CRONACA – Era nato a Venafro il defunto “Re di Roma” Vittorio Casamonica. Si trasferì nella Capitale quando aveva 20 anni

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VENAFRO – Ancora sui funerali romani di Vittorio Casamonica, 74 anni ed acclarato “re dei rom” della Capitale. Giudizi e commenti si sprecano e sono di tutti i tipi : quelli di piena ed assoluta condanna e senza sentir ragione, ed altri di tenore diverso. “Certamente ci sono state esagerazioni da condannare, in primis l’immagine del defunto vestito in un certo modo e di cui un nipote diretto del defunto attraverso la tv ha pubblicamente chiesto scusa, -afferma il venafrano comune- ma non regge che nessuno sapesse nulla ed il tanto clamore mediatico. Piuttosto si affrontino i veri problemi del Paese, come disoccupazione, povertà ed extracomunitari. O forse si pensa che parlare dei Casamonica distrae e fa dimenticare tutto il resto ?”.

Quindi le considerazioni sulle contestatissime esequie romane : “A Venafro di funerali Rom, con carrozza, cavalli, musica, fiori sparsi lungo il corteo funebre ect., continuiamo a vederne e nessuno si scandalizza o si risente più di tanto. Condannate a ragione determinate esagerazioni, individuate se ci sono le responsabilità, si abbassi il clamore mediatico su questo funerale e si risolvano piuttosto i grossi problemi di attualità della nostra nazione”.

E chiudiamo con le notizie su Vittorio Casamonica e le sue origini. Nato a Venafro da madre Spada (cognome sinto ricorrente in città) e padre campobassano. Visse proprio a Venafro, coi suoi, sino all’età di 19 anni in via Licinio (quartiere Ciaraffella), rione ad est della città dove vivevano e vivono diverse famiglie rom della città. Dopodiché si trasferì con la famiglia a Roma.

Tonino Atella

 

Sul defunto boss Casamonica, ecco uno stralcio di quanto riportato da www.ilfattoquotidiano.it :

Coinvolto nell’inchiesta su Mafia capitale, indicato come uno dei quattro clan che regnano su Roma dall’inchiesta del settimanale Espresso (e in seguito alla quale sono arrivate pesanti minacce al giornalista Lirio Abbate) il clan dei Casamonica è composto da famiglie sinti, etnia nomade ormai presente da decenni in Italia, originario dall’Abruzzo (Allora Abruzzo e Molise erano una sola regione, ndr). Poi, negli Settanta si trasferiscono a Roma dove iniziano a specializzarsi nel racket e nell’usura nella periferie sudest della Capitale. Negli anni Novanta fanno il salto di qualità, s’inseriscono nel mercato degli stupefacenti, prendono il sopravvento nella zona traAnagnina e Tuscolano, si alleano con i clan dei Castelli, con alcuni affiliati alla ‘Ndrangheta dei Piromalli e Molè, con uomini della Banda della Magliana.

Ed è proprio con la Banda che inizia il suo cursus honorum Vittorio Casamonica negli anni ’70: risultava l’addetto al recupero dei crediti, aveva rapporti con Enrico Nicoletti, il cassiere di De Pedis (i cui funerali si sono celebrati nella stessa chiesa) e socie negli anni ’80 viene accusato di decine di sequestri di persona (in seguito verrà assolto). Poi negli anni duemila il clan viene preso di mira dalle indagini della magistratura: decine di arresti tra il 2004 e e l’operazione Mondo di Mezzo, sequestri patrimoniali da decine di milioni. Uno coinvolge anche lui: in casa gli trovano vasi archeologici provenienti chissà da dove. Come dire che il lusso sfarzoso a Vittorio Casamonica è sempre piaciuto: e adesso che se ne è andato, ha voluto ricordare a tutti di quello di cui era capace. Un addio tra sfarzo e lacrime di familiari e amici, macchine di lusso e cavalli neri, petali di rosa ed elicotteri: quasi fosse un principe. Anzi un re: il Re di Roma.

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