ISERNIA – Bilancio bocciato al Comune: le ragioni dei sette consiglieri dissidenti

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ISERNIA – A qualche giorno dal voto contrario al bilancio di previsione, che ha determinato lo scioglimento del consiglio comunale di Isernia, i sette dissidenti spiegano le loro ragioni.  In un documento Davide Avicolli, Ovidio Bontempo, Domenico Di Baggio, Ilario Di Placido, Benedetta Monaco, Michele Mezzanotte Pallotta e Francesca Scarabeo ripercorrono le tappe che li hanno portati a bocciare il bilancio

Dopo aver lasciato spazio alle ipotesi più fantasiose e strumentali pensiamo sia il caso di ricostruire le reali motivazioni che hanno portato al nostro NO al bilancio. La nostra decisione, sofferta ma inevitabile, è stata figlia di una lunga gestazione che ha avuto inizio il 22 gennaio scorso quando è emerso in Consiglio Comunale un malcontento che aveva carattere prettamente amministrativo e non conteneva alcuna rivendicazione di poltrone. In quel documento denunciavamo con forza le inefficienze della nostra amministrazione, la mancanza di dialogo istituzionale tra giunta, consiglio e commissioni, l’assenza di programmazione e di condivisone nelle scelte strategiche della nostra città. Col passare del tempo la situazione non è migliorata, la città ha continuato a perdere sfide e presidi importanti come università, sanità e lavoro e non è riuscita ad affrontare nei tempi e nei modi giusti tanti altri problemi discussi a lungo e per i quali erano state individuate delle soluzioni che non state portate fino in fondo.

Tempi e modalità di gestione dei progetti di finanza relativi alla piscina comunale e al cimitero con le relative conseguenze; la situazione del personale e della polizia municipale; quella del “caso” immigrati; l’assenza ingiustificata all’expo; la mancata valorizzazione del paleolitico; il mancato recupero dell’evasione fiscale e della riscossione dei crediti; il degrado in cui versa la villa comunale e i marciapiedi; la mancata approvazione del regolamento per la gestione dell’auditorium; l’apertura di nuove farmacie; la scarsa attenzione alla razionalizzazione della spesa pubblica che avrebbe potuto portare a una diminuzione della pressione fiscale più sensibile; le mancate risposte alle interrogazioni della minoranza che meritavano maggiore attenzione e rispetto.

Questi sono soltanto alcuni dei tanti problemi presentati come urgenti e poi finiti misteriosamente nel dimenticatoio che hanno fatto perdere tempo e fiducia ai consiglieri e ai cittadini e chiunque affermasse il contrario sarebbe politicamente in malafede o lo farebbe perché già sceso in campagna elettorale.

Il pressing finale nei nostri confronti, con le relative offerte pervenute,è risultato vano perché non era quello il modo di risolvere la crisi e perché il nostro unico obiettivo era quello di rilanciare l’azione amministrativa nell’esclusivo interesse della città.

Tardivi e poco credibili gli ultimi appelli lanciati dal sindaco e dal presidente del consiglio e, pertanto, ritenuti da tutti noi irricevibili, considerata l’aggravante che avvenivano parallelamente ad ammiccamenti e proposte politicamente indecenti, per tempi e modalità, rivolte alla minoranza. Nel merito tutte le proposte di mediazione contenevano al loro interno il riconoscimento delle nostre critiche e delle nostre amare conclusioni, continuare per soli tre mesi per poi arrivare ad una sfiducia avrebbe soltanto allungato la lenta agonia di questa amministrazione. Non ci spaventa la prospettiva di ridare ai cittadini la libertà di esprimere con il proprio voto un nuovo governo, lontano da compromessi e accordi dell’ultima ora, fondato su una seria programmazione che possa dare risposte concrete a questa città. Si è arrivati a sventolare strumentalmente lo spettro del commissario come quello di un distruttore di mondi, di idee e di finanziamenti, ma così non potrà essere.

