EDITORIALE – Negli Usa 42 anni per un omicidio involontario, in Italia 17 anni per un omicidio feroce e volontario. E’ giusto tartassare gli italiani per alimentare questo sistema politico e giudiziario?

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EDITORIALE – I nostri lettori, sempre più numerosi, sanno che Molise Network si limita a riportare quei fatti che, direttamente o indirettamente, possano suscitare l’interesse dei molisani. Lo facciamo con tanta passione, sempre nel pieno rispetto da quella deontologia che impone il dovuto “distacco” dalle notizie trattate. Il vero cronista riporta fedelmente i fatti, evitando di “distorcerli” a proprio piacimento o per fini secondi.

Certe volte, però, diventa oltremodo difficile trattenere quel moto di rabbia che pervade l’animo e la mente quando si va ad analizzare e comparare determinate notizie. Ci siamo occupati, nei giorni scorsi, della condanna esemplare (42 anni) inflitta da un Tribunale di Los Angeles a Nathan Louis Campbell, reo di aver travolto e ucciso l’italiana Alice Gruppioni. E ci siamo occupati anche, della “condanna” (17 anni) che un tribunale (con la t minuscola) italiano ha “inflitto” a Roberto Colombo, il vile assassino che ha barbaramente trucidato l’isernina Stefania Cancelliere.

Quarantadue anni di carcere per un uomo riconosciuto colpevole di aver stroncato, seppure non in modo deliberato (è stato dimostrato che non aveva intenzione di farlo), l’esistenza di Alice Gruppioni, giovane sposa in viaggio di nozze negli Usa assieme al marito. Quarantadue anni per un omicidio di secondo grado, ossia privo di premeditazione. In Italia al massimo gli avrebbero ritirato la patente per sei mesi.

Diciassette anni di carcere (considerati i casi precedenti c’è da scommettere che non ne sconterà nemmeno cinque), per un omicidio premeditato, compiuto con inumana ferocia. Non quel colpo singolo sferrato in un momento di rabbia estrema, comunque non giustificabile, ma ben ottanta (ottanta!) colpi di matterello inferti con la chiara intenzione di uccidere l’ex compagna Stefania Cancelliere.

Un solo dato emerge dal confronto tra le due condanne: la spaventosa inefficienza della magistratura italiana. Non a caso la “giustizia” del “Belpaese” occupa la 70esima posizione nelle classifiche mondiali, in compagnia di Zimbabwe, Uganda e Gabon. Specchio fedele di una nazione allo sbando, dominata da una classe politica avida e corrotta, la nostra magistratura è oggetto di derisione nel mondo intero. Una vergogna che ricade sugli italiani tutti.

Chi non sembra vergognarsene affatto è Andrea Orlando, ministro della giustizia del governo Renzi. Proprio come non avevano mostrato vergogna i suoi predecessori (Alfano, Severino, Cancellieri, etc…). Alla luce degli elementi fin qui analizzati, la domanda sorge spontanea: è giusto continuare a tartassare gli italiani per alimentare sistemi politici e giudiziari di tale comprovata inefficienza?

Angelo Bucci

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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