VENAFRO – Quando l’asta di San Nicandro si pagava il 26 luglio, giorno di Sant’Anna

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VENAFRO – I tempi andati. Sono tanti i fatti da ricordare, diversi gli episodi inusuali che potevano accadere senza preavviso. Tra questi, uno in particolare vede protagonisti i venafrani, la loro fede nei confronti del Patrono San Nicandro e l’usanza vecchia di secoli e perciò consolidata di corrispondere nel giorno di Sant’Anna, il 26 luglio, il denaro dovuto a seguito dell’aggiudicazione dell’asta per portare in spalla il veneratissimo Busto del Martire in occasione dell’affollata e seguitissima processione serale/ notturna del 18 giugno a conclusione del trittico festivo patronale. L’asta pubblica, presente centinaia di persone e con tanto di battitore a condurla in base alle offerte al rialzo gridate dai presenti o accennate alzando in alto il braccio, si svolgeva (e si svolge) secondo consolidata tradizione sul piazzale della stessa Basilica di San Nicandro. Da quì, terminata l’asta, aggiudicati arredi ed oggetti sacri nonché reliquie ed immagini sacre da portare in processione, e firmati atti ed impegni di rito, finalmente la solenne processione poteva partire con gli aggiudicatari dell’asta ben felici di mettersi in spalla il Busto argenteo del Santo Patrono, le Reliquie dei Martiri e tutto il resto e soddisfatti che il popolo potesse vederli ed ammirarli. Per pagare il dovuto c’era tempo sino al 26 luglio, ricorrenza di Sant’Anna, ossia più di un mese per mettere assieme il “quantum”, perciò preoccupazioni zero ed energie e pensieri tutti rivolti alla solenne processione appena iniziata. Perché, chiederete, pagare il 26 luglio ? Trattandosi prevalentemente di contadini, agricoltori, ortolani ed artigiani, anche se non mancavano commercianti ed impiegati, coloro che in genere si disputavano l’asta a suon di lire, si preferiva attendere i raccolti e la commercializzazione dei prodotti della terra perché ci fossero in tutti le disponibilità economiche per soddisfare gl’impegni assunti con l’asta del 18 giugno. Ed il sistema andò avanti tranquillamente per  tanti decenni. I vincitori dell’asta, gruppi di persone rappresentate da un solo portavoce che rispondeva all’asta, la spuntava alla fine e che al termine firmava gl’impegni finanziari assunti, corrispondevano regolarmente il dovuto, le quote arrivavano con puntualità nelle mani del rappresentante/portavoce e questi entro il 26 luglio, come da consolidata tradizione, corrispondeva la cifra totale dovuta nelle mani del presidente del Comitato Festa. E così per decenni e decenni, senza novità o cambiamenti di sorta. Un bell’anno però, o un brutt’anno a seconda come si preferisce, colui che a nome di tant’altri s’era aggiudicata l’asta popolare la sera del 18 giugno consentendo a se e ad altri concittadini di mettersi in spalla immagini sacre, reliquie ed arredi sacri per la solenne processione, non incassò nei giorni a seguire le quote pattuite, restò inutilmente nell’attesa che tanto avvenisse seppure in extremis e, una volta resosi conto che più di qualcuno non avrebbero onorato gl’impegni assunti, dovette giocoforza corrispondere di tasca propria il denaro mancante, stanti i documenti firmati la sera del 18 giugno ! Lo sconcerto e la delusione furono tali da indurre a cambiare radicalmente sistema dall’anno successivo. Onde evitare il ripetersi dello spiacevole incidente, e mettere in difficoltà uno o poche persone, si stabilì con unanime condivisione che terminata ed aggiudicata l’asta si versasse seduta stante il dovuto, dopodiché la processione sarebbe partita. E così avviene ormai da tempo, con buona pace ed assoluta tranquillità’ da parte di tutti. Si va cioè all’asta del 18 giugno dinanzi alla Basilica del Santo coi soldi o gli assegni necessari in tasca per l’onore/onere di mettersi in spalla il simulacro sacro e portarlo in processione tra i propri concittadini. Niente più furbate quindi e massima pacatezza popolare. La conferma che i tempi cambiano ed occorre giocoforza adeguarvisi. L’importante comunque resta la fede nel Santo Martire, protettore plurisecolare della città e dei suoi abitanti.

 

Tonino Atella

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