VENAFRO – Tonino Atella: “L’ospedale Santissimo Rosario purtroppo è storia passata, checché si voglia dire, proclamare o fare”

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VENAFRO – Dal collega Tonino Atella riceviamo, e integralmente pubblichiamo, il seguente contributo incentrato sul tema dell’Ospedale di Venafro:

A volte fare cronaca è dura. La si fa pure, appunto per dovere di cronaca, ma assolutamente col morale a terra. Il cronista responsabile deve cioè suo malgrado scrivere anche quando ne vorrebbe e ne farebbe volentieri a meno, come nel caso presente. Il punto dolens : caso SS. Rosario di Venafro, una storia e una realtà irreversibilmente passate, tramontate e implose checché si voglia dire, proclamare o fare. Tanti oggi al suo capezzale senza ritorno : dal comitato pro SS Rosario che continua tenacemente a battersi aggrappandosi a sentenze Tar per riaperture e rilancio ormai impossibili ed alle quali nessuno dell’opinione pubblica locale più crede, al venafrano comune che “piange e non si da pace” per la fine del proprio ospedale cittadino ricordandone storia, ruoli ed importanza nel tempo, ai politici del territorio che proclamano che si dovrà passare sui loro cadaveri (politici) prima di affossare definitivamente il SS Rosario e quindi che si batteranno da leoni indomiti e indomabili, e ad altri ancora che parlano di un domani migliore e più funzionale per la struttura di via Colonia Giulia, alludendo al cosiddetto “Ospedale di continuità”, sorta di lungodegenza per anziani e soggetti con patologie croniche impossibilitati ad essere curati a casa, sino ad un sempre più sparuto gruppetto di amministratori locali che volentieri si fanno fotografare incatenati e con tanto di fascia tricolore dinanzi ai cancelli della struttura sanitaria, promettendo “mare e monti” a destra e a manca senza in definitiva approdare ad alcunché ! Ecco il dramma senza ritorno del SS Rosario : un servizio – non ce la sentiamo di definirlo ancora ospedale, in quanto da tempo non ne ha più veste, natura e funzioni – che offre ormai pochissimo in fatto di prestazioni agli utenti, che vede chiuse tutte le proprie sale operatorie dopo il trasferimento da fine giugno al Veneziale d’Isernia anche di uomini e mezzi di ortopedia/traumatologia, l’ultima unità chirurgica di cui il SS Rosario era ancora dotato, che irreversibilmente continua a perdere ricoveri e ricoverati essendogli state progressivamente sottratte o chiuse le unità di cui una volta era fornito, della cui struttura risalente ai primi anni ’80 e mai del tutto entrata in funzione si utilizza ormai nemmeno il 30% (!) e che continua ogni giorno a perdere colpi e degenti in quanto al suo interno é rimasto ormai pochissimo ! E dire che sino a un decennio addietro il SS Rosario era l’unico ospedale pubblico molisano coi conti in attivo attirando un sacco di utenti extraregionali per le prestazioni che offriva e che portavano entrate economiche essenziali alla “povera” sanità pubblica regionale. Oggi, cancellato, trasferito, accorpato e declassato ogni cosa a scapito dell’utente, si è raggiunto quanto meno l’agognatissimo risparmio/contenimento della spesa sanitaria pubblica del SS Rosario, cosa che allevierebbe seppure solo in parte l’enorme dissenso popolare per un ospedale che di fatto non c’è più, nonostante la centralità del territorio venafrano e il suo alto indice demografico ? Macché ! Neppure un centesimo risparmiato, anzi ! Ed allora, di grazia, a che è servito accorpare, ammassarsi, stringersi gli uni sugli altri tutti al Veneziale d’Isernia, dove si soffre per gli spazi che non ci sono per tutti, dove gran parte delle sale chirurgiche sono chiuse perché inagibili, dove si opera quando e se si può, dove su 12 anestesisti in organico a volte non se ne trova uno solo disponibile e dove un traumatizzato con ossa rotte resta a letto ricoverato anche dieci giorni prima di entrare in sala operatoria, con grossi rischi professionali del Primario Ortopedico Bianchi, che al SS Rosario operava mediamente 10/15 pazienti a settimana e che al Veneziale arriva al massimo a 3/5, vuoi per l’intasamento delle poche sale chirurgiche disponibili vuoi per le difficoltà nella gestione degli organici ? Basta ! Il bicchiere è stracolmo e non è il caso di proseguire ! A conclusione della impietosa ma doverosa carrellata delle defaillance ormai irreversibili del SS Rosario va detto, purtroppo a conferma, che le sue aree di sosta nella pineta a lato o nelle strade adiacenti chiusi a fine mattinata laboratori ed ambulatori, gli unici servizi rimasti ad attirare utenza, restano dal pomeriggio, nella serata e sino al mattino successivo desolatamente deserti, ed altrettanto avviene all’interno della struttura, con corridoi, unità e camerate per lo più vuote, e i pochi ricoverati a riposare a letto in pochissime stanze. Che fine ingloriosa per il pur glorioso (una volta … ) SS Rosario di Venafro, al quale -pensate- sino a mezzo secolo addietro i venafrani donavano soldi, mezzi ed attrezzature perché attaccatissimi al loro ospedale cittadino e per la sua migliore funzionalità a favore dell’utenza ! Che peccato lo spettacolo in controtendenza di oggi !

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