gremitissima Sala della Giustizia di Castello Pandone con la partecipazione del Presidente dell’Ordine Giornalisti del Molise, Antonio D’Uva.

“In effetti -ricorda Atella riferendosi alle vicende che seguirono alla scoperta del furto- ci furono situazioni intensissime ed altamente emozionanti, con la protesta popolare che non risparmiò nessuno, men che meno parroci ed alti prelati della Chiesa Diocesana del tempo. La città esplose di rabbia incontenibile per quanto le era improvvisamente capitato e si ebbero iniziative incredibili e generali per cercare di ritrovare e recuperare in fretta il mal tolto. Non vi si riuscì. Ogni pista, ipotesi o traccia si rivelarono infondate e Venafro dovette suo malgrado abbassare la testa. San Nicandro era stato rubato e non avrebbe fatto più ritorno !”.

Dall’anno successivo, come detto, grazie all’impegno di tanti e ad una volontaria sottoscrizione popolare la città tornò a fregiarsi del nuovo Busto del Santo Patrono, nell’espressione dura del viso completamente diverso dall’originale sorridente e coinvolgente del ‘600, ma pur sempre simbolo veneratissimo della fede popolare verso Colui che, assieme alla moglie Daria ed  al fratello Marciano, fondò il Cristianesimo nell’importante provincia augustea di Venaphrum. Ma la domanda di tutti a Venafro è sempre quella e la stessa da 29 anni : “ Dove sta San Nicandro ? “.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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