 

Il commissario che verrà avrà il potere di approvare il bilancio con le modifiche e i miglioramenti che riterrà opportuno apportare, un bilancio “senz’anima”, bocciato clamorosamente in commissione consiliare, redatto quasi esclusivamente dagli uffici tecnici del Comune e predisposto con la partecipazione di pochi intimi in giunta.Abbiamo avuto il coraggio di fare una seria autocritica e di analizzare profondamente i nostri errori, assumendoci le nostre responsabilità, invece di scaricare su terzi le proprie colpe alla ricerca di ricostruzioni fantasiose o di alibi strumentali, scorciatoia troppo facile che molti dei nostri detrattori, invece, hanno preferito percorrere. L’unico movente che ci ha sempre guidato nelle nostre valutazioni e nelle nostre scelte, giuste o sbagliate, è stato sempre e soltanto l’interesse della città e dei cittadini, non sappiamo quanti dei nostri detrattori potrebbero dire la stessa cosa. Proseguire questa esperienza non era per noi più possibile, troppe le inefficienze amministrative e le occasioni perse per questa città.

 

Speriamo, con il nostro gesto di rinuncia a cariche e ruoli, di poter creare un precedente virtuoso, perché se le cose non funzionano e non si trova più un senso al continuare, bisogna avere il coraggio e la forza di dire NO, esponendosi a critiche sincere, che come tali vanno accettate, e facili strumentalizzazioni che invece lasciano il tempo che trovano.

 

Rispediamo al mittente, l’accusa che ci è stata mossa di non essere stati collaborativi, dal momento che in nessuna decisione strategica siamo stati realmente coinvolti se non a cose fatte ed ogni proposta di cambiamento si è scontrata con immobilismo e resistenze di ogni genere.

 

Al Sindaco rispondiamo soltanto che “scellerato e folle” è stato non ascoltare le richieste di partecipazione e di condivisione presentate in tutte le sedi possibili da cittadini e consiglieri.

 

A lui ed alla sua giunta non diamo voti perché quello è compito della città che sicuramente saprà essere equilibrata ma severa anche con noi; però un voto ci permettiamo di darlo al Presidente del Consiglio, perché dotato dell’autoironia propria delle persone intelligenti e perché proprio lui si è prestato a questo esercizio scolastico, forse per deformazione professionale.

A lui, sedicente renziano, diamo un 6 “politico” perché politica troppo spesso ha fatto da Presidente del Consiglio proprio quando politica non avrebbe dovuto fare ricoprendo un ruolo super partes di garanzia per l’intero Consiglio comunale.

 

Nessuna riunione “carbonara” è mai avvenuta alla presenza di segretari di partito o di altre forze politiche.

Nessuna regia occulta per questo film politicamente drammatico con un finale annunciato e dove unici protagonisti sono stati cittadini e consiglieri.

 

C’è stata soltanto una convergenza spontanea di posizioni tra consiglieri che non accettavano più, stigmatizzandolo apertamente, un metodo di governo che brancolava nel buio ed agiva improvvisando, incapace di fare quel salto di qualità che avrebbe potuto fare la differenza.

 

Ci meravigliamo molto che queste onorevoli opinioni provengano proprio da parte di chi, per ruolo ed esperienza, non dovrebbe fondare le proprie argomentazioni sul pettegolezzo politico e, pertanto, prendiamo fin da ora le distanze da ogni tentativo di strumentalizzare e capitalizzare politicamente questa vicenda.

 

La crisi è dunque prettamente amministrativa e riguarda il Comune di Isernia, da qui bisogna partire per cercare le cause del mancato successo passato e le soluzioni alternative per il futuro per arrivare a riconsiderare radicalmente i rapporti con il governo regionale finora troppo accondiscendenti.

 

Isernia ha bisogno di figure autorevoli che abbiano la capacità e la forza di dialogare con gli organi istituzionali a tutti i livelli di governo e di guidare un nuovo percorso collettivo che tenga conto della vocazione e dei bisogni del nostro territorio.

 

Il nostro voto non è contro Isernia ma contro l’assenza di programmazione, di visione strategica, di prospettive reali di sviluppo, di risposte immediate e concrete, è stato soltanto l’epilogo annunciato ed inevitabile di un’amministrazione deludente.

 

Non abbiamo bisogno per forza della carica di consigliere comunale per difendere la nostra città in tutte le sedi utili, nelle istituzioni, nei partiti, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, si può dare un contributo importante anche da semplici cittadini, dissidenti se necessario!

                             

 

 

 

 

 

 

 

